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Film d’avventura, roba da ragazzi

imagesL’avventura è da sempre uno dei generi più amati dal grande pubblico.
Caratteristica di romanzi e film appartenenti a questo filone, è il viaggio in terre lontane o ignote, l’incontro di culture diverse e ovviamente momenti di azione a base di inseguimenti e combattimenti.
Per questo motivo è un genere amato dai ragazzi, che s’identificano con l’eroe, portatore di forza, astuzia e dei valori cavallereschi.
Del resto se pensiamo all’Iliade e all’Odissea, i due poemi che pongono le basi della letteratura occidentale, è evidente come l’avventura sia l’elemento che più facilmente colpisce l’immaginario delle persone. Nonché è un genere che si presta a sottotrame di tipo romantico, o al racconto di forti rapporti di amicizia.
Parlando di cinema troviamo in molti primissimi film degli anni ’20 l’espressione di questo genere. Dobbiamo infatti pensare che all’epoca il cinema, così come tutte gli altri apparecchi destinati alla visione (lanterne magiche, Mondi Nuovi etc…), sopperiva all’impossibilità di viaggiare e di esplorare il mondo. Se, come abbiamo detto, il genere “avventura” è presente nella nostra storia fin dagli albori della civiltà, c’è da dire che esso subisce una grande spinta nel periodo coloniale. Uno dei motivi principali di questo fenomeno lo si ritrova proprio nei racconti che provenivano da esploratori e missionari, che avevano scoperto mondi e culture così lontani da quelli fino ad allora conosciuti. Non sorprende, quindi, il fatto che appena il cinema si consolida come arte in grado di raccontare storie, ciò che vuole mostrare è anche quest’aspetto avventuroso.
Tra i primi film ricordiamo quelli ambientati in luoghi esotici come “Il ladro di Bagdad” (1924) di Raoul Walsh, in grado di spaventare il pubblico grazie alla presenza di mostri, che l’eroe prontamente riesce a sconfiggere. Da menzionare sono anche i vari film dell’epoca legati alla figura di Zorro, e un filone a parte chiamato “Cappa e Spada”, sottogenere ispirato all’ambientazione dei “Tre moschettieri” di Dumas.
Il genere continua a svilupparsi seguendo varie figure leggendarie, come per esempio Robin Hood, o mostrando paesi lontani come l’Africa e l’Asia. Non si può comunque scordare tutto il filone dedicato ai pirati e ai corsari, che ci ha regalato film come “Il cigno nero” (1942) di Henry King.
In cerca di nuovi esperimenti, l’avventura inizia a fondersi con altri generi come la fantascienza, se pensiamo alla saga di “Guerre Stellari” di Lucas, oppure al thriller.
A rileggere in chiave moderna l’avventura, riproponendone i classici stilemi, ma con grandi novità, è Steven Spielberg, che con il suo “Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta” (1981), primo film della celebre tetralogia, riporta in auge il più classico dei generi. Indiana Jones incarna, infatti, i valori tipici dell’eroe, ma non nasconde, a tratti, una strafottenza tipica invece dell’anti-eroe, elemento che verrà esasperato con l’incontro, nel terzo film, con il padre, il quale rappresenta una sorta di suo alter-ego. Per il resto, gli ingredienti ci sono tutti: supercattivi, paesi esotici, leggende, magia e ovviamente combattimenti e grandi scene d’azione.
Da allora il genere continua a svilupparsi incontrastato, a volte incontrando ancora la fantascienza, se si pensa alla trilogia di “Ritorno al futuro” di Zemeckis o a “Jurassic Park” di Spielberg; altre volte sfociando nel fantasy come nei vari ”Harry Potter” o ne “Il Signore degli anelli” di Jackson; altre ancora varcando la sottile soglia che dall’avventura porta all’azione. Tuttavia possiamo ancora trovare abili tentativi di riportare a uno stato più puro questo genere, basti pensare alla trilogia de “La Mummia”, il cui protagonista Rick O’Connell ricorda per molti versi Indiana Jones.
Insomma in conclusione si può dire che dietro molti film di questo genere, apparentemente frivoli, possono nascondersi pietre miliari del cinema, altri, invece, nella loro semplicità possono essere comunque in grado di riportarci per qualche ora a quella voglia sfrenata di avventure e azione che da bambini ci spingeva a sognare mondi lontani.

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