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La vicenda di Vasto tra gogna mediatica e ammirazione

Con la tragedia di Vasto si sono spente tre vite. Roberta, travolta da un’auto, Italo, freddato da quattro colpi di pistola e Fabio che, sebbene respiri ancora, è già morto

 

La sua vita si è fermata qualche mese fa, quel tragico giorno di luglio, in cui la moglie Roberta gli è stata portata via all’improvviso. Una perdita dalla quale non si era mai ripreso: giorni interi passati al cimitero a piangere, a domandarsi perché, a meditare su come ottenere giustizia. Accanto a lui un’intera comunità, stretta vicino al vedovo e partecipe del suo dolore con fiaccolate e veglie di preghiera. Ma anche pronta a puntare il dito contro il colpevole, Italo D’Elisa, colui che ha strappato alla vita la povera Roberta.

 

La gogna mediatica non ha pietà per lui. Indignazione ed odio lo travolgono in un attimo. Salta fuori che è uno scapestrato, che non ha mai chiesto perdono per il suo gesto, che quando gli capita di incontrare Di Lello è solito fare le sgommate con la moto per provocarlo. A difenderlo i parenti ed i pochi amici rimastigli accanto, che lo descrivono come un bravo ragazzo, altruista, distrutto dal rimorso, che non ha mai voluto incontrare i familiari di Roberta solo per vergogna. Il giorno del funerale appare anche una fidanzata, della quale nessuno sapeva nulla, che ne piange la scomparsa. Fabio invece è un eroe, un giustiziere, uno che ha vendicato la moglie, come il gladiatore del film di Ridley Scott, modello al quale si era ispirato. Sono tutti d’accordo che ha fatto bene, che al suo posto avrebbero fatto lo stesso.

 

Perché purtroppo sono tante, tantissime, le vicende giudiziarie che con la loro lentezza, la burocrazia e l’abilità di certi avvocati, rimangono irrisolte o lasciano i colpevoli impuniti. Ma è questo il caso? “La vita di mia moglie non vale neanche un giorno di galera?” Ripeteva spesso ai suoi genitori Fabio Di Lello, sostenendo che si trattasse di omicidio stradale. Ieri, durante l’Arena di Massimo Giletti, è intervenuto Giampiero Di Florio, il procuratore capo della Repubblica di Vasto, che ha affermato che per Italo D’Elisa non c’erano i presupposti per la carcerazione preventiva, visto che superava di poco il limite di velocità e che si era fermato per prestare soccorso.

 

Fabio Di Lello era letteralmente ossessionato dalla perdita della moglie ed accecato dalla vendetta. Aveva smesso di lavorare, era ingrassato molto e soprattutto aveva pianificato l’omicidio di Italo D’Elisa. Poco prima di sparare al ventiduenne, infatti, aveva lasciato un’ingente somma di denaro ai suoi genitori, una sorta di addio. Eppure è lui l’eroe. Non è una persona con un forte disagio psicologico, non è uno squilibrato, non è assolutamente un assassino. Si è fatto giustizia da solo, è bravo. Si è sostituito alla legge, allo Stato Italiano. Ancora più bravo!

 

Invece di far venire i brividi, una storia come quella di Fabio Di Lello sta suscitando ammirazione. Questo è senza dubbio il dramma più grande, più profondo, che sia scaturito da questa triste vicenda.

 

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