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Vita liquida: Lia Pascaniuc e l’acqua protagonista

Fino al 10 gennaio 2016, l’Acquario Civico di Milano ospiterà Vita Liquida, la mostra di Lia Pascaniuc tutta dedicata all’acqua e alla sua importanza per l’uomo e per il pianeta

«Vita liquida» e «modernità liquida» sono profondamente connesse tra loro. «Liquido» è il tipo di vita che si tende a vivere nella società liquido-moderna. Una società può essere definita «liquido moderna» se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. Il carattere liquido della vita e quello della società si alimentano e si rafforzano a vicenda. La vita liquida, come la società liquido-moderna non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo.

Zygmunt Bauman, Vita Liquida, (Laterza 2006), Introduzione, pag. VII.

Lia Pascaniuc, talentuosa artista rumena e assistente del maestro Franco Fontana nel workshop di fotografia presso il Politecnico di Torino, parte proprio da Bauman, dando solidità visiva non solo al pensiero del sociologo e filosofo polacco – dal quale prende in prestito il titolo del libro per darlo alla sua mostra – ma anche all’elemento naturale che più di ogni altro si manifesta nella sua liquidità. È l’acqua, infatti, il leit motiv di Vita Liquida, esposizione curata da Chiara Canali e promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e dall’Acquario Civico di Milano, in collaborazione con l’Associazione Culturale Art Company e con il patrocinio del Consolato Romeno.

Pervasa da un’estetica disarmante nella sua originalità e da una creatività ispirata dalla natura, sarebbe però limitante definire la personale di Pascaniuc – pensata come evento della rassegna Expo in città – esclusivamente un’indagine artistica in cui la sperimentazione, che diventa interattiva, parla attraverso il light box, il video, la scultura, gli ologrammi e il touch; Vita Liquida è molto di più: è riflessione etica e culturale, scoperta della bellezza spesso data per scontata e proposta per un ripensamento esistenziale che investe il rapporto uomo-risorse.

All’interno di uno tra i più antichi acquari d’Europa, il dibattito parte dalle opere fotografiche per riflettersi su tematiche dalle quali, in un momento storico come quello che stiamo vivendo, non si può assolutamente prescindere. Un atteggiamento eco-sostenibile non può più essere procrastinato perché non salvaguardare il pianeta vuol dire, in primis, non salvaguardare noi stessi. Ecco che allora, in questa mostra, l’acqua viene valorizzata ed “elevata al cubo”: come «risorsa idrica vitale», come «habitat naturale» e come «elemento fisico le cui trasformazioni condizionano l’equilibrio tra uomo e vita terracquea». A conferma dell’humus ideale sotteso alla realizzazione di Vita Liquida, c’è stata la concomitanza dell’evento artistico con COP 21 Paris, il Forum dell’Innovazione Sostenibile sul tema dei cambiamenti climatici svoltosi dal 30 novembre al 12 dicembre a Parigi.

La drammaticità di una situazione in cui l’antropocentrismo imperante si lega all’emergenza causata dal surriscaldamento globale è appunto evidenziata nella sezione “Trasformazioni irreversibili”, trasformazioni che mutano in profondità l’aspetto e la struttura ambientale. Accelerando ed esasperando processi naturali in atto, infatti, l’uomo influisce negativamente e invasivamente sulla vita dell’intero pianeta. Gli scatti dedicati al tema sono evocativi e profondi: nella loro disarmante verità interrogano lo sguardo dello spettatore alla ricerca di una risposta. La domanda è secca: stiamo andando alla deriva?

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Le Trasformazioni irreversibili

La stessa sembra prolungarsi in “Global Warming”, sezione allestita nel Giardino d’Inverno. L’Argentina e l’Islanda diventano non-luoghi dominati dall’assenza, patrie del silenzio abitate solo dall’asperità dei ghiacciai, simulacri di gelida imponenza messi a rischio dal surriscaldamento globale.

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A rendere ancora più interessante e suggestiva questa parte della mostra ci pensa I migranti ambientali, opera che unisce fotografia e scultura. Qui la bidimensionalità dello scatto si sposa con l’espressività materica di un narvalo, la cui testa sfonda la piattezza del medium fotografico per prender vita al di là della foto stessa. La zanna del narvalo, che pare aver influito sulla nascita del mito dell’unicorno, è rappresentata da Lia Pascaniuc come un dente d’oro e rende significante la sua dirompente invasione dello spazio circostante: l’artista ci riconsegna una metafora della ricerca, quella di nuove terre incontaminate da abitare messa in atto dai cetacei dell’Artico.

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I Migranti ambientali

La cornice abitativa viene meno, invece, nella serie che dà il nome alla mostra: “Vita Liquida”. In queste opere l’acqua è atipica protagonista e marca la sua presenza attraverso la mancanza. L’assenza è però funzionale: le fotografie, che sono state eseguite analogicamente all’interno di un acquario svuotato, vengono monopolizzate dai pesci, dai loro colori, dalla vivacità apparente di un’esistenza statica, resa limitata da confini materiali che, seppur oscurati dall’artista, non cessano di ricordare  il vuoto, l’incertezza, l’instabilità. Buchi neri, questi, che interessano anche e soprattutto la nostra contemporaneità.

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Vita Liquida

L’acqua torna invece visibile in tutte le sue manifestazioni – liquide, gassose, solidificate – negli scatti di “Luce Liquida” e “Aurora Light”, inseriti  nelle vetrine all’interno del percorso dell’acquario. Fotografie dallo stile più surreale e magico.

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Luce Liquida

Passando per il piano terra, ritornano prepotentemente in evidenza caratteristiche tipiche della nostra era, quali la famelicità e l’aggressività. Alla base di Wall Street,  titolo eloquente di una video-installazione che vuole far riflettere sulla portata della crisi finanziaria ed economica, vi è il predatore per eccellenza: uno squalo che gira insistentemente su se stesso.

wall street - Lia Pascaniuc, Vita Liquida

Per concludere, il piano interrato ospita le opere create dall’artista sfruttando le tecnologie olografiche. Supporti con vetro inclinato trasmettono le figure in 3D di meduse e pesci chirurgo in movimento, dando l’impressione di un’immagine plastica, pulsante e viva.olo2

Il tutto viene espresso al meglio nel progetto multimediale Frequenza che spinge al massimo il nesso tra tecnologia e interazione. Questa scultura olografica con predisposizione interattiva regala allo spettatore un’esperienza artistica fuori dal comune. Attraverso l’uso di un touch avanzato è possibile prendere parte attivamente a quella che potrebbe essere definita quasi una performance. Questo perché, appena lo spettatore tocca lo schermo, un sensore rileva il tatto e lo trasmette a un software che genera la visione di una distesa marina che, a seconda della frequenza e dell’intensità del contatto, può riprodursi in forme sempre differenti.

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Per chi volesse ripercorrere nuovamente la mostra dopo la visita all’acquario, è disponibile un catalogo edito da Silvana Editoriale contenente le riproduzioni delle opere in mostra e contributi a cura di Chiara Canali, Nicoletta Ancona, Andrea Dall’Asta S.I., Enrico Mattei e Antonella Guidazzoli. A conclusione dell’esposizione, inoltre, in collaborazione con la startup Bepart – the Public Imagination Movement verrà realizzata un’opera permanente di realtà aumentata, visibile nell’etere (nel raggio di 1 Km dal sito dell’Acquario) scaricando l’app gratuita Bepart.

 

 

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fino al 10 gennaio 2016

Acquario Civico di Milano, Viale Gadio 2 – M2 Lanza

Orari: da martedì a domenica 9.00 – 17.30 (ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura)

Ingresso mostra con Biglietto Acquario: intero 5 €, ridotto 3 €

Info Tel. +39 02 88 46 57 50 – www.acquariocivicomilano.eu

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