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Tra cielo e terra: neve, terremoto, Apocalisse

C’è una terra che trema, si agita, inesorabile.

Quel boato cupo, profondo come la voce di un gigante che si sveglia dal sottosuolo, e poi i muri, i mobili, le strade: tutto inizia ad agitarsi, scosso da una potenza incredibile. Sono attimi di paura cieca, che fanno sobbalzare al minimo movimento, che fanno alzare gli occhi al cielo, mentre i lampadari oscillano. Le grida dei vicini di casa, gli antifurti delle automobili che suonano, il cuore che martella nelle orecchie mentre si cerca una via di fuga disperata, un riparo, mentre si aspetta che tutto finisca.

Poi c’è il cielo, bianco e gelido.

La neve cade incessantemente da giorni, imbianca ogni cosa, confonde le sagome di quelle che una volta erano case, stalle, scuole. Il gelo ferma ogni cosa: l’elettricità, il calore, i trasporti, la vita. Isolati, abbandonati a se stessi, travolti dalla furia della natura, sembra che non esista alcun riparo in grado di garantire la salvezza. Un incubo, il peggiore di tutti, in cui se non ti uccide il terremoto, lo farà il freddo.

 

Ed infine ci sono gli uomini, tra il cielo e la terra. Sono persone che stanno morendo di fame e di freddo, in Italia, nel 2017. Sono eroi, che affrontano una marcia di nove chilometri in mezzo ad una bufera di neve, a 1200 metri di altitudine, per cercare di portare in salvo delle persone. Sono famiglie che hanno perso tutto, la loro casa, la loro città, che aspettano ancora che qualcuno gli restituisca ciò che gli spetta di diritto. Sono le istituzioni, gli enti, i politici, che si scaricano a vicenda colpe e responsabilità, perché non hanno saputo far fronte a questa tragedia annunciata ed hanno avuto altre priorità.

“Questa è l’apocalisse”, ha detto ieri in televisione una signora di una frazione di Penne, che dopo giorni di isolamento è stata finalmente portata in salvo. L’Abruzzo è una terra difficile, aspra ed impervia, che può cambiare all’improvviso e rivelarsi fatale. Ma gli abruzzesi lo sanno, conoscono quel mostro che ogni tanto si sveglia e fa sentire la sua voce, ju tarramutu, con il quale convivono insieme da sempre, sono forti e coraggiosi nell’affrontare queste situazioni drammatiche, alle quali nonostante tutto non ci si abitua mai. Ma non possono essere lasciati soli, stavolta la loro tempra non basta: questo stato di calamità naturale deve coinvolgere tutta l’Italia, perché la speranza da sola non basta.

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