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Capolavori della Scultura Buddhista Giapponese: un equilibrio tra Arte e Spirito

A Roma le Scuderie del Quirinale hanno ospitato fino al 4 settembre una mostra eccezionale dove la bellezza dell’arte era mescolara al fascino della sacralità, giapponese. Ce ne parla il nostro Alessio Belli

深大寺_釈迦如来倚像

Presso le Scuderie del Quirinale, fino allo scorso 4 settembre, è stata fruibile la mostra – curata da Takeo Oku e organizzata da Bunkachō (Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone) – in cui per la prima volta in Italia sono state esposte numerose opere buddhiste, a partire dal periodo Asuka fino a quello Kamakura (ovvero, dal settimo secolo fino al 1185-1333). Un’esibizione che oltre ad essere un graditissimo piacere per gli occhi, è anche uno scorcio imperdibile per lo spirito.

Dalla Cina, passando per la Corea ed approdando finalmente in Giappone: è qui che la scultura buddhista ha visto il suo sviluppo più significativo e rilevante, passando per vari periodi e ricerche espressive. Che siano dei quieti Buddha o dei violenti e irosi Sovrani Celesti, i protagonisti di Capolavori della Scultura Buddhista Giapponese permettono di guardare – letteralmente – faccia a faccia i vari stati e la varie dimensioni dell’animo, immortalate in maniera impressionante da questi lavori imponenti. Sappiamo come la perfezione artistica doveva viaggiare di pari passo con il messaggio spirituale e fare da guida al lungo percorso di chi sceglieva la via di Buddha. Le 21 sculture esposte (anche se parliamo di un totale di 35 pezzi) incarnano vari insegnamenti di altrettante scuole buddhiste, ma a prescindere dalla vicinanza del visitatore alla dottrina o al contesto artistico orientale, è impossibile rimanere indifferenti davanti a opere così preziose, soprattutto se valutate nella doppia valenza, artistica e sacrale, senza dimenticare lo sforzo che si è fatto per portarle qui a Roma, andandole a “scovare” tra templi e gallerie nazionali.

Visitare la mostra immersi in quest’atmosfera è stato un continuo mutare di stati d’animo e sensazioni. I pannelli esplicativi accanto alle opere sono stati preziosi per ottenere tutte le informazioni e le contestualizzazioni storico-geografiche necessarie. Il criterio espositivo è lineare e accogliente. Le inquietanti maschere Gigaku, la furia dei Dodici Generali Divini, la pura serenità del piccolo Bodhisattva su nuvola, la profondità del Monaco di ben ottanta centimetri su legno dipinto durante il periodo Kamakura: è davvero difficile scegliere quale opera sia più bella dell’altra.

E’ bastato soltanto perdersi in questo mondo (anzi, in questi mondi) per sentirli più vicini.

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