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Armonie d’Arte: un omaggio a Dante chiude la XV edizione

Con “Più dura che petra”, spettacolo dedicato a Dante e alle sue rime petrose, si è conclusa, lo scorso 27 agosto, la quindicesima edizione di Armonie d’Arte

Il festival Armonie d’Arte ha reso un doveroso omaggio, nell’anniversario dei 750 anni dalla sua nascita, al sommo poeta italiano. Lo ha fatto scegliendo, per la prima volta nella sua storia, uno scenario a dir poco suggestivo: l’interno della chiesa normanna del Parco archeologico Scolacium, risalente all’XI secolo, consacrata a Santa Maria di Roccella. Il cielo stellato e i giochi di luci sui resti delle due absidi della chiesa hanno fatto così da cornice a due intense ore di poesia durante le quali David Riondino, voce recitante, ha indagato il rapporto di Dante con la musica e la poesia provenzale.

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Il noto attore e cantautore fiorentino ha dato inizio alla rappresentazione con un’esegesi dantesca scegliendo alcuni passi del ventiseiesimo canto del purgatorio. È lì che Dante, dopo l’incontro con Guinizzelli, padre del Dolce stil novo, ritrova tra i lussuriosi Arnaut Daniel. Il maestro del trobar clus, da intendere come un modo di poetare oscuro, ermetico, contraddistinto da uno stile aspro e arduo; questo il modello imprescindibile per le sue Rime petrose. Le due sestine e le due canzoni, databili tra il 1296 e il 1304, si riconducono, infatti, a questa tradizione trobadorica. I versi sono rivolti a Petra, donna altera, personificazione dell’amore negato o della filosofia, alla quale il poeta tenta ad avvicinarsi con non poche tribolazioni.

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Riondino ha recitato le Rime con particolare enfasi al fine di restituire al pubblico l’asprezza dei suoni del poetare oscuro. Sul palco insieme a lui La Reverdie, gruppo di musica medievale, per uno spettacolo dal  forte impatto linguistico e musicale. Claudia Caffagni (voce e liuto), Livia Caffagni (voce, viella e flauti), Elisabetta de Mircovich (voce e ribeca), Sara Mancuso (arpa) e Matteo Zenatti (voce e tamburello) hanno dato vita a intensi virtuosismi vocali e artifici musicali, ripercorrendo le composizioni dei più celebri musicisti dell’ars nova italiana e francese da Guillaume de Machaut a Jacob Senleches, da Francesco Landini a Jacopo da Bologna. Il risultato? Uno spettacolo delicato e intimo che ha trovato alcòva perfetta nell’interno della chiesa normanna. Al fascino emanato dalle sue rovine si è unita la suggestione nell’assistere all’esecuzione di parti musicali e alla messa in scena di versi coevi alla costruzione stessa: il tutto ha contribuito a trasportare la platea direttamente nel passato medievale.

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Chiara Giordano sceglie, dunque, la poesia, suprema espressione di tutte le arti, per salutare il suo pubblico. Il tributo a Dante si pone a conclusione di un’edizione significativa che ha confermato la capacità di Armonie d’Arte di intrecciare forme artistiche differenti attraverso un cartellone sotteso da una ricerca culturale profonda. Dall’estro musicale di McFerrin al maestro Carreras si è passati al teatro con La terra degli ulivi parlanti, Le supplici e Insignifidanza, fino al balletto con Sheherazade in cui protagonista è stato l’Oriente raccontato sotto il fascino delle storie de Le mille e una notte con la compagnia Balletto del Sud e la danzatrice Carla Fracci.

Una rassegna nella quale hanno trovato spazio anche tre eventi di musica leggera, aperti al grande pubblico, con i concerti di Sergio Cammariere, Nina Zilli e Francesco Renga.

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Foto: Antonio Raffaele

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