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Onda Pride a Napoli: l’amore vince

ONDA PRIDE: dal 6 giugno scorso l’universo gay illumina le strade delle maggiori città italiane. Un mondo colorato per rivendicare il diritto all’amore universale

Articolo di Maria Luigia Cervone e foto di Emanuele Sessa

L’Onda Pride, la grande mobilitazione nazionale per i diritti LGBTQ, fa tappa a Napoli.

Partita il 6 giugno da un’altra città campana, Benevento, l’Onda Pride ha attraversato già tredici città (Benevento, Pavia, Verona, Roma, Bologna, Torino, Milano, Cagliari, Palermo, Perugia, Catania, Foggia, Genova) e l’11 luglio si è fermata a Napoli. Osservando l’elenco città che hanno aderito fino ad ora, possiamo leggere un importante passo in avanti del Meridione in una questione così delicata come quella dell’apertura verso il mondo gay. Un qualcosa di impensabile fino a qualche decennio fa.

È ormai diventata una tradizione la sfilata del Gay Pride a Napoli − che dal 2014 ha assunto il nome di Mediterranean Pride of Naples − arrivata alla sua settima edizione. Attraverso i colori, le maschere, i carri allegorici, ha sfilato per le strade partenopee l’orgoglio di chi non vuole essere discriminato per le proprie scelte sessuali. A testa alta e senza nascondersi “perché chi non esce allo scoperto, ha già perso”.

Onda Pride

Una grande festa preparata nei minimi dettagli, una manifestazione in cui ciò che viene rivendicato è soprattutto il rispetto. Il rispetto per l’amore, in qualsiasi modo esso venga manifestato. Al corteo ha partecipato anche il sindaco di Napoli Luigi De Magistris che ha ricordato che “tutti hanno il diritto di essere felici” che “Napoli è avanti mentre Parlamento e Governo sono ancora indietro e ogni anno continuano essere latitanti sul tema dei diritti e del matrimonio tra persone dello stesso sesso” e che “la città di Napoli è per la Costituzione repubblicana che, all’articolo tre dice che c’è uguaglianza e senza distinzione di sesso: quindi è venuto il momento che ci sia l’apertura mentale massima”.

La sfilata ha toccato diversi punti storici della città: partendo da piazza Dante, dove si sono ritrovati tutti alle 17,00 (per poi partire alle 17,30), passando per via Toledo, piazza Trieste e Trento, piazza del Plebiscito e concludendosi a Castel dell’Ovo. Qui dal palco diverse personalità della musica e dello spettacolo partenopeo e nazionale, come la madrina della manifestazione Maria Nazionale e i due testimonial Alessandro Cecchi Paone e l’attore Carlo Gabardini, hanno ribadito il loro sostegno alla causa, la loro adesione con fermento all’evento più colorato e significativo dell’anno. Alessandro Cecchi Paone ha dichiarato: “Occorre approvare il ddl Cirinnà. Non è possibile che la patria dell’Amore, l’Italia, ancora non abbia fatto niente per risolvere problema di riconoscere i diritti alle coppie lgtbq”.

Oltre alle diverse associazioni (Arcigay Napoli, Arcilesbica Napoli, ATN, Rete della Conoscenza, Collettivo I’m gay an problem? e Coordinamento Campania Rainbow), e ai sindacati (tra cui CGIL), all’evento hanno partecipato molti negozi (tra cui “LUSH” che ha organizzato un flash mob davanti alla sua sede a via Toledo): locali, pizzerie napoletane che si sono dipinte dei sette colori dell’arcobaleno per sostenere la causa del mondo gay (vedi la pizzeria storica Sorbillo e il Caffè letterario Intra Moenia).

L’Onda Pride di quest’anno è stata dedicata alla scuola. Lo slogan infatti è “L’Amore vince. Libera è la cultura. Libero è l’insegnamento” È il presidente dell’Arcigay di Napoli, Antonello Sannino a spiegarne il motivo:

“Abbiamo deciso di dedicare i Pride 2015 alla scuola perché la scuola è il luogo in cui abbiamo costruito le nostre identità, la nostra cultura ed è il luogo nel quale abbiamo imparato ad essere cittadini e cittadine. Ma la scuola è anche il luogo della cittadinanza negata e, dove giovani adolescenti per il semplice fatto di essere lesbiche, gay, bisex, trans o di essere percepiti come tali, sono sottoposti ad attacchi violenti sia verbali che fisici. Il bullismo omofobo emerge come fenomeno sempre più evidente, anche in virtu’ del fatto che tantissimi ragazzi e tantissime ragazze scelgono di fare coming out”.

Questo arcobaleno gay, che ha illuminato le strade partenopee con musica, balli, maschere, slogan, flash mob, ha avuto uno scopo ben preciso: rivendicare i diritti del mondo omosessuale ma soprattutto quello di contrastare gli atti omofobi e violenti che si verificano all’interno delle scuole e cercare da lì, dal punto nevralgico della crescita di ogni essere umano, di insegnare il rispetto per l’amore universale.

http://ondapride.it/

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