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Maurizio Cattelan: quando l’arte si fa provocazione

Maurizio Cattelan è uno degli avanguardisti più noti della scena artistica contemporanea. Il suo nome, quasi sempre al centro di accesi dibattiti, è un punto di riferimento, a livello internazionale, per molti esordienti

di Valentina De Luca

Nato a Padova nel 1960, Maurizio Cattelan debutta nel 1991 con un’esposizione a Bologna. È l’occasione in cui presenta l’opera Stadium 1991, un tavolo di calcetto con tanto di giocatori. Da una parte i bianchi, le riserve del Cesena, e dall’altra i neri, gli operai senegalesi che lavoravano in Veneto. Stadium 1991 indica immediatamente quale direzione seguirà l’artista nel corso della sua carriera. Provocare e mettere in discussione la società, suscitando lo stupore del pubblico e giocando con l’arte, decontestualizzando ogni cosa.

Sarà questo il sostrato da cui nasceranno tutte le creazioni di Cattelan. Solo per citarne qualcuna: Turisti (1997), che mostra lo stato di abbandono e di degrado del padiglione della 47ª Esposizione internazionale d’arte di Venezia della Biennale, in cui l’opera viene esposta; La nona ora (1999), la scultura in cui Giovanni Paolo II è colpito da un meteorite; Him (2001) un’altra scultura in cui un Hitler piangente prega in ginocchio chiedendo perdono.

Quella di Maurizio Cattelan, è evidente, non è solo semplice scultura. Si tratta di performance provocatorie in cui si inscenano strane situazioni. Assurde. Inimmaginabili. Come dimenticare quando, nel 1993, in occasione della sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia, l’artista non espose nessuna opera, ma affittò il proprio spazio ad un’agenzia di pubblicità?

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Ed ancora Errotin Le Vrai Lapin del 1994, ovvero il gallerista Emmanuel Perrotin, convinto da Cattelan, a restare, per un mese, travestito da coniglio, nella propria galleria. O l’opera vivente A perfect day del 1999, in cui il gallerista Massimo De Carlo venne appeso ad una parete della galleria con del nastro adesivo.

L’arte avanguardistica di Cattelan non cerca consensi. Al contrario, suggerisce un approccio critico per mettere tutto in discussione. Non accetta il già dato in sé, soprattutto se si tratta di prodotto del capitalismo. Piuttosto mira a fondere ogni cosa, reale o fantastica, in un progetto creativo futuristico.

Ne danno prova il progetto L.O.V.E. (la scultura posta di fronte alla sede della Borsa di Milano), la scritta HOLLYWOOD sopra una discarica, i tre bambini-manichini impiccati ad un albero nel capoluogo lombardo. Opere che hanno provocato la reazione sdegnata di tutto il Paese.

Ma fra tutte le strane iniziative di Maurizio Cattelan, la più divertente, non c’è dubbio, è quella del 1999: La Sesta Biennale di Caraibi. Assieme al curatore Jens Hoffmann, l’artista creò questa mostra, che in realtà non esisteva: si offrivano due settimane di villeggiatura gratis agli artisti invitati.

 

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