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Cento anni di Boccioni. Un genio non solo futurista

In occasione del centenario dalla morte del celebre pittore e scultore, il Palazzo Reale di Milano ospiterà fino al 10 luglio la mostra “Boccioni (1882-1916). Genio e Memoria”

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Non è solo futurista il Boccioni in mostra al Palazzo Reale di Milano fino al 10 luglio. Dieci sale, attraverso le quali il visitatore potrà ripercorrere l’evoluzione del suo estro artistico. Tutto il materiale esposto è scandito da un ordine temporale e da fulcri tematici. Il centenario dalla sua morta viene a coincidere con il felice, quanto inaspettato, ritrovamento negli archivi della Biblioteca Civica di Verona di un numero cospicuo di documenti inediti, spunto per una nuova rilettura critica nei confronti dell’intera opera boccioniana. Tra questi risalta un “Atlante di immagini” che l’artista ha costruito e riempito parallelamente al progredire della sua opera e una “Rassegna stampa futurista” che probabilmente raccolse assieme a Filippo Tommaso Marinetti e alla quale è dedicata tutta la parte finale dell’esposizione.

L’Atlante, paragonabile idealmente a quello di Aby Warburg, è una sorta di diario visivo che unisce ricordi e suggestioni di forme artistiche antiche e moderne organizzate secondo categorie e riflessioni sull’arte e sui suoi significati allegorici. Dalla raccolta – di cui numerose parti sono esposte – emerge che preraffaelliti, pittori fiamminghi e tardo impressionisti sono da annoverare tra la maggiore fonte di ispirazione per il primo Boccioni, soprattutto per quanto concerne la riproduzione dei ritratti, tra i quali la figura prediletta è quella della madre (ossessivamente riproposta anche all’interno dell’esposizione). Sempre in ambito della ritrattistica, fondamentali sono anche le impressioni ricevute dalle Biennali di Venezia (1905-1907). Tra quelli esposti, molto suggestivo è il ritratto dell’amico padovano Giorgio Gopcevich, quello del cavalier Giuseppe Tramello e del letterato Virgilio Brocchi. Ciascuno di questi racchiude già una certa maturità e consapevolezza di una pittura capace di penetrare nei caratteri dei suoi personaggi. L’esposizione, facendo sempre riferimento al pluricitato Atlante, segue l’evoluzione della tecnica del ritratto boccioniano. Così, Le tre donne e Ritratto di bimbo, più tardi, hanno caratteristiche completamente diverse da quelle poc’anzi citate. Ivi protagoniste assolute sono straordinarie energie luminose e vivaci cromie che oscillano tra l’antico e il moderno: primi segnali di quello che poi esploderà nello slancio futurista.

Dall’incontro a Catania con Giovanni Maria Mataloni a quello con Giacomo Balla a Roma, ogni tappa è un tassello fondamentale per l’arricchimento di Boccioni e come persona e come artista. Risalgono al periodo milanese le influenze divisioniste di Segantini e Previati, che nella mostra sono racchiuse nell’opera monumentale Maternità, esperimento autentico di ricerca accurata sulla luce e sulla tecnica del colore diviso, appunto.

Suggestivi gli autoritratti, due facce di una stessa medaglia, che Boccioni imprime sulla stessa tela. L’Autoritratto del giovane artista ripreso nello studio con in mano un mazzo di pennelli, infatti, è eseguito su una tela che più tardi Boccioni girerà in orizzontale per dipingere sul retro un altro celebre ritratto di sé.

Numerosi e interessanti sono, poi, i lavori con forte impronta divisionista realizzati su commissione per la casa editrice ricordi Ricordi, per il Touring Club, per Innocenzo Massimino ed altri facoltosi committenti.

Dopo il Boccioni divisionista, l’esposizione dedica uno spazio al  suo periodo simbolista – espresso sia attraverso lo stile della pittura che attraverso le tematiche riprodotte – per il quale emblematici sono i quadri Il sogno-Paolo e Francesca e Il Lutto.

Beata solitudo sola beatitudo è una complessa composizione allegorica che racchiude tutti i richiami all’arte grafica antica e moderna, su tutti gli incisori nordici grazie ai quali realizzò numerose puntesecche, acqueforti e litografie, che spesso rievocano immagini femminili in atteggiamenti sensuali e provocatori.

L’adesione al futurismo coincide con la fine della composizione dell’Atlante. L’ultima parte della mostra è perciò dedicata alle opere del Boccioni più famoso: pittore e scultore simbolo di un intero movimento. Macchina, velocità, modernità sono tutti concetti racchiusi nelle sue opere in cui la fusione di figura, luce e ambiente è costante (v. opere come Donna al caffè, La Madre, Antigrazioso). Le stesse peculiarità si ritrovano nella scultura, di cui Forme uniche della continuità nello spazio, Sviluppo di una bottiglia nello spazio, Testa di Fernande Materia sono emblema. Sintesi di movimento, materia e ambiente, il dinamismo, ossessione pura per il pittore futurista, è ben evidente ne Le Fanciulle greche, Velocità e Metamorfosi di Ovidio.

Chiude l’esposizione, oltre alla già citata rassegna futurista (veri e propri ritagli di qualsiasi testata che abbia dedicato spazio al movimento), l’ultimo periodo artistico boccioniano, che sembra accogliere caratteristiche cubiste ereditate da Picasso (Testa d’uomo) e allo stesso tempo una rinnovata riflessione sulla pittura derivata dalle opere di Cézanne (Sintesi plastica di figura seduta).

Cento anni dalla morte di Boccioni e oggi una nuova consapevolezza: guai a sminuire la sua figura d’artista etichettandolo semplicemente come futurista!

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