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Chiacchiere al telefono: intervista al regista Fabio Mollo

fabioDopo vari attimi di assoluto nervosismo e forte tensione, a causa del mio telefono che non vuole saperne di funzionare, riesco a comporre finalmente il numero. Si susseguono pochi squilli. Dall’altro capo del telefono risponde una voce gentile e tranquilla che mi mette subito a mio agio: la ascolto e avverto subito di potermi fidare ciecamente. È la voce di Fabio Mollo, calabrese di Reggio che ha esordito alla regia con il film IL SUD È NIENTE (per la recensione si veda http://pauranka.it/cultura/cinema/il-sud-e-niente-un-grido-che-arriva-dritto-allo-stomaco-e-scuote-svegliando/n.d.r). Dopo i saluti di rito, si parte con le domande:

 

Come nasce l’amore per il cinema? C’è stato un film in particolare che ti ha fatto dire “Ecco, da grande farò il regista”?

L’amore verso il cinema è nato senz’altro dalla voglia di raccontare storie, che sento come un’esigenza forte e di certo il cinema è l’espressione che mi ha appassionato più di tutte attraverso il raccontare per immagini. Nel periodo universitario ero molto attratto dal regista Michael Winterbottom per la sua versatilità, ogni suo film era diverso dall’altro. Nello stesso periodo seguivo anche i fratelli Dardenne… se devo dire un titolo di film che mi ha molto colpito, direi “Rosetta” dei Dardenne.

Visionando Il sud è niente, si percepisce subito il rapporto di stima e sinergia fra i vari reparti tecnico-artistici: l’essere un gruppo totalmente esordiente è stato il vostro punto di forza?

È stato sia un punto di forza che di debolezza. Innanzitutto il lavoro è stato realizzato con un budget basso e di solito, quando un regista è esordiente si tende ad affiancargli dei collaboratori più esperti. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta.

L’esordio non è mai un passo semplice da affrontare. In questa realizzazione – dalle tematiche già di per sé molto dure e complicate – c’è stata, in particolare, una scena  più difficile da realizzare e se sì, perché?

C’è una scena che non è mai stata realizzata! Volevamo seguire la sceneggiatura in maniera molto aderente, ma la scena non veniva mai. Alla fine l’abbiamo improvvisata ed è venuta anche meglio. A detta di tutti, è il punto più emotivo ed intenso del film.

In questo tour promozionale molto intenso, cosa significa per te incontrare il pubblico e quali sono le emozioni che di volta in volta ti porti dietro?

 Incontrare il pubblico è la fase più bella, dove ti rendi conto – a caldo- del lavoro che hai fatto. E ti accorgi che il lavoro durato anni ha avuto un senso, ci sei riuscito. Ogni volta sono emozionato e teso, poi i primi minuti dopo i titoli di coda sono impressionanti: col film appena concluso avviene uno scambio di sguardi con il pubblico, ci guardiamo, aspettando la reazione perché ancora si è avvolti dalle emozioni suscitate dal film.

Il film ha visto la sua prima nazionale nella tua Reggio Calabria, dove per altro Il sud è niente è stato realizzato, e subito dopo  a Cosenza. Quanto è stato importante che il film partisse proprio dal Sud?

 È stato fondamentale e voluto da tutti, nonostante il rischio che ciò poteva comportare.

Struggenti e incredibili sono le interpretazioni di Vinicio Marchioni e  Miriam Karlkvist (rispettivamente padre e figlia), ma un altro personaggio importantissimo è la Nonna, interpretata da un’intensa Alessandra Costanzo: unico filo conduttore non solo tra Cristiano e Grazia, ma anche tra le tradizioni dai risvolti quasi magici e una spinta positiva e innovatrice verso la protagonista, giusto?

 La Nonna è il collante tra il reale e il magico, il fantastico. Sapeva come sarebbe andata a finire e li protegge, li guarda dall’alto. Il personaggio della Nonna – interpretata da una superba Alessandra- se vogliamo, è il cuore del film.

Il sud è niente ha volutamente un’interpretazione votata più ad una dimensione fisica e sonora che verbale. La colonna musicale (due testi sono dei Big Chiarlie e il resto dei brani porta la firma di Giorgio Giampa)è infatti aderentissima allo scorrere delle immagini e all’evolversi della storia. Com’è avvenuto l’incontro con i ragazzi e cosa ti ha portato a scegliere le loro sonorità?

 I Big Charlie hanno composto due brani e li abbiamo scelti perché cercavamo una musica che fosse il più possibile di respiro internazionale. Il resto delle musiche è stato composto da Giorgio, tra l’altro, giovanissimo anche lui. Con Giorgio ci siamo conosciuti alcuni anni fa durante un Festival di Cannes ed aspettavamo l’occasione giusta per poter collaborare assieme. Le sue musiche si basano sulla rielaborazione dei rumori del fondo del mare.

Il Sud proposto dalla tua regia non è il solito Sud da cartolina al quale lo spettatore è abituato, ma viene proposto un Sud spigoloso, dalla luce quasi fredda e tagliente. Il direttore della fotografia, Debora Vrizzi, ha realizzato davvero un lavoro straordinario: le varie decisioni intraprese, hanno seguito una linea ben precisa stabilita sin dall’inizio o c’è stato un punto in cui l’improvvisazione è stata necessaria e si è dimostrata anche vincente?

Avevamo in mente un carattere del film con delle idee ben precise, certo abbiamo avuto a disposizione pochi mezzi. Debora è comunque riuscita a realizzare questa luce molto morbida e chiara, rispettando la luce naturale con la quale ci siamo trovati a girare, riuscendo però a mantenere la scelta estetica iniziale.

Un aforisma celebre di Antoine De Saint-Excupéry recita “la perfezione non si ottiene quando non c’è più nulla da aggiungere, bensì quando non c’è più nulla da togliere”. Nella sceneggiatura firmata da te e da Josella Porto, è evidente il lavoro di sottrazione a cui il testo è stato sottoposto. Il ricercare una sceneggiatura che lasciasse esprimere di più il non detto e la mimica, è stata un’idea di partenza o un’intuizione che si è fatta strada poco alla volta, sino a concretizzarsi e a concepire un testo perfetto per esprimere un Sud geografico (e non solo)?

È stata un’idea fortemente voluta sin dall’inizio, anche dai produttori. La struttura è stata concepita quasi priva di dialoghi, ma in maniera tale che allo stesso tempo mantenesse lo stesso effetto emozionale, senza intaccare la narrazione.

Quanto è stato importante e decisivo il sostegno dei due produttori francesi Jean-Denis Le Dinahet e Sebastien Msika?

 Importantissimo e sono contento del premio vinto a Roma, dov’è stato premiato il rischio: non soltanto due produttori giovani, ma che puntano al cinema italiano.. e non accade spesso.

Piccola curiosità: hai davvero tatuato sul piede destro la parola Gebbione, il nome del quartiere di Reggio Calabria dove sei cresciuto?

(breve risata divertita) Sì.

Dopo qualche altra risata, l’intervista si conclude con una certezza: se questo giovane gruppo di esordienti continuerà a raccontare “storie necessarie”, con il tatto e l’eleganza che hanno contraddistinto questa indipendente opera prima, di certo i loro nomi li ascolteremo spesso e a lungo nel panorama del Cinema futuro.

 

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