Articolo

Rifugiati

«Più che per la repressione, soffro per il silenzio del mondo.» (Martin Luther King)

Emergenza rifugiati: Roma e Milano sono diventate testimoni ufficiali di un momento storico e sociale davvero delicato, ma serve un piano forte in grado di tutelare la dignità delle persone

Manca un progetto. Manca un programma capace di dare a molta gente dignità, certezza e possibilità. Sono sempre comodi i pregiudizi: è semplice giudicare stando seduti sulla propria comoda sedia intanto che sfuggire a guerre, violenze e divisioni non può far altro che turbare l’assetto esistenziale di tanti individui. È il segno di una catastrofe umana di cui siamo tutti responsabili.

Nasce la necessità di dare un ruolo di salvataggio all’Italia, ma con i fondi e le idee giuste. Eppure bisogna superare almeno tre grandi e rilevanti ostacoli: la criminalità, la corruzione e le scelte amministrative. Gestire non significa arricchirsi; aiutare non significa speculare; smistare non significa disgustare. Siamo parte integrante di una Terra che non aveva padroni, ma nella quale questi ultimi si sono creati con il passare dei secoli; quegli stessi secoli in cui le barbarie imperversavano nei Paesi d’Africa e d’Oriente e ancora oggi sembrano non spegnersi.
Roma e Milano sono diventate in questi giorni le testimoni ufficiali di un momento storico e sociale davvero delicato e l’Europa non può più rimanere a guardare. Servono i fondi e gli aiuti necessari, e il senso di civiltà e di rispetto verso chi ha davvero bisogno.

Sempre più caos intorno alle stazioni di Roma Tiburtina e Milano Centrale. Presso quest’ultima regna spesso il disordine e il Comune ha disposto un centro di accoglienza provvisorio per i rifugiati, per coloro che vedono l’Italia come terra di salvezza e anche di passaggio proprio perché per molti è il Nord Europa la meta tanto desiderata.

Alcuni rifugiati vengono registrati e inseriti provvisoriamente nei centri di accoglienza, dopo che si è offerto loro un pasto. Ma in una città come Milano, così come Roma, l’afflusso è sempre massiccio e gestire la moltitudine di profughi siriani ed eritrei è un’operazione complessa e delicata, sia dal punto di vista logistico che amministrativo. Ci sono diversi volontari che con il loro operato cercano di drenare una “massa umana” davvero faticosa da gestire, viste anche le reazioni spesso smodate da parte degli immigrati, ammassati e stanchi, e il rischio di malattie che questi possono trasmettersi. Ma tutto questo non basta: si legge, negli occhi tristi di uomini, donne e bambini, la seria necessità di fuggire e di trovare un rifugio sicuro.

«A questo porta la paura, se non sappiamo controllarla: a costruire muri, prigioni, risentimenti, capri espiatori. A confondere le diversità con l’avversità».

(Don Luigi Ciotti)

Fonte immagine in evidenza

blog comments powered by Disqus