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“Il Sud è niente” : Un grido che arriva dritto allo stomaco

MOLLOAttraverso l’opera prima “Il sud è niente” di Fabio Mollo (presentato agli ultimi Festival di Toronto e di Roma, nel quale ha concorso nella sezione Alice nella città aggiudicandosi il premio Taodue per il miglior produttore esordiente di opera prima/seconda) è possibile capire cos’è quella stretta che cattura e si snoda, si scioglie, solo con la voce, le parole e le lacrime che purificano portando ad una liberazione. Ritornare a Sud – anche di noi stessi – è un viaggio da compiere, per cambiare, per cambiarci. Una morsa allo stomaco: è possibile riassumerlo così questo piccolo ed immenso gioiello di cinema italiano che, dopo tante fatiche, il 5 dicembre ha raggiunto finalmente le sale ed il pubblico, riscuotendo notevoli consensi anche fra la critica. I soliti complimenti per un’opera ben fatta non bastano per esprimere quello “scombussolamento” che la storia provoca, non bastano per descrivere le scosse interiori che la visione trasmette all’interiorità dello spettatore.

Notevole è la cura dei particolari; ad iniziare proprio con i titoli di testa che visivamente fanno da eco alla profondità del mare, mare posto in apertura del film a mo’ di preambolo e  più volte cercato all’interno del lungometraggio come solo luogo in cui poter ritrovare sé stessi (del resto, quelle narrate sono delle vicende di “profondità”). Abilmente costruita anche la mimica rituale e sacra dei personaggi, i quali riportano non soltanto a quelle radici culturali proprie del sud Italia, ma ricalcano ogni momento della narrazione come entità unica, proprio perché irripetibile, e perciò avvolta da quel realismo magico che tanto sta a cuore all’autore.

È una realizzazione di grandi respiri: come ad esempio le sigarette fumate con avidità, nervosismo e  rabbia, unico punto di contatto tra un padre (Vinicio Marchioni) ed una figlia (Miriam Karlkvist) così vicini eppure lontanissimi. Distanti per via di quel non detto, costruito – quasi con rassegnazione – da cose celate ed omesse. Una matassa di silenzi che a poco a poco implode, rimestando le voci di dentro, e con dolore si fa schiaffo, scontro necessario, lacrime salate come acqua di mare. Ed è proprio dall’acqua di mare che la protagonista Grazia ritorna a respirare, a riappropriarsi della sua esistenza, del suo corpo strettamente in simbiosi col susseguirsi degli eventi.

L’essere riusciti a parlare di omertà, in un presente storico (ahimè) ancora così impregnato da quest’ultima, ed essere riusciti a rendere il tutto non pesante, nonostante la drammaticità degli eventi, bensì coinvolgente al punto  da lasciarsi andare alle lacrime in un divenire crescendo, induce lo spettatore a ricercare una catarsi, un cambiamento. Si è spinti a riscoprire i significati classici dei termini Sympathia e Pàthos e s’invocano così tutta una serie di “NO, IO NON CI STO!”.

Il Sud, in questo caso Reggio Calabria, non è altro che un pretesto: certo ci si riferisce in primo luogo proprio a quelle zone geografiche dove il tacere e la parola niente  accompagnano sin dalla nascita, ma il raggio di diffusione è ben più largo e se vogliamo, più intimo. Bisogna ritornare a fidarsi della Parola, bisogna ritornare ad ascoltare la nostra Voce per poter dare materializzazione fisica a quello che sappiamo, che vediamo e che ancora non è riuscito ad esprimersi.

Il Sud narrato è un sud distante da quello che siamo stati abituati a conoscere e riconoscere. È un Sud dai colori freddi e quasi impalpabili, dall’atmosfera più da città che da luogo al quale – da sempre – leghiamo ricordi e visioni di sfumature calde e a tratti teatrali (riscontrabili però nelle scene dei festeggiamenti alla Madonna). È un Sud contornato da chiaroscuri e ombre, e fra quelle ombre “tutto succede”.

Il Sud è niente è un titolo provocatorio, come spiega il regista. La speranza è che il pubblico possa abbandonarsi totalmente alla storia facendola propria. Il viaggio più duro da percorrere è quello a Sud di noi stessi; lì i luoghi sono fragilissimi e sempre in continuo tumulto, ma è proprio da questi interstizi profondissimi e a volte inaccessibili che s’invoca un cambiamento – seppur doloroso –  necessario.

IL SUD È NIENTE. REGIA: Fabio Mollo. PRODUZIONE: B24 FILM Madakai, in collaborazione con Rai Cinema. Interpreti: Vinicio Marchioni, Miriam Karlkvist, Valentina Lodovini, Andrea Bellisario, Alessandra Costanzo, Giorgio Musumeci. Genere: Drammatico. Origine: Italia (2013). Durata: 90′.

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