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Ai Weiwei: l’arte salverà il mondo

L’artista cinese Ai Weiwei nel febbraio 2016 ha allestito a Berlino un’installazione temporanea dedicata ai migranti scomparsi in mare. La sua opera, messa in scena solo per una settimana, durante la Berlinale, il Festival internazionale del cinema berlinese, è un vero e proprio memoriale realizzato utilizzando i giubbotti salvagente dei profughi

Ai Weiwei

di Valentina De Luca

Questo straordinario progetto artistico in realtà ha origine sull’isola di Lesbo, un tempo luogo epico di amori ed eroi, oggi simbolo di una speranza spesso mancata. Un posto in cui mondi diversi si sono incontrati restando immobili tra un passato da dimenticare ed un futuro da sognare. Ai Weiwei ha colto la forza di questo momento concentrando la sua attività artistica in una creazione dalle grandi dimensioni. Un’opera che ha sottolineato ancora una volta il suo impegno a favore dei diritti umani.

Il progetto ha interessato la Konzerhaus, una delle sale concerti più prestigiose di Berlino. Ai Weiwei ha rivestito le colonne dalla facciata dell’edificio della piazza del Gendarmenmarkt, servendosi di oltre quattordicimila giubbotti salvagente di colore arancione. Sulla Konzerhaus Ai Weiwei ha infine appeso un gommone nero con l’hashtag #SafePassage: un monito a servirsi dei corridoi umanitari per salvare quante più persone possibile.

La scelta simbolica del salvagente vuole ricordare le tante vittime di questi continui viaggi clandestini, ma anche sottolineare l’enorme giro di soldi che si nasconde dietro tutto ciò. Una speculazione su delle vite umane che va fermata al più presto.

L’impegno umanitario di Ai Weiwei ruota attorno ad un ideale molto forte: l’arte può salvare il mondo e lo salverà. L’artista ha infatti portato avanti numerosi progetti in questo senso, divulgando l’immagine di un’arte reale ed attiva che si mette al servizio di chi ha bisogno.

Tra le tante opere di Ai Weiwei è da ricordare la foto che si è fatto scattare da Rohit Chawla, mentre simulava la nota immagine del bambino siriano, Aylan Kurdi, morto in mare nel tentativo di raggiungere la Grecia. E poi ci sono le tante azioni di protesta, come la chiusura della sua personale di Copenaghen in seguito all’approvazione di una legge danese che prevede la confisca dei beni degli immigranti.

Ma la più sorprendente presa di posizione di Ai Weiwei è ancora davanti ai nostri occhi. Limpida. Pura. Come l’azione di un bambino. Ai Weiwei che porta al confine tra Macedonia e Grecia un pianoforte. Nella tendopoli di Idomeni offre alla rifugiata siriana Nour Al Khizam la possibilità di suonare.

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