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Ignazio Marino si è dimesso ieri da sindaco di Roma. Una decisione forse non troppo inaspettata, ma che lascerà la capitale nel caos più totale all’alba di due momenti importanti: il processo di “Mafia Capitale” e il Giubileo Straordinario

“A proposito di politica, ci sarebbe qualcosa da mangiare?” (Totò dal film ‘Fifa e Arena’)

*(L’immagine come sempre è di Makkox utilizzata nella puntata della trasmissione televisiva “Gazebo” in onda su rai3 dell’ 8.10.15)

Ignazio Marino

Giovedì 8 ottobre, a due mesi precisi dall’inizio del Giubileo Straordinario, a quasi un mese dall’inizio del processo per i fatti di “Mafia Capitale”, Ignazio Marino si è dimesso da sindaco di Roma. E adesso?

Adesso sì che iniziano i veri problemi per la città di Roma che, con una pessima situazione dei servizi pubblici, con l’Anno Santo anticipato dal Papa, dovrà essere in grado di gestire il flusso di milioni di pellegrini in visita a San Pietro a cui si aggiungeranno i già noti problemi pregressi.

Problemi pregressi di non poco conto, a partire dalla situazione di “Mafia Capitale”, con le associazioni mafiose che, durante l’amministrazione Marino, erano come brace sotto la cenere. Le dimissioni hanno portato i noti clan a festeggiamenti inoltrati e adesso, finalmente, potranno dare nuova vita ai loro loschi traffici approfittando del caos che governerà la capitale almeno fino a maggio dell’anno prossimo. Perché il rinnovo del consiglio comunale, cioè le elezioni, dovrebbero coincidere con il primo turno elettorale utile previsto dalla legge: quindi maggio 2016 (quando si voterà anche a Milano, Trieste, Bologna, Cagliari, Napoli e Torino) permettendo così alle famigghije di individuare gli uomini giusti da piazzare in Campidoglio.

Chi è che sarà nominato, fino ad allora, a gestire questa meravigliosa e per nulla complicata situazione?

Franco Gabrielli, contestato prefetto di Roma, dovrà aspettare necessariamente fine mese prima di poter nominare un Commissario Prefettizio, dal momento che Marino può revocare le sue dimissioni entro 20 giorni (articolo 141 del Tuel) esercitando insieme alla giunta solo compiti di ordinaria amministrazione. Il Commissario che verrà nominato avrà gli stessi poteri di consiglio comunale, giunta e sindaco messi insieme e se consideriamo quanto detto finora, aggiungendo le inevitabili manifestazioni che avranno luogo in città, i comizi politici con tutto il teatrino della campagna elettorale, i problemi di sicurezza dettate dal Giubileo e altre grandi manifestazioni sportive, l’idea far nominare Gesù Cristo come Commissario sembra la migliore.

Sinceramente non vorrei essere nei panni dello psicologo di Gabrielli. Ma come siamo arrivati a questo punto? Bisogna dire che Marino è stato tonto. Parecchio. Attaccato per motivi pretestuosi (accusato di non avere pagato delle multe prese per essere entrato nella ZTL senza autorizzazione) o per fatti di cui l’amministrazione non aveva alcuna responsabilità (tra i mille esempi: la tragica morte di un bambino nella stazione della metropolitana di Roma “Furio Camillo”) il Sindaco non si è saputo ritagliare con forza lo spazio necessario per difendersi, utilizzando spesso motivi validi ma facilmente ridicolizzabili dai suoi avversari politici.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso riguarda una serie di accuse di scarsa trasparenza riguardo alcune spese di modesta entità da lui sostenute con la carta di credito del Comune. Movimento 5 Stelle, Noi con Salvini e Fratelli D’Italia parlano di cifre da capogiro ma, se andiamo ad analizzare le reali somme, la testa non gira affatto: una media di 773 euro mensili di rappresentanza con la carta di credito del Comune e altri 1.061 euro mensili per le missioni. Un totale di 1.789 euro, che moltiplicati per 12 mesi fanno circa 21.500 euro. Parliamo comunque di cifre che, allo stato attuale, sono ancora tutte da decifrare e confermare. Ammesso che Marino abbia pagato una cena (o comunque altre cose) con i soldi dei contribuenti, premesso che non sarebbe il primo e che questi comportamenti sono vergognosi e da punire, lo stesso Sindaco avrebbe avuto intenzione di restituire la somma spesa. Il quale atteggiamento sarebbe, a giudizio di chi scrive, più che sufficiente per non presentare le dimissioni.

Ma è risaputo, le Giovanne D’Arco populiste e qualunquiste urlano più delle voci nelle loro teste, serve giustizia in nome di un Dio morale che non perdona e, quindi, che si fotta Marino e la sua redenzione.

D’altronde il Sindaco non si è particolarmente impegnato, durante il suo mandato, a farsi amare da un pubblico esigente come quello romano, dando precedenza a questioni non urgenti rispetto ad altre (la chiusura di Via dei Fori Imperiali è l’esempio emblematico). Eppure, nel corso di questi due anni, ad una (solita) scarsa manutenzione delle strade e una debole incisività sulla gestione della ribelle ATAC (il pessimo e scadente servizio dei trasporti pubblici romani) si contrappongono una serie di risultati innegabili quali la riqualificazione delle spiagge di Ostia, la cui gestione degli stabilimenti e degli accessi era ormai quasi totalmente abusiva o in mano alla mafia, o il lungo lavoro di risanamento del bilancio in profondo rosso lasciato dal nero Alemanno e la sua banda. Un Sindaco troppo timido e troppo umano per una città troppo grande. 

Al netto delle oche, chi inizia a scaldarsi per fare di corsa le scale del Campidoglio? Lo slogan della campagna elettorale di Marino da candidato era: “Non è politica. È Roma”. È vero l’esatto contrario. Non si governa un posto come Roma senza saper fare politica e se i cittadini romani ascolteranno i soliti stonati canti delle sirene (“candidato giovane dalla faccia pulita, umile, onesto e senza esperienza”) non avranno capito proprio nulla da questa esperienza.

Il Movimento 5 Stelle propone il tandem dell’orrore Di Battista – LombardiGiorgia Meloni spera finalmente di coronare il suo sogno, trovando finalmente una nuova lotta politica in cui proporsi oltre alla solita stucchevole pantomima sui marò. Alfio Marchini è già in campagna elettorale. Il PD, primo nemico politico di Marino, avrà il compito difficilissimo di individuare un nome convincente per sperare di fare risultato ma, siccome è il PD, ha già trovato un nome antipatico e una personalità inesistente come quella di Marianna Madia, ministro della Pubblica Amministrazione. L’alternativa più convincente è rappresentata da Roberto Giachetti, che conosce sì bene Roma ed ha il pregio di uno che non si fa intimidire dagli attacchi per il suo passato radicale.

Dalla società civile arrivano i veri nomi di spicco come il magistrato Raffaele Cantone e Giovanni Malagò, presidente del CONI. Ma su questi ultimi nomi si parla più di gossip che di serie candidature.

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