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(#Renxit)*

*Quella che si è chiusa con il voto di ieri è stata una delle campagne elettorali più ignobili e schifose che la storia italiana abbia conosciuto dall’unità del 1861 ad oggi. Non la peggiore perché adesso inizieranno, con buona pace di Mattarella, le propagande elettorali per le possibili elezioni politiche per il (marzo?) 2017

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La notizia della vittoria del “No”, di per sé, non è una tragedia.

La riforma non era perfetta e mantenere la Costituzione invariata (seppur con i suoi difetti da limare) non costituisce certamente la rovina del nostro Paese.

Il peccato originale (che poi è sempre lo stesso) di Renzi, scritto più volte su più giornali, è stato concentrare sulla sua persona una sfida che riguardava anche i governi futuri.

La Riforma Costituzionale è qualcosa che doveva considerarsi slegata dalla legislatura e dal legislatore ma il suo egocentrismo è stato più forte del buonsenso.

D’altro canto negli scontri televisivi il premier è stato l’unico ad avanzare argomentazioni giuridiche rispetto alla controparte che avanzava al grido di “dimissioni e tutti a casa” (eccezion fatta per il professor Zagrebelsky).

Se prima potevamo dire che D’Alema resuscitò Berlusconi grazie proprio alla bicamerale (che, ironia del caso, fu istituita proprio per studiare e proporre modifiche alla Costituzione ), adesso possiamo allo stesso modo affermare che il rivoluzionario Grillo ha salvato, grazie alla sua campagna di disinformazione e grida/insulti, sia D’Alema che Berlusconi.

I grillini sono in ottima compagnia, dalla Meloni a Vendola, tutti partitini che rischiavano l’estinzione con la combo “Riforma+Legge Elettorale” e che adesso sono salvi e liberi di far cadere i prossimi governi, di destra o sinistra che siano.

Che Renzi abbia poi perso grazie anche (o soprattutto?) al PD non fa più notizia.

Un partito che nasce sui tradimenti e si alimenta grazie ad essi (Veltroni pugnala Prodi, Letta pugnala Bersani, Renzi pugnala Letta e adesso, paradossalmente, D’Alema pugnala Renzi) non avrà mai vita facile, figuriamoci adesso che è tornato nuovamente in balìa delle sue mille correnti di pensiero.

Mi chiedo, tuttavia, se questo risultato sia legittimo: le matite non erano cancellabili? Il voto estero non era “inquinato” e falsificato? il quesito non era fuorviante? non erano già pronti i ricorsi?

Evidentemente si definisce “vittoria della democrazia” quando il risultato elettorale combacia con l’opinione di chi ha urlato e insultato più forte.

Il vero spettro dell’esito di questo voto non è tanto il risultato quanto le sue conseguenze politiche.

Poco dopo la mezzanotte di lunedì 5 dicembre il premier, coerentemente con quanto dichiarato da lui stesso, si è dimesso.

Non poteva capitare in un momento peggiore, visto che si stava discutendo della Legge di Bilancio, necessaria anche a livello europeo.

Infatti la Finanziaria va approvata entro il 31 dicembre. Altrimenti scatterà il provvedimento (per un massimo di quattro mesi) che vincola il governo solo a gestire mese per mese l’ordinaria amministrazione con poteri ridottissimi in termini di spesa e investimenti il che, visto il presente che stiamo vivendo, è un disastro.

Date le premesse è difficile che Mattarella voglia sciogliere le camere (eh sì, sono ancora due) ma tenti, attraverso le Consultazioni, una via per mantenere vivo il parlamento, magari con un governo “mensile” che permetta l’approvazione solo della Legge di Bilancio ed eventualmente un’ennesima riforma della Legge Elettorale.

Tutte le vie sono possibili, anche un Renzi 2.0, visto che il PD è comunque forza di maggioranza relativa in parlamento, strada difficilmente realizzabile data la frattura (una novità) del partito e la volontà di Renzi.

La seconda via è un governo tecnico/di scopo, si fanno le ipotesi di Padoan e Grasso ma difficilmente riusciranno ad ottenere una maggioranza, seppur esigua, visto l’entusiasmo delle opposizioni.

Più facile che vinca la strada più irresponsabile ma inevitabile: Mattarella scioglie le camere con voto possibile a marzo con il governo che può occuparsi soltanto degli “affari correnti” e della “ordinaria amministrazione”, paralizzando di fatto il Paese.

Nel frattempo, con un’Italia che ancora fatica ad uscire dalla crisi del 2008 (sono quasi dieci anni e quattro governi di mezzo), ci prepariamo ad affrontare probabilmente la campagna elettorale più “sanguinosa” (a confronto Berlusconi e la sua banda sembravano istruttori di galateo) della storia repubblicana italiana, pronti a lanciare fango addosso tutto e tutti ignorando programmi e proposte.

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