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Tra erbacce e fiori

È davvero inevitabile che le persone, i rapporti, si perdano? Forse, se imparassimo dai bambini il gioco del rispetto, potremmo mettere al bando l’indifferenza e cogliere nelle cose infinite sfumature per dar nuova vita al nostro giardino, tra erbacce e fiori

Io mi ricordo le capriole in acqua e il mare, quello di sempre, quello in cui la salsedine non è altro che avanzo di casa, quello che a lei è rimasto dentro, come fosse il luogo più bello da guardare.

Lo stesso nome, gli stessi capelli scuri, la stessa scorza del Sud, gli stessi occhi liquidi: ci anneghiamo dentro le tristezze per un mondo che non restituisce la sicurezza di quel mare. Ricamiamo coperte di parole per coprirci, perché è questa la nostra fede e perché fa freddo, anche se è estate, da quando non siamo più bambine.

I bambini imparano da soli e ai grandi insegnano; solo una cosa non sanno fare: perdere; le cose, le persone, i sorrisi. Loro sanno solo dare. Ricordano le facce, prima ancora dei nomi, trovano lì dentro, tra denti ancora incerti e smorfie buffe, le risposte a domande lontane dal nascere. Interrogano le mani piccole, pugni chiusi aperti verso il mondo: in tutti quei perché da voler svelare tutelano la curiosità che spesso, poi, svanisce.

Gli adulti a volte scordano, dimenticano l’energia della scoperta sbocciata nuova in ogni giorno, diventano ignoranti. Chiudono gli occhi, aprono troppo la bocca, disimparano ad ascoltare. E vai d’indifferenza, prima manifestazione di chi non capisce il potere della differenza; forse, tutto il male vive nel prefisso. Non sentono il vento soffiare, impettiti ne ostacolano la corsa e inventano bugie, raccontano di amori tutti di un colore, di paesi con frontiere, di preghiere diverse in ogni cuore. Sapessero parlarsi di nuovo senza dire nulla, capendosi con uno sguardo di favola, vedrebbero nitido in tutto quel caos che li circonda.

Se gli adulti sapessero tornar bambini ricomincerebbero a camminare con incerta sicurezza, con l’emozione di chi vive in movimento; non smetterebbero mai di giocare al gioco del rispetto e coltiverebbero con delicatezza e premura ogni rapporto in grado di arricchire. Sono queste le storie che si raccontano da sole e che si impongono con forza, resistendo al tempo ritornando nel tempo.

Io mi ricordo le capriole in acqua perché la vita è tonda come il mondo: non si può scappare. E le cose belle non si perdono. Basta poco per riconoscerle: hanno pudore nel brillare e per questo la loro luce è irripetibile. È una luce folgorante che rischiara il buio, un regalo che fa tornar bambini, che riporta in un tempo magico: quello in cui non ci si curava delle erbacce, quello in cui si coltivano solo i fiori. Bisognerebbe vivere così, con la leggerezza dei più piccoli, senza spendere energie per tutto ciò che non sa distinguerci dal resto, trasformando la foresta dei sentimenti in un accogliente giardino in cui far posto solo alle viole più belle e dal profumo generoso.

Illustrazione di Elisa Moi

Illustrazione di Elisa Moi

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