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Edward Hopper al Complesso del Vittoriano: 60 opere magnetiche

Fino al 12 febbraio 2017 nell’Ala Brasini del Complesso del Vittoriano sarà possibile ammirare la mostra dedicata ad uno dei più celebri esponenti dell’arte del ‘900: Edward Hopper

“Se potessi dirlo a parole, non ci sarebbe alcun motivo per dipingere.”

Hopper

Nuova tappa artistica nella Capitale italiana. Al Complesso del Vittoriano sarà fruibile fino al 12 febbraio 2017 la mostra su Edward Hopper. La stima nutrita nei confronti delle opere magnetiche dell’artista non offusca uno dei dettagli più curiosi dell’esposizione: l’elevata interattività.

In primis la possibilità di Disegnare con Hopper, ovvero ricalcare con lucido e matita alcuni dei capolavori del pittore americano. O calarsi nell’opera Secondo Piano al Sole tramite un divertente espediente fotografico. L’utilissima audioguida ripercorre la fitta biografia del pittore ed evidenzia come questa si sia intrecciata con la storia, spesso tragica, spesso esaltante, del ‘900 americano e mondiale.

L’esposizione – contenente più di 60 opere – è divisa in sei sezioni (Portraits, Landscape, Preparatory Drawings, Engravings, Oils, Watercolours e Image of Women) e realizzata in collaborazione con il Whitney Museum of American Arts di New York, Assessorato alla Crescita Culturale, Arthemisia Group, Istituto per la Storia del Risorgimento sotto la guida di Barbara Haskell e Luca Beatrice.

Entrati nella prima sala – dove qualche tempo fa ammirammo i capolavori dell’immenso Mucha – la prima “visione” è proprio l’autoritratto, fiero, di Hopper. Un abbigliamento elegante, uno sguardo intenso e una figura che si staglia nel nero dominante. È un dipinto che ci dice moltissimo del suo autore. Non dimentichiamo che il ‘900 è il secolo delle Avanguardie, del Cinema e della Fotografia: in tale contesto Hopper si pone come l’ultimo Pittore consapevole di esserlo, l’insuperato modello finale del figurativo, capace di trasferire anima e sentimenti in quei paesaggi famosissimi. L‘Autoritratto è circondato da tutti i piccoli ma intensi momenti della vita parigini che Hopper ha sempre tenuto ben stretti nel suo cuore e nella sua mente d’artista, risalenti ai primi viaggi europei di inizio secolo. Sono le opere di un testimone attento, di un talento che ha già chiare molte cose e che sa come renderle indelebili, come Scale del 48 rue de Lille, Paris del 1906. Ma non c’è solo Parigi in questa sezione ed ecco allora scorgere pallide e scarne figure femminili capaci di generare uno dei grandi momenti pittorici di Hopper: Interno a New York. Tutt’oggi impressionante vedere quanta tensione ci sia nel movimento del braccio alzato di questa ragazza di spalle intenta a cucire un abito da ballerina. Un’opera criptica e suggestiva, che riesce a comunicare molto più di quanto celi, come nel miglior stile hopperiano.

Pochissimi passi, e ci si trova innanzi ad un’opera di inaudita bellezza ed intensità: Sera Blu, del 1914. Sulla tela (una delle più grandi mai create da Hopper) ai paesaggi si sono aggiunti questi attori del cinema muto – parleremo a breve dei debiti che la settima arte ha nei confronti del pittore – e i loro umori malinconici e le esistenze inquiete. È uno dei momenti più belli della mostra, ed è stato davvero emozionante constatare dal vivo la potenza e l’espressività del clown triste al centro dell’opera. Arriviamo poi ai mirabili paesaggi americani e anche qui ci sono momenti da cui è quasi impossibile staccare gli occhi, come Secondo Piano al Sole. Dovete sapere che lo schivo e riservato Hopper acquistò nel 1934 – dopo i primi successi – una casa a Truro, nella penisola di Cape Cod: questo luogo, oltre a diventare la sua meta fissa estiva, diverrà una fonte d’ispirazione per molti paesaggi impressi poi nelle sue opere.

Si chiude il percorso con la visione di un interessante filmato in cui si palesa quanti registi cinematografici abbiano preso per spunto dai lavori di Hopper. Da Hitchcok che si ispira alla sua House by the Railroad per l’abitazione di Psycho, passando per gli omaggi poco velati di un Antognoni in Deserto Rosso e L’eclissi, alle scena omaggio ai Nottambuli presente in Profondo Rosso di Argento, finendo con le citazioni di Lynch e Wenders.

La mostra di Edward Hopper potrebbe essere condensata in una citazione dell’artista, a dir poco emblematica:

“Forse non sono troppo umano, ma il mio scopo è stato semplicemente quello di dipingere la luce del sole sulla parete di una casa.”

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