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Frida Kahlo in mostra al Mudec: l’opera oltre il mito

A Milano fino al 3 giugno, la retrospettiva che offre una visione inedita della pittrice messicana. Dall’impegno politico al legame autentico con la Terra e il dolore

“Ho subito due gravi incidenti nella mia vita… Il primo è stato quando un tram mi ha travolto e il secondo è stato Diego”. Può riassumersi così l’essenza artistica di Frida Kahlo, ma l’esposizione ‘Frida. Oltre il mito’, fruibile fino al 3 giugno al Mudec di Milano, mette in luce nuovi aspetti.

 

La retrospettiva, infatti, offre una visione inedita della pittrice messicana evidenziando, sì il legame indissolubile tra la sua vita privata e quella artistica, ma anche il ruolo di donna all’interno dell’arte, di persona politicamente impegnata, del rapporto osmotico con la terra fino a un’autentica espressione del dolore.

 

“Nel migliore dei casi, spiega Diego Sileo curatore della mostra, la sua pittura è stata interpretata come un semplice riflesso delle sue vicissitudini personali o, nell’ambito di una sorta di psicoanalisi amatoriale, come un sintomo dei suoi conflitti e disequilibri interni. L’opera si è vista quindi radicalmente rimpiazzata dalla vita e l’artista irrimediabilmente ingoiata dal mito”.

 

I primi anni di Frida Kahlo sono segnati da una salute cagionevole. A soli 6 anni le viene diagnosticata la poliomielite e a 18 anni subisce un incidente, che avrebbe segnato la sua intera esistenza: lo scontro dell’autobus su cui viaggia con un tram. Le conseguenze sono terribili: l’artista riporta fratture in tutto il corpo ed è persino trapassata da parte a parte da un corrimano dell’autobus. Nel corso della vita subisce 32 operazioni, che spesso la costringono a letto.

 

Lo stesso letto da cui vede la sua immagine riflessa in uno specchio sul soffitto. Da questa sorta di solitudine ‘forzata’ nasce l’esigenza di esprimere la sofferenza, tanto fisica quanto psicologica, attraverso la pittura. Inizia così a dipingere i primi autoritratti lontani da un mero intento autocelebrativo (“Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio”, aveva detto l’artista stessa), ma espressione di un animo sensibile e tormentato. E ognuno di essi, seppur ripetitivo nella sua rappresentazione generale,  in realtà cela sempre un dettaglio diverso o nuovo.

La donna

Frida Kahlo è stata la prima artista donna a fare del proprio corpo un manifesto. Ha esibito la propria femminilità in maniera diretta, esplicita e, a volte, violenta, rivoluzionando così il ruolo femminile nella storia dell’arte. In molte opere mostra la condizione della donna e presta il proprio corpo ad un confronto con tematiche legate ai miti sgretolati della tradizione preispanica, all’identità di genere e a una femminilità dissolta nella sfera pubblica. In quest’ottica, i suoi autoritratti e i ritratti offrono una poetica di fragilità, di sofferenza ed emotività che appartiene a tutto il genere umano.

La terra

La Terra d’origine e gli elementi naturali ad essa collegati sono un elemento indissolubile nell’arte di Frida Kahlo. Stabilisce con essi una serie di relazioni, contraddistinte dall’interazione simbolica e simbiotica. La Terra è fonte di sussistenza materiale per tutti gli esseri, ma è allo stesso tempo tomba che accoglie la dissoluzione fisica dell’uomo. Anche le nature morte sono autoritratti dell’artista. C’è tanto Messico nella frutta esibita, negli animali scelti, nella natura in cui sono inseriti.

La politica

Le immagini dipinte da Frida Kahlo hanno una forte valenza politica. Sono veicolo della resistenza sociale e dell’opposizione, senza mai ricorrere alla retorica dell’ideologia. Il corpo della pittrice è manifesto della protesta e dell’opposizione, conteso tra giustizia ed ingiustizia, bene e male, forza e fragilità, libertà individuale e controllo sociale. Un corpo che quasi assume una qualità espiatoria, catartica e sacrificale, legato anche a quelle forme di resistenza attiva che sembrano anticipare molte azioni performative contemporanee. Lo stato di mobilitazione civile del Messico postrivoluzionario amplifica la ripercussione del suo lavoro.

Il dolore

Si traduce spesso in un profondo malessere esistenziale. Ma si offre al pubblico in modo contrastante: da un lato l’artista aggredisce la sensibilità dell’osservatore rappresentando il dolore attraverso immagini torturanti, potenti, disturbanti, dall’altro gli offre una sorta di speranza con quei colori caldi e carichi di vita.

Il suo dolore, però, erompe in maniera brutale e spesso improvvisa. Conseguentemente la sua opera emana una sensazione di distruzione, che oscilla tra bellezza minimale e macabro, tra sacro e perverso, tra morte e vita. Le immagini prodotte dall’artista pongono l’osservatore di fronte ai suoi stessi timori. Questo è il motivo per cui le sue opere di dolore e sofferenza creano disagio, ansia, timore.

E se da un lato, il dolore fisico non è stato una scelta, quello psicologico per certi versi sì. E qui subentra il ruolo di Diego Rivera. Croce e delizia, sole e luna, amore atavico, indissolubile, totalizzante, viziato da tradimenti e mancanze di rispetto. Ma stabile e integro, nella consapevole scelta di prenderlo in sposo per ben due volte.

 

Tre potenziali frutti d’amore, svaniti a causa di altrettanti aborti, che sono tormento e mortificazione per la pittrice che vorrebbe essere madre. “Avevo sempre desiderato di avere un piccolo Dieghito”, sono le parole di Frida Kahlo. Rimane solo un immaginario macabro del suo corpo che presto smetterà di appartenerle: colei che non ha mai potuto generare vita diventerà almeno materiale fecondo per la terra che l’ha generata.

 

“La tristezza è in tutti i miei quadri. La felicità la custodisco nel cuore”. A 47 anni Frida Kahlo esala l’ultimo respiro.

(Curiosità: in una sezione della mostra si potrà ascoltare la canzone ‘Diego e io’, che Brunori Sas ha scritto per l’occasione)

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