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“Ogni cosa che trovi in Italia post lauream è solo uno stage non pagato! Che nazione inutile!”

La frase che compone il titolo di questo articolo risale a qualche giorno fa; è stata pubblicata sulla pagina facebook di una mia cara amica del liceo. E non sarebbe l’unica citazione degna di nota che testimoni il disagio che i giovani laureati italiani provano all’indomani del raggiungimento del traguardo. Dopo il conseguimento della maturità la scelta universitaria, da un po’ di anni a questa parte, sembra essere diventata d’obbligo. Pochissimi (e fortunatissimi oserei aggiungere) coloro i quali preferiscono non intraprendere una strada del genere anteponendo di gran lunga la scelta di ottenere un impiego. C’è chi dice che la situazione sia peggiorata con la riforma universitaria che ha portato al cosiddetto “nuovo ordinamento”. Si è creata questa scissione della laurea in laurea breve o triennale e laurea specialistica o biennale, poi diventata magistrale. Si dava apparentemente l’opportunità, a chi desiderasse non investire più di tre anni nel mondo universitario, di avere il proprio pezzo di carta per infine tuffarsi nelle innumerevoli proposte lavorative. Eluse tutte e due le speranze: con una laurea triennale (che non sia in informatica o poco altro), non si riesce ad avere una sicurezza lavorativa. Ci vuole qualcosa che completi il percorso di studi intrapreso; ecco allora che si decide di spendere altri due anni per “specializzarsi” o “magistralizzarsi” (passatemi questo termine inventato sul momento). Facendo la somma, lasciando perdere l’utilità-inutilità delle lauree biennali, della pessima-ottima coordinazione tra la triennale e la specialistica e altre questioni simili, arriviamo ad un totale di cinque anni, al termine dei quali ogni “doppio laureato” crede fermamente che i suoi sacrifici verranno ripagati da un buon posto di lavoro. Dico doppio laureato (anche se questa categoria non è estendibile a tutti gli studenti universitari: molte facoltà hanno preservato o raggiunto successivamente il ciclo unico degli studi) perché lo studente che abbia affrontato il primo e il secondo step ha dovuto scrivere due tesi, pagare due volte le tasse e fingere orgogliosamente di aver raggiunto chissà quale traguardo. Ottenuta anche questa laurea specialistica-magistrale le prospettive lavorative per gli studenti vengono ancora rimandate. Non si è ancora pronti per entrare a far parte del mondo dell’impiego. Ed è per questo che, nel limbo che collega la fine degli studi con l’inizio della fase lavorativa, sono stati posti (anche se per me sarebbe meglio dire imposti), master costosissimi, stage e tirocini non pagati che sommati agli anni che si erano spesi per prendere la doppia laurea equivalgono a dire: “caro laureato, tu non lavorerai mai e se lavorerai non sarai retribuito o nella migliore delle ipotesi sarai sottopagato!”. La situazione non è più rosea per chi decide di intraprendere la carriera universitaria. Molti dottorati di ricerca sono disponibili “senza borsa”, ovvero: niente soldi. La verità è questa: non è che proprio manchi il lavoro; qualcosa c’è, ma dura poco ed è GRATIS! Bisogna fare esperienza: è questo quello che richiede ogni azienda o chiunque debba assumere qualche dipendente; magari l’esperienza fosse innata! Si dovrà pur cominciare da qualche parte, no?

La mia amica si chiama Simona Romeo e ha conseguito la laurea triennale in “Scienze linguistiche per la comunicazione e l’informazione” presso l’università Cattolica di Milano. Ha vissuto l’esperienza dell’Erasmus in Lituania, ha fatto un master annuale in “Relazioni internazionali” a Londra ed ha infine conseguito qualche esperienza lavorativa in Francia. Per lei tornare in Italia sembra essere impossibile. Il suo ghiotto curriculum, emblema di tanti sacrifici monetari e familiari, non sembra fare gola in questa Italia satura a livello di “impiego retribuito”. Come farà Simona e tutti gli altri ragazzi (me inclusa) a crearsi un futuro? Alternative? Andare via dall’Italia o scordarsi di essere laureati, dottori, intellettuali e trovare il primo impiego disponibile?


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