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Addio Mario

La camera ardente di Mario Monicelli non poteva essere allestita in un luogo migliore. Quale posto, infatti, avrebbe potuto accogliere il maestro per il suo ultimo saluto, se non proprio la Casa del Cinema? Questo perché Monicelli è stato non solo un regista, ma un vero artigiano del cinema in grado di sfruttare questo strumento e la sua arte per raccontare storie nella storia. I suoi film sono stati in grado di costruire una sorta di memoria sociale, di raccontare una storia ufficiosa che correva parallelamente a quella ufficiale.

Monicelli ci ha raccontato il novecento dal dopoguerra ad oggi, e lo ha fatto non soffermandosi sui grandi avvenimenti descritti nei libri di storia, ma su chi quella storia l’ha vissuta ai margini. È un racconto completo della vita, con i suoi chiaroscuri e le sue contraddizioni. Ci viene mostrata la realtà, ma ci viene anche chiesto di poter andare oltre essa, di poterne insomma assaporare tutte le sue sfaccettature. Monicelli riesce a fare tutto questo con il tono dissacrante e ironico della commedia, una commedia che non si limita a far ridere e che non è fine a sé stessa. Tramite questo genere ben preciso, che prende il nome di “commedia all’italiana”, Monicelli analizza minuziosamente un paese con i suoi costumi, le sue tradizioni, i suoi elementi umani e disumani.

I suoi protagonisti preferiti sono i disagiati, gli emarginati, chi nella società fa fatica a sopravvivere, come il manipolo di ladri più o meno improvvisati de “I soliti ignoti”, oppure gli eroi per caso de “La grande guerra”, senza scordare la compagnia sgangherata de “L’armata Brancaleone”, fino a fare un salto in avanti con la misera esistenza di “Un borghese piccolo piccolo”, descrizione più amara di un tipo di società che si era intravista già con il più toscano e apparentemente ilare “Amici miei”.

Monicelli era un abilissimo narratore per immagini, aveva compreso pienamente i meccanismi del racconto cinematografico ed è sempre stato in grado di sfruttarli al meglio. Proprio per questo aveva saputo riconoscere nella commedia il genere più adatto al suo scopo, sapeva far ridere, ma soprattutto sapeva far riflettere, lasciando il più delle volte l’amaro in bocca dietro la risata spontanea. Pur non venendo da una famiglia di cineasti, ma comunque sempre avvolto fin dall’infanzia in un clima culturale attivo e vivace, ha fatto propri i meccanismi ambigui e immediati della “messa in scena” riuscendo a guardare oltre, laddove molti registi prima di lui non avevano ancora guardato. Sarà, infatti, proprio Monicelli con “Guardie e Ladri” a consacrare Totò come vero attore e non più soltanto come macchietta, o quasi marionetta. Allo stesso modo romperà gli stereotipi portando il bello e prestante Vittorio Gassman a recitare la parte del “bauscia”, come diceva lui, i suoi personaggi, da Peppe il Pantera, a Busacca, a Brancaleone sono personaggi stupidamente generosi, incoscienti, coraggiosi, ma alla fine sempre degli sciocchi sprovveduti. Altro grande protagonista dei suoi film è Sordi che incarna un perfetto strafottente, furbo e comico Marchese del Grillo, con la stessa maestria con cui è in grado di descriverci il mondo grigio di Vivaldi in “Un borghese piccolo piccolo”.

Nelle mani di Monicelli gli attori, già di per sé grandi, sono sempre stati in grado di dare il meglio di sé e di interpretare a trecentosessanta gradi i loro personaggi fossero essi picari, straccioni o nobili. Ultimo riferimento va fatto al delicatissimo “Speriamo che sia femmina” con cui è riuscito a mostrare tutto il suo amore e rispetto per le donne già mostratoci in molti film precedenti come “La ragazza con la pistola”.

Con Mario Monicelli se ne va un uomo così forte da essere stato in grado di affrontare a 91 anni il deserto per girare il suo ultimo, bellissimo, film corale “Le rose del deserto”. Se ne va un grande regista che ha raccontato il nostro paese facendoci ridere, facendoci commuovere, facendoci piangere e arrabbiare. Se ne va un artigiano di questo mestiere come pochi se ne sono visti e pochissimi se ne vedono. L’unica cosa che possiamo dire è addio Maestro, con te se ne va un pezzo della nostra storia.


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