Articolo

(Regno ri-Unito)*

*indipendènza s. f. [der. di indipendente].

  1.  Condizione di chi o di ciò che è indipendente, riferito sia a stato o nazione, sia a persona, sia a cose, fatti, ecc.: ipoliticaeconomicaamministrativaconquistare,perdereriacquistare l’i.; popoli che lottano per la propria i.; guerre dell’iitaliana(e primasecondaterza guerra d’i.).

Da quando Tony Blair aveva fatto votare una legge sulla devolution a favore della Scozia (una versione sensata del federalismo proposto dalla nostra Lega), il partito nazionalista locale ha raccolto un crescendo di consensi. Non essendo la Scozia un paese conservatore, con il discredito piovuto addosso al partito laburista nel 2008, grazie all’insediamento di Gordon Brown (scozzese per ironia della sorte), i nazionalisti hanno finito con l’ottenere una maggioranza sorprendente al parlamento di Edimburgo.

I nazionalisti scozzesi hanno sempre affermato forte e chiaro il proposito di indire un referendum per l’indipendenza della Scozia ma a Londra nessuno ha mai preso sul serio tale ipotesi (considerando come massima espressione di sovranità scozzese le vittorie della squadra di rugby al Sei Nazioni). Agli inglesi l’idea del referendum è sembrata più una bizzarria folkloristica da imputare al gusto degli scozzesi per la loro stravaganza, al pari del loro accento o del loro culto per i fantasmi negli antichi manieri, che una reale intenzione di voler disunire il Regno Unito.

Che problema poteva quindi dare il “riconoscimento” del referendum al caro vecchio Regno (ri)Unito?

Nella giornata di ieri si è deciso così il destino non solo della Gran Bretagna ma, probabilmente, di una buona parte di Europa.

Tutto secondo le previsioni. Vince il “NO” al 55% mentre il “” blocca la sua corsa al 45% (pur strappando una vittoria significativa nella città di Glasgow, la più popolata della Scozia). Niente rivincita su Maria Stuarda quindi. Sono state elezioni caratterizzate da fortissimi endorsement, a partire da Obama, contrario all’indipendenza (dimenticandosi la regola di diritto internazionale che vieta ai capi di Stato di un’altra nazione di “ficcanasare” pubblicamente negli affari altrui) insieme ai primi ministri di Cina e Australia, Li Keqiang e Tony Abbott, ma anche scrittori, musicisti, sportivi e attori del calibro di J.K. Rowling, Ewan Mc Gregor ed Andy Murray si sono esposti a difesa del regno. Gli scozzesi possono essere stati influenzati nel voto? Decisamente, se consideriamo il carisma di Obama e lo Stato di cui ne è Presidente. Tuttavia il risultato non è da addebitarsi al fattore “endorsement” visto che le cifre, per tutto il periodo della campagna elettorale, sono sempre state ballerine con l’8% degli indecisi che, come in ogni votazione, alla fine sono risultati decisivi.

Una scelta dettata dal cervello e non dal cuore: malgrado le evidenti differenze culturali, linguistiche e i precedenti storici, l’indipendenza avrebbe messo in forte discussione la forza britannica (politica in primis) ma, soprattutto, avrebbe evidenziato la debolezza economica del neo-stato scozzese che non vanta la stessa floridezza della vicina Albione. Tutti salvi, ma quanta paura per David Cameron che avrebbe perso diverse tonalità della sua voce politica in Europa (con la Germania pronta a ingozzarlo di sciroppo probabilmente).

Ma è realmente tutto finito o si rischia l’effetto domino anche nel Vecchio Continente?

Certamente il contesto non aiuta, l’Ucraina (anche) per voler entrare in Europa si ritrova divisa proprio grazie ad un contestatissimo referendum e il voto di ieri ne ha amplificato l’eco degli effetti.

Trema il Belgio con la sua netta divisione tra fiamminghi e valloni: i primi possono già vantare un ottimo risultato elettorale, conseguito nell’ultimo maggio. Il paradosso vuole che proprio lo stato-cuore dell’Europa rischi di frantumarsi (come vorrebbero entrambe le fazioni) e, data la netta spaccatura che ha portato il Paese ad essere senza governo per 541 giorni prima dell’avvento del premier “ad interim” Di Rupo, non appare uno scenario da fantapolitica veder comparire dove sorge il Belgio tre piccoli stati: Fiandre, Vallonia e la “città-stato” di Bruxelles (!).

Trema meno la Francia, con gli indipendentisti corsi che hanno deciso di deporre incondizionatamente le armi a giugno di quest’anno. Tuttavia la vittoria alle ultime municipali del movimento nazionalista a Bastia (capitale economica dell’isola) fa temere un espansione a macchia d’olio e una richiamata alle armi (o alle urne?).

Ma chi trema decisamente è la Spagna con un doppio fronte interno: catalano e basco. Il 9 novembre saranno i cittadini dell’omonima regione a decidere se rimanere sotto la corona spagnola o meno. A giocarsi il tutto per tutto è proprio il principale promotore del referendum, il governatore Mas che, a seconda del risultato, potrebbe candidarsi come primo capo di Stato della Catalogna o indire elezioni anticipate per il governo della regione. I Paesi Baschi (la cui lingua si sospetta essere di origina aliena) potrebbero essere i prossimi, tenuto conto che la regione è stata per anni dissanguata dagli attentati del violento movimento indipendentista ETA e da sempre la popolazione non si è mai riconosciuta nel trono occupato da Felipe VI.

Certamente non tremano l’Italia e la sua Padania. Uno Stato che non ha né un popolo (512 padani erano presenti all’ultima festa organizzata e fieramente vantata dal segretario Salvini) né una storia ed è spesso deriso da quei movimenti indipendentisti che sostiene. Inoltre il “pericolo” di un referendum sulla falsa linea scozzese e russa è attualmente impossibile visto che sarebbe necessaria prima una riforma costituzionale (modificando l’articolo 5 sull’indivisibilità della Repubblica), con i tempi che la stessa richiede (sempre che non sfoci nel paradossale referendum per decidere se volere l’Italia unita, anticipando così il successivo referendum leghista che diverrebbe utile solo per sprecare altro denaro pubblico), ed ovviamente il 51% dei votanti favorevoli (teniamo conto che tra i confini padani ci sono diverse cinture rosse come la Toscana, l’Emilia-Romagna, la Liguria e l’Umbria e che il tanto bistrattato Sud ha una popolazione maggiore). Non ci sarebbe, in quel caso, nemmeno l’onore delle armi.

blog comments powered by Disqus