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Film d’altri tempi – “Cabaret”

Anno: 1972

Regia: Bob Fosse

Sceneggiatura: Jay Presson Allen

Musiche: John Kander

Interpreti: Liza Minnelli, Michael York, Helmut Griem, Joel Grey, Fritz Wepper, Marisa Berenson

Produzione: ABC Pictures

Bisogna ammettere che culturalmente l’Italia non è molto legata al musical. Quando si parla di questo genere lo si collega ad argomenti divertenti, frivoli e leggeri. Eppure a pensarci bene non è sempre così. Un esempio per tutti: Cabaret. Questo è uno dei musical più famosi, ma che, amanti del genere a parte, è spesso ignorato dalle ultime generazioni. Eppure è un esempio di come si possa, con ironia pungente, mostrare una società che cambia. Il film è un riadattamento dell’omonimo musical di Broadway, tratto anch’esso dai racconti berlinesi di Christofer Isherwood. Ambientato nella Germania degli anni ’30, la storia è incentrata sul giovane studente di lingue moderne, Brian Roberts, la cui vita viene travolta e sconvolta dall’esuberante Sally Bowels, una delle star di un piccolo locale in cui si esibiscono cantanti, ballerine e travestiti. Il pubblico di questo eccentrico Cabaret è vario, composto da intellettuali, omosessuali, aristocratici e borghesi annoiati, in cerca di un po’ di trasgressione. La vita di Brian prosegue tra le luci del Cabaret, le lezioni private e gli amici come Fritz, uno squattrinato che per cercare di far carriera nella buona società nasconde le sue origini ebraiche. A tutto ciò si aggiunge anche il ricco Max che s’inserisce, in una sorta di triangolo, nella relazione tra Brian e Sally. A questa vita d’intrecci sentimentali si contrappongono due aspetti: uno è il commento musicale, lasciato esclusivamente all’interno dei numeri del Cabaret, gestito da una sorta di clown surreale, un maestro di cerimonie tanto divertente quanto inquietante, interpretato da uno splendido Joel Grey; l’altro è l’aspetto storico, che da anonimo sfondo avanza via via sempre più prepotentemente. Si assiste quindi ai primi pestaggi nazisti, alle minacce  rivolte agli ebrei, all’aria di guerra e di nazionalismo che gira in Germania. Il film si apre e si chiude in un cerchio perfetto. Il Cabaret distorce la realtà come lo specchio in cui il maestro di cerimonie ci introduce nella storia, eppure, per quanto distorta, la realtà rimane tale e alla fine, nello specchio dorato, appare l’immagine inconfondibile di un pubblico più serio e rigido, rispetto a quello iniziale, un pubblico con la divisa e la svastica al braccio. I tempi cambiano e con l’avvento del nazismo la storia finisce. Ecco allora che un genere come il musical, spesso considerato leggero, diventa con Cabaret cupo. Questo grazie a una scelta musicale accurata. Le perfette composizioni di John Kander, magistralmente interpretate da Liza Minelli e Joel Grey sul palcoscenico del Cabaret, commentano il film con ironia e con un tocco di surreale. Possiamo concludere che Cabaret è un film privo di sbavature, mantiene un equilibrio perfetto tra storia, numeri musicali, regia, sceneggiatura e direzione degli attori. Anche chi non ama di per sé il musical è caldamente invitato a vedere questo capolavoro della cinematografia degli anni ’70.

Curiosità:

-Cabaret ha vinto ben 8 premi Oscar: miglior regia; miglior attrice protagonista (Liza Minnelli); miglior attore non protagonista (JoelGrey); miglior fotografia; miglior scenografia; miglior montaggio; miglior sonoro; miglior colonna sonora.

-In Italia il film è stato premiato con due David di Donatello: miglior regista straniero e miglior attrice straniera.

-Il film fu girato in Germania dal febbraio al luglio del 1971. Le riprese furono effettuate a Berlino Ovest, Monaco di Vaviera, Lubecca in Bassa Sassonia e, per il palazzo di Max, nello SchloßEutin in Schleswig-Holstein.

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