Articolo

Non solo “macchiaiolo”: Fattori in mostra a Padova

Il livornese Fattori: pittore, ritrattista, incisore realista, macchiaiolo. Questo e molto altro in una mostra senza precedenti a Palazzo Zabarella (Padova)

«Tolto di saper scrivere un pochino, ero perfettamente ignorante e mi sono, grazie a Dio, conservato. Solo l’arte stavami addosso senza saperlo, né lo so ancora». (G. Fattori)

 

Vissuto in anni cruciali della storia italiana, Giovanni Fattori (Livorno, 1825 – Firenze, 1908) è stato un lucido e al contempo disilluso pittore-reporter. Dal 24 ottobre fino al 28 marzo 2016 Palazzo Zabarella di Padova accoglie una mostra unica nel suo genere, in grado di offrire nuovi spunti di riflessioni sull’artista al quale l’etichetta di “macchiaiolo” sta troppo stretta. L’esposizione scandisce bene i momenti significativi della sua florida produzione artistica a partire dagli elementi fortemente romantici rintracciati nell’autoritratto, che raffigura un Fattori ventinovenne con tavolozza, pennelli, abito e acconciatura tipici dell’eroe romantico e scapigliato.

Giovanni Fattori, Autoritratto, 1854, Olio su tela, cm. 59x46.5, Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti

Giovanni Fattori, Autoritratto, 1854, Olio su tela, cm. 59×46.5, Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti

Fattori macchiaiolo e gli ideali risorgimentali

Il pittore-reporter si mostra in tutta la sua abilità con le prime riproduzioni di scene di guerra, in cui il linguaggio della macchia è già ben presente; si veda Soldati francesi del ’59 (galleria, fig. 1), in cui è rappresentata  la seconda guerra di Indipendenza. Siamo di fronte a una pittura d’avanguardia, che punta a raggiungere il vero non solo con i contorni, ma specialmente con i colori. Da Garibaldi a Palermo alla Battaglia di Magenta (fig. 2), la descrizione delle scene di battaglia – senza mai alcun intento celebrativo – sono spettacolari seppur statiche e asettiche (quasi ad anticipare qualche caratteristica che più tardi sarà protagonista assoluta della pittura metafisica).

Giovanni Fattori, Garibaldi a Palermo, 1860-1861, Olio su tela, cm. 88x132, Viareggio, courtesy Società di Belle Arti

Giovanni Fattori, Garibaldi a Palermo, 1860-1861, Olio su tela, cm. 88×132, Viareggio, courtesy Società di Belle Arti

Il Realismo, un’eredità francese

La boscaiola. Costume toscano, inaugura la riproduzione di scene di vita quotidiane e semplici, che accompagnerà il pittore per tutta la vita. Da Acquaiole livornesi (fig. 3) a La rotonda di Palmieri a Livorno (fig.4), il realismo francese – di cui Fattori si permea, in seguito ad un soggiorno in Francia – è reso attraverso la perfezione formale che conferisce una certa sacralità alla scena. Ma, ancora, testimone del realismo è la sospensione del tempo: la qualità di ogni pennellata, l’accurata ricerca delle ambientazioni inducono Fattori al superamento della pittura accademica, così da rendere manifesta l’indipendenza del linguaggio dal soggetto.

Giovanni Fattori, La boscaiola. Costume toscano, 1861 ca., Olio su tela, cm. 78x57, Collezione privata

Giovanni Fattori, La boscaiola. Costume toscano, 1861 ca., Olio su tela, cm. 78×57, Collezione privata

Il Paesaggio toscano statico

Siamo nel 1867 circa e l’attenzione di Fattori si concentra soprattutto sul paesaggio toscano, con due soggetti ricorrenti: scorci di Castiglioncello, patria dei macchiaioli, e ritratti di cavalli, bovi o riproduzione di scene agresti in genere. La staticità anche in questo caso conferisce una certa solennità sacrale alle riproduzioni. Nei quadri di questo periodo la centralità conferita alle bestie nella scena porta lo spettatore a considerare l’uomo un semplice gregario.

Giovanni Fattori, Cavalli al pascolo, 1872 ca., Olio su tela, cm. 88x176, Viareggio, Istituto Matteucci

Giovanni Fattori, Cavalli al pascolo, 1872 ca., Olio su tela, cm. 88×176, Viareggio, Istituto Matteucci

Abile incisore

Lato di Fattori, rimasto marginale per molti anni, è quello di incisore. Mediante la tecnica dell’acquaforte si è dimostrato uno dei maggiori incisori italiani dell’800, la cui abilità più grande è stata quella di aver trattato la lastra di metallo come un vero e proprio foglio di carta.

Il Paesaggio toscano dinamico e la disillusione per gli ideali risorgimentali

Dal 1879 in poi, tornano i paesaggi toscani e anche le scene storiche di una Italia unita, ma devastata al contempo. Per quanto concerne le prime (quadro-simbolo La marca dei puledri, fig. 5), i dipinti si animano di un movimento violento quasi in contrapposizione al vecchio immobilismo, mentre per quanto concerne le seconde (emblema Lo staffato), si denota una totale disillusione nei confronti della guerra, che ora è solo causa di morte e sofferenza.

Giovanni Fattori, Lo staffato, ca. 1880, olio su tela, 90x130 cm., Firenze, Galleria d'Arte Moderna

Giovanni Fattori, Lo staffato, ca. 1880, olio su tela, 90×130 cm., Firenze, Galleria d’Arte Moderna

Ritrattista sopraffino

Fattori fu ritrattista, anche se in modo discontinuo. Il Ritratto della cugina Argia, per iniziare, è uno dei ritratti-emblema dei macchiaioli, nel quale prevale il chiaro-scuro in grado di creare consistenza e volumi. In seguito, dai celebri ritratti delle mogli (ne ebbe tre, fig. 6, 7 e 8) a Gotine rosse (fig. 9), si giunge infine a Figliastra (fig.10), capolavoro della ritrattistica (viene accostato per la sua bellezza ai volti dipinti da Raffaello). Numerosi di questi ritratti furono realizzati su commissione.

Giovanni Fattori, Ritratto della cugina Argia, 1861, Olio su cartone, cm. 36,2x29, Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti

Giovanni Fattori, Ritratto della cugina Argia, 1861, Olio su cartone, cm. 36,2×29, Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti

E ora?

Emblema della fine della vita pittorica fattoriana, quindi della mostra stessa, è il dipinto E ora?. Un cavallo giace morto a terra. Il contadino ha un’espressione disperata, proprio come se stesse comunicando all’interlocutore: «Come farò a sopravvivere, ora che il mio cavallo è morto?». Animale e uomo in questo caso sono simbolo del miserevole destino che a entrambi inevitabilmente spetta.

Giovanni Fattori, E ora, 1903, Olio su tela, cm. 62x107, Collezione privata

Giovanni Fattori, E ora?, 1903, Olio su tela, cm. 62×107, Biella, collezione privata

Protagonista assoluto della pittura di Fattori è la solitudine, una solitudine inquietante e fascinosa al contempo. Maestro assoluto nell’uso dei colori, che regalano sensazioni di serenità e bellezza notevoli.

L’esposizione, giustamente dettagliata, forse è eccessivamente carica di materiale, ma se vivete a Padova o vi trovate in città per una vacanza, la visita è d’obbligo.

mostra Fattori

 

 

blog comments powered by Disqus