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Alphonse Mucha: la bellezza è nello sguardo di una donna

Nella meravigliosa location del Complesso del Vittoriano, fino all’ 11 settembre sarà possibile ammirare tutta la produzione del massimo esponente dell’Art Nouveau

Alphonse MuchaCerti appuntamenti non vanno persi, certe opportunità non vanno saltate. Da qualche tempo Pauranka vi consiglia le migliori mostre offerte dalla Capitale e oggi parleremo di un evento a cui partecipare il prima possibile: la mostra di Alphonse Mucha al Complesso del Vittoriano. Fino all’ 11 settembre sarà possibile ammirare la prima grande retrospettiva dedicata all’artista ceco, massimo esponente dell’Art Nouveau. Parliamo di oltre 200 opere tra dipinti, manifesti, disegni, opere decorative, gioielli e disegni preparatori, il tutto messo insieme dall’Istituto per la storia del Risorgimento italiano con il patrocinio della Regione Lazio e di Roma Capitale con l’organizzazione e produzione di Arthemisia Group in collaborazione con la Fondazione Mucha.

La questione è molto semplice: entrate e innamoratevi delle donne immortalate da Mucha. Sì, è vero; la produzione dell’artista è varia e sfaccettata, eppure per lo spettatore è impossibile non rimanere rapito e soggiogato delle donne raffigurate. Che si tratti di locandine o ritratti, Mucha è riuscito con originalità e talento ineguagliati a immortalare dei volti e degli sguardi che arrivano direttamente al cuore e all’anima. Era tutto già scritto? Possibile, poiché è proprio ad una Diva che il talento proveniente dalla Moravia deve l’inizio della sua inarrestabile ascesa. Vi racconto brevemente: è il giorno di Natale del 1894 e la grandissima attrice Sarah Bernhardt sta per debuttare nella sua nuova pièce teatrale, la Gismonda. La Bernhardt è insoddisfatta dei manifesti disegnati dai vari cartellonisti ed è costretta a vagliare un’ultima possibilità: Alphonse Mucha, il quale, in tutta fretta genera la sua versione. È un successo. Nessuno tra gli addetti ai lavori ha mai visto nulla del genere e la Bernhardt vedendo l’opera dirà:

“Signor Mucha, lei mi ha reso immortale”.

Da quel momento in poi l’attrice si farà ritrarre solo da lui e nel giro di poco tempo Mucha diverrà il più grande cartellonista vivente e termini come Stile Mucha e Donna Mucha diverranno di uso comune. Ma Gismonda è stata la prima, forse la più importante, ma non l’unica e la mostra nel Complesso del Vittoriano ce lo dimostra in tutta la sua magnificenza. Ai nostri occhi appaiono donne della Storia, donne comuni, star del periodo e amori personali, da Giovanna d’Arco a Medea, passando per la moglie dell’artista, tali figure rappresentano l’universo artistico femminile di Mucha, tratteggiate con il tocco unico che lo renderà celebre esponente dell’Art Nouveau mondiale.

Elegantemente strutturata e divisa in sei sezioni (Un boemo a Parigi, Un creatore di immagini per il grande pubblico, Un cosmopolita, Il mistico, Il patriota, L’artista-filosofo) la mostra regala una immersione totale nella bellezza generata dal personaggio in questione. E qualora le locandine non bastassero, è possibile ammirare tanto un Mucha geniale artista quanto illustre mestierante. L’approccio unico all’arte pubblicitaria e ai pannelli decorativi è testimoniato da Documents décoratifs: una guida al design “pronta all’uso” dedicata agli artigiani, finalizzata a “contribuire a infondere i valori estetici nella produzione artistica e artigianale”. La terza sezione è incentrata sull’Apice: l’invito all’Esposizione universale del 1900, le decorazioni per il German Theatre di New York e i manifesti per le attrici Leslie Carter e Maude Adams. Il successivo step – Il Misticismo – è senza dubbio la componente della mostra più intrigante e suggestiva. Sul finire dell’Ottocento Mucha conosce il drammaturgo svedese August Strindberg la cui filosofia mistica lo influenza profondamente e il cui rapporto di amicizia lo porterà ad entrare nella loggia massonica parigina. Un giro che lo indurrà a concepire opere torve e inquietanti.

Ciò che colpisce maggiormente di Mucha è il suo profondo patriottismo. Arrivato all’Apice avviene uno scarto importante: ora che il Mucha Style è un marchio ben riconosciuto, l’artista decide di dedicarsi sempre di più all’emancipazione del popolo slavo. Nasce in questo periodo l’opera definitiva: Epopea slava, l’ossessione che non abbandonerà più la sua mente. Tornato a Praga nel 1910, cura le decorazioni d’importanti sedi della città e, sempre alimentato da un viscerale patriottismo e altrettanto spirito politico e sociale, riesce a concludere nel 1928 la colossale Epopea. Venti tele (6×8 metri) intente a raccontare i principali avvenimenti della storia slava.

L’esposizione si chiude in bellezza con L’artista-filosofo. È il 1918 e Mucha ha finalmente visto il suo sogno realizzato: è nata la Cecoslovacchia. Il patriottismo che abbiamo già ammirato diventa universale e Mucha genera opere che esprimono il suo interesse umanitario e le sue riflessioni su un mondo in costante cambiamento.

Alphonse Mucha

Se dovessi rivelare l’opera che più mi ha colpito, direi sicuramente la Madonna dei gigli (1905, Tempera su tela, 247×182 cm): quei toni così soffusi, quell’atmosfera onirica e suggestiva, quelle luci così celestiali intrecciate su quei volti così reali e al contempo divini: sublime. Ma ovviamente il dipinto è in ottima compagnia: come non citare Season Summer (il cui particolare fa da locandina all’intera mostra), la freddezza meravigliosa delle forme di The Pole Star o l’imponente drammaticità storica e sociale di La Francia abbraccia la Boemia. Sono solo alcuni nomi di tanti capolavori, accompagnati da gioielli, francobolli, monete, scatole di biscotti su cui Mucha ha impresso la sua anima.

Si tratta di una mostra imponente, un viaggio totalizzante e incantevole che rende attraente quest’importante parte della storia dell’arte contemporanea. E mi raccomando, non distogliete gli occhi dagli sguardi di quelle donne. Mucha non lo farebbe mai.

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