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Louvre-Lens: un modello da imitare

     Le cantine di molti musei del mondo sono colme di materiale che non è possibile esporre il più delle volte proprio per mancanza di spazio effettivo all’interno della struttura fisica. In Francia, precisamente a Parigi, si trova uno dei musei più famosi al mondo: il Louvre. Lens, invece, è un paese sempre del Nord della regione, che viveva principalmente del lavoro nelle miniere; dopo la chiusura delle stesse si è registrato uno dei più alti tassi di disoccupazione e di tutte le vicessitudini negative che da essa derivano. L’idea di creare un secondo Louvre proprio qui porta con sé molti dati positivi per la riqualificazione del territorio: in primis le opere costrette nei magazzini verranno rese note a tutto il mondo, secondariamente il paese potrà certamente assistere ad una seconda rinascita ed iniziare, in questo modo, a creare una rete museale che possa unire il Nord della Francia ed in generale tutto il turismo della regione. Centocinquanta milioni di euro sono serviti per la creazione della struttura, ma sono stati previsti circa 500.000 visitatori l’anno che non solo copriranno la spesa iniziale, ma che creeranno anche un guadagno notevole. L’opera architettonica iniziata nel 2009 verrà inaugurata il 4 dicembre prossimo. L’edificio è costruito in vetro, in modo tale da dare continuità con la natura circostante. Numerosi architetti, museografi e paesaggisti hanno collaborato alla realizzazione di questo progetto, tra cui: Kazuyo Sejima, Ruye Nischizava, Celia Imrey, Tim Culbert, Catherine Mosbach. Non esisterà una collezione permanente all’interno della struttura, ma sarà periodicamente cambiata. Punto di forza della prima esposizione, intitolata “il Rinascimento in Europa dal XV al XVI secolo” sarà il quadro “Sant’Anna” di Leonardo, così come per il vero Louvre lo è stato e lo è “La Gioconda“.
   La scelta di scrivere di questo argomento è derivata dalla mia partecipazione ad un recente convegno tenuto da Gian Antonio Stella, dove sono stati illustrati tutti gli scempi italiani riguardanti i beni culturali in senso ampio (per approfondire questo aspetto di potrà leggere il suo libro edito l’anno scorso da Rizzoli “Vandali“).
   L’esempio francese sarebbe assolutamente da imitare in un Paese come il nostro che trasuda arte da tutti i pori. Ma è ovvio che bisogna cominciare intanto a tutelare beni già noti (Pompei, la Domus Aurea di Nerone, ecc.) che cadono a pezzi. Solo dopo questo passo fondamentale si potrà pensare di creare altri poli culturali per ulteriormente valorizzare un Paese che di per sé potrebbe vivere solo di cultura!
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