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Escher a Milano, il genio tra scienza e arte dell’impossibile

Una raccolta di duecento opere, presso il Palazzo Reale di Milano, che raccontano l’estro e il genio dell’incisore e grafico olandese. Dalla passione per l’Italia agli “oggetti impossibili”, un percorso che – tramite l’alta interattività – non smetterà di stupire

“Il mio lavoro è un gioco, un gioco molto serio”. Una premessa che strappa un sorriso, che regala un buonumore fondamentale per affrontare la personale di Maurits Cornelis Escher. Dopo essere stata protagonista in diverse città italiane, l’esposizione dell’incisore e grafico olandese sarà fruibile presso il Palazzo Reale di Milano fino al 22 gennaio 2017.

Oltre duecento opere divise in sei sezioni volte a raccontare al visitatore la vita artistica e l’evoluzione della perizia tecnica di un genio indiscusso, soprattutto nella riproduzione di paesaggi e dello spazio in genere. Un talento in fieri già dagli anni dell’università, ma la strada futura – caratterizzata da incisioni su legno, litografie e mezzetinte – inizierà a prendere forma a partire dalle lezioni di disegno del maestro Samuel Jessurun de Mesquita. Formazione ed estro che si arricchiranno con i viaggi in Spagna (1922 circa) – Granada, Toledo e Cordova soprattutto – per i particolari arabeschi e per i motivi grafici ricorsivi di alcuni palazzi antichi di gusto arabizzante, che Escher ricercherà in ogni composizione successiva in una cornice di bellezza e armonia.

E se di bellezza e armonia si parla, sarà quasi immediato il collegamento all’Italia (1924-35 circa), il Bel Paese per definizione. Escher fu molto segnato dagli scorci soprattutto del sud della penisola. Dalla passione per la Toscana e Roma, l’artista si è intimamente legato, ad esempio, alla Calabria, girata in lungo e in largo. Da Tropea a Scilla. Da Pentadattilo a Stilo. Da Rossano a Morano Calabro: si susseguono così litografie che ritraggono la bellezza struggente e selvaggia, tuttora intatta, di questi luoghi assecondando prospettive interessanti.

Ma che si tratti di stampe Liberty, di litografie che ritraggono intense vedute o della riproduzione di oggetti, quello di Escher è uno sguardo che riesce a cogliere ogni tipologia di realtà del reticolo geometrico che si cela dietro le cose in genere per poi dimostrare, attraverso le sue ricostruzioni e composizioni, che la realtà è un concetto del tutto relativo.

La maturità artistica di Escher è segnata dalla sperimentazione attraverso la tassellazione (tecnica adottata a partire dal viaggio in Spagna), le superfici riflettenti (si veda il suo celebre autoritratto con la sfera) e la creazione dei cosiddetti “oggetti impossibili” (come il Triangolo di Penrose o il Cubo di Necker).

La parte finale della mostra esalta il successo incredibile delle sue opere nella cultura, nell’editoria e nella musica del Novecento. Così, ad esempio, sarà comune ritrovare il piano con scale e muri dove l’assenza di forza di gravità crea una geniale relatività in film, videoclip o copertine di LP.

Ad Escher il merito di essere riuscito ad inserire in una cornice artistica sognante, la matematica, la geometria, i calcoli. Per questa propensione è stato l’unico in grado di dare un’immagine alle sue fantasie attirando verso di sé l’attenzione degli scienziati e iniziando col loro mondo uno scambio intenso, anche in seguito alla sua scomparsa. Un unicum all’interno della storia dell’arte, capace di emozionare anche il fruitore meno istruito. Un crescendo di emozioni, per un’esposizione curata e allestita in modo impeccabile (audioguida utilissima), che non ricordavo oramai dai tempi della mostra su Caravaggio presso le Scuderie del Quirinale (Roma, 2009). Altamente consigliata!

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