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BLOG ME DO

Jorn Barger è un programmatore dell’Ohio con l’hobby della caccia. Appassionato di scienza, letteratura e psicologia, Jorn vuole condividere il proprio eclettismo con l’intera comunità di Internet.

Così apre una sua pagina web robotwisdom.com nella quale elenca giorno per giorno tutti i link più interessanti trovati in rete: Jorn la chiama weblog ossia log (diario) e web (condiviso con la rete).

Corre l’anno 1997: ha inizio l’era del weblog più comunemente noto come blog.

A oltre quindici anni dalla sua nascita, il blog ha salvato dall’anonimato un numero crescente di personalità eclettiche alla Barger.

Le piattaforme che consentono l’apertura e gestione gratuita di un blog sono sempre più diffuse e chiunque voglia può ritagliarsi il proprio spazio nel web.

Diario personale e nel contempo pubblico, il blog consente a numerose persone di comunicare una quantità imprecisata di pensieri, opinioni, esperienze, foto, video, racconti e quant’altro.

La rete 2.0 difficilmente sospende il giudizio, accoglie infatti opinioni e velleità di ciascuno a braccia aperte e consente a chi vuole di esporsi liberamente.

Il libero pensatore degli anni Duemila si esprime attraverso i post e la rete è la sua tribuna.

Nell’era dove tutto deve essere veloce e immediato urge esprimersi. Meditare inibisce e la notizia, oltre che striminzita, diventa già vecchia e poco interessante.

Alfiere della spontaneità, il blogger scrive di pancia e, a costo di sacrificare la sintassi e lo stile, informa, racconta e segnala secondo modalità e criteri esclusivamente personali. Punteggiatura quanto basta e parole in libertà.

La revisione delle bozze è una pratica svalutata: dall’autore-produttore al lettore, consumatore, censore se non blogger, l’articolo è a filiera corta e per apprezzarlo basta un click.

Nel mucchio della rete, che tutto include, ognuno ha il diritto di sentirsi esclusivo.

Il volere diventa potere e scompare il confine tra velleità e abilità: si è solo se si fa e se si fa ci si mostra.

Condividete.

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