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Referendum Costituzionale: i pro e i contro punto per punto (pt.2)

Istruzioni per leggere questo articolo: questo articolo nasce dalla semplice lettura della riforma, il cui testo è consultabile online sul sito istituzionale della camera.

Ciò che leggerete scritto in nero è la sintesi, spero esaustiva, della riforma.

Ciò che leggerete in rosso e in blu sono delle mie personali considerazioni giuridiche che originano dalla mia Laurea in giurisprudenza e dalla mia ulteriore Specializzazione nelle certificata dall’Università de La Sapienza.

Gli obiettivi sono quelli di suscitare nel lettore una riflessione scevra da qualsiasi patina politica e, ovviamente, quello di convincerlo ad andare a votare. Qualunque sia il suo personale bilancio di “pro” e “contro”,

Buona lettura.

(Prima parte articolo)

referendum

Guida in meno di 10 punti al Referendum Costituzionale 

4.COSA SUCCEDE ALLE PROVINCE E AL CNEL?

Cosa propone la riforma: le province vengono di fatto abolite con la spartizione delle competenze tra Regioni, Città Metropolitane, Comuni e Stato. (Pro: risparmio statale sulle elezioni provinciali e mantenimento degli stipendi degli eletti, Contro: non si comprende bene se gli attuali consigli provinciali verranno sciolti e se verranno effettivamente abolite).
Non vengono toccate dalla riforma le province delle regioni a statuto speciale (che hanno una disciplina costituzionale particolare, peccato perché poteva essere una buona occasione per eliminare una distinzione ormai obsoleta).
Stessa sorte toccherà al CNEL (Pro: è un ente inutile).

5.STATO/REGIONI: CHI FA COSA?

Cosa propone la riforma: elimina la voce “competenze concorrenti” (cioè materie di competenze regionali disciplinate “a grandi linee” dallo Stato) mantenendo le “competenze esclusive” (cioè le materie disciplinate esclusivamente dallo Stato). (Contro: la nuova ripartizione appare vaga e mostra un’evidente ritorno al centralismo dello Stato più che al decentramento).
Viene inserita la “clausola di supremazia” con la quale lo Stato, per tutelare un interesse fondamentale nazionale, può legiferare anche su materie di competenza non sua (Contro: mortificata autonomia delle Regioni, il Senato diventerebbe a questo punto inutile visto che è posto a tutela proprio di queste materie).
Viene introdotto il “regionalismo differenziato”, cioè particolari forme di autonomia parametrate da vincoli di bilancio, la legge, per attuare questo particolare regionalismo, ha bisogno dell’approvazione della Camera e del Senato.

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6.LEGGI DI INIZIATIVA POPOLARE

Cosa propone la riforma: non più 50.000 firme e un testo redatto in articoli per proporre una legge sulla base di iniziativa popolare ma ben 150.000 con la garanzia costituzionale che tale proposta di legge verrà discussa e votata secondo il regolamento parlamentare (Contro: si soffoca l’istituto delle leggi di iniziativa popolare, inoltre la garanzia di discussione e voto rischia di essere controproducente, dal momento che il parlamento potrebbe perdere tempo per una legge assurda che abbia però superato tale sbarramento).

7.I REFERENDUM ABROGATIVI (tipo quelli votati ultimamente sulle “Trivelle”)

Cosa propone il referendum: vista l’arma indiretta dell’astensione (che si è tradotta in metaforico quanto decisivo “no”) si modifica il quorum per rendere “valida” la votazione in base al numero di elettori che richiedono il voto per referendum abrogativo.
Con meno di 800.000 richiedenti: permane il limite minimo del 50%+1 degli aventi diritto (quindi almeno la metà più uno degli italiani) e, in pratica, non cambia nulla.
Con almeno 800.000 richiedenti: il quorum diventa la metà del numero complessivo dei votati alle ultime elezioni politiche (es. elettori politiche 2013  34 milioni, quindi il quorum si abbasserebbe a 17 milioni +1).
(Contro: non risolve definitivamente il problema della sensibilizzazione al dovere del voto).

8.LE QUOTE ROSA

Cosa propone la riforma: parità di genere nelle Camere e nelle Regioni garantita costituzionalmente (Contro: Rappresenta un’ulteriore discriminazione per il genere femminile dal momento che dovrebbe essere il merito della corsa elettorale e non una questione numerica a decidere i rappresentanti dello Stato).

 9.LA CORTE COSTITUZIONALE E LO “STATUTO DELLE OPPOSIZIONI”

Cosa propone la riforma: una specifica divisione nell’elezione dei 5 giudici scelti dal Parlamento, ossia 3 eletti dalla Camera e 2 dal Senato; inoltre si introduce la possibilità per la Suprema Corte di verificare la legittimità costituzionale di una riforma elettorale prima che venga promulgata.
Tale verifica preventiva avviene su richiesta di un 1/3 dei componenti del Senato o 1/4 della Camera e la Corte Costituzionale è tenuta a pronunciarsi entro 30 giorni (Pro: evitiamo l’imbarazzo di avere una legge elettorale incostituzionale che ha determinato le ultime elezioni come il “porcellum”).
Per quanto riguarda lo “Statuto delle Opposizioni” questo documento garantisce i diritti dei partiti di opposizione.

PRO: 16

CONTRO: 14

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