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Il grande ritorno di Balthus a Villa Medici

Nella splendida location dell’Accademia di Francia un viaggio tra le opere e i processi creativi del grande pittore

Periodo di grandi mostre nella Capitale, a partire dall’atelier allestito in Villa Medici per uno dei massimi esponenti dell’arte contemporanea: Balthasar Kłossowski de Rola, conosciuto da tutti con lo pseudonimo di Balthus. Mediante una grande mostra monografica impostata in due sedi (quella qui citata e una seconda presso le Scuderie del Quirinale), Roma celebra, a quindici anni dalla sua scomparsa, uno dei maestri più originali ed enigmatici del Novecento, l’unico pittore nella storia ad aver visto esposte in vita le sue opere al Louvre.

Possiamo parlare di un ritorno di Balthus a Villa Medici poiché il grande artista francese di origini polacche è stato per anni direttore dell’Accademia di Francia situata in Trinità dei Monti e meritevole di una visita a sé stante: imperdibile, quindi, l’opportunità di visitare sia i dipinti di Balthus sia i meravigliosi giardini dell’Accademia. Un’accoppiata vincente, soprattutto in queste giornate – inaspettate – di sole.

L’esposizione è incentrata sul processo creativo di Balthus durante il periodo romano, mostrando la gestazione artistica del pittore in questa fase. Vista la concomitanza della retrospettiva  presso le Scuderie del Quirinale, le opere “finite” esposte non sono numerose: la mole di bellezza presente è notevole e bastano pochi passi all’interno dell’Accademia di Francia per rendersene conto. Le pareti della Villa offrono al visitatore il susseguirsi dei progetti su cui Balthus iniziava a lavorare fino a giungere ai dipinti finali che, poco dopo, appaiono in tutto il loro vigore.

Balthus

Ciò che colpisce subito è la solida presenza dell’arte orientale, soprattutto giapponese, nelle prime tele della mostra. La Camera Turca (fig.1) e La Giapponese con la Tavola Rossa (fig.2), ad esempio, sono i due grandi capolavori in tal senso. Se Balthus stesso ha espresso in maniera molto chiara come ad un certo punto della propria produzione egli si sia ritrovato in simbiosi con la concezione artistica giapponese – soprattutto per i paesaggi – non si può tralasciare un fatto biografico rilevante: nel 1967 convola in seconde nozze con Setsuko Ideta di trentacinque anni più giovane di lui.

balthus

fig.1

I maestri del Rinascimento toscano esercitano una profonda influenza su Balthus, la cui concezione di composizione e figurazione è diretta prosecuzione di quella cultura italiana. Ma ovviamente c’è di più: avendo visitato quasi tutta l’Europa e vissuto in una Parigi capitale di movimenti e stile, Balthus miscela in maniera unica la Scuola Italiana alla Nuova Oggettività tedesca passando per la metafisica e i già citati concetti visivi giapponesi. Le opere che ci permettono di notare tali influenze sono i numerosi dipinti riguardanti il paesaggio attorno alla rocca di Montacalvello, sito viterbese dove l’artista acquistò una seconda casa.

Balthus

fig.2

Catturano la curiosità dello spettatore anche i celebri nudi: ritratti intimi di giovanissime ragazze immortalate nella loro quotidianità, che hanno procurato al pittore non poche accuse di pedofilia e  che hanno determinato, in alcuni casi, persino la chisura di alcune sue mostre.

L’osservatore più attento noterà, oltre all’evoluzione e al continuo lavoro sugli schizzi di base,  anche l’aspetto più umano e privato dell’artista, come l’abitudine di scrivere simpatiche dediche sugli angoli dei fogli.

In conclusione, qualora vogliate concedervi un momento della vostra giornata in compagnia della bellezza assoluta e del genio creativo di uno dei grandi  pittori del ‘900, l’atelier di Balthus a Villa Medici è proprio l’esposizione che fa per voi ed è fruibile fino al 31 gennaio.

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