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Banksy a Roma: GUERRA, CAPITALISMO & LIBERTA’

24 Maggio – 4 Settembre 2016 , Palazzo Cipolla, Roma

Roma, 29 maggio, una bellissima domenica di sole. Via del Corso, ore 16:30: il solito copioso passaggio di turisti, residenti e quant’altro. Più una piacevole sorpresa: una lunga fila per entrare a Palazzo Cipolla. Che sia anche questa opera di Banksy?

Il primo dato da segnalare non è all’interno di Palazzo Cipolla, ma all’esterno. Il tempo di avvicinarsi all’ingresso della mostra Guerra, Capitalismo e Libertà e ci si accorge subito della notevole e variegata fila per entrare. Una situazione che alla fine non è così sorprendente: tra le tante proposte culturali offerte dalla Capitale, questa è senza dubbio una delle più attese. Il pubblico romano può finalmente ammirare l’artista cult (anche pulp) della street art mondiale: Banksy.

Banksy_2002_Rude Copper_Paint on canvas_121 x 121 cm_MGTHUMB-INTERNAUn fervore più che legittimo visto il fascino e il mistero – oltre la stima e in alcuni casi venerazione – attorno la figura di Banksy. Cosa sappiamo di lui? Il nome d’arte, anzi “da combattimento”, e che è di Bristol. Per il resto c’è solo anonimato e segretezza. Eppure tutto ciò non è un problema poiché a parlare ci pensano quei muri e location segnati dalle sue inimitabili raffigurazioni. Qui si snoda un concetto molto importante (almeno per il sottoscritto): in Banksy non è tanto l’opera realizzata la questione fondamentale, quanto la concezione, l’intento e il fine critico e polemico. Ciò non toglie nulla al valore estetico dei suoi stencil, non scherziamo, ma per me il punto fondamentale è il potere critico e sovversivo delle produzioni di Bansky. In un contesto contemporaneo dove l’arte è chiusa ed innocua sotto teche di silenziosi musei, i topi e i poliziotti impressi sulle pareti del globo sono degli schiaffi feroci a tutti i mali ed alle ipocrisie della nostra società. Chi sia davvero Banksy al momento non ci interessa: siamo più concentrati sulla potenza dei lavori e il modo migliore per farlo e perdersi a Palazzo Cipolla ammirando Guerra, Capitalismo e Libertà.

Organizzata dalla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo la mostra  presenta opere di collezioni private internazionali, stampe, sculture, rarità, dipinti originali e molte chicche per un totale di 150 opere. Una antologia visiva in cui è possibile ammirare tutta la grandezza dell’illustre street artist.

Per quanto Banksy non sia coinvolto in prima persona nell’esposizione, assistere a Guerra, Capitalismo e Libertà equivale anche a mettere a fuoco i drammi, le falsità e le crepe della società attuale, il tutto colto e trasfigurato dalla sua sulfurea e spietata poetica. L’allestimento è lineare, luminoso e permettere di vivere a pieno bellezza e sofferenza delle creazioni. La suddivisione: Capitalis Grand Salon, War Room, Collaboration Room, Rat Room, Monkey Room e Liberty Room. Le visioni che più mi hanno colpito? Molte. Anzi, moltissime, merito di quegli accostamenti così geniali e spietati da risultare indelebili.

Come nel caso di Chalk reaper, ovvero la Morte con lo Smile, Pulp Fiction o Love is in the air (flower trower): immagini oramai famosissime entrate grazie anche al passaparola e ai social nel nostro immaginario. Una sezione che ho molto apprezzato è quella in cui si palesa la contaminazione con la musica, sfociante nella celebre copertina di Think Tank dei Blur a cui viene dedicata una intera parete. Così, tra altri passaggi spettacolari e le varie versioni della famosissima e struggente Girl with balloon, si arriva alla conclusione di Guerra, Capitalismo e Libertà, alla fine della quale il muro-lavagna If I Were Banksy è già stato riempito di scritte.

Insomma, non resta che mettersi in fila …

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