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Elezioni in Bielorussia: Lukashenko non molla il ‘trono’, ma qualcosa sta cambiando

Dopo 26 anni consecutivi, Aleksandr Lukashenko stravince contro la candidata d’opposizione, Svetlana Tikhanovskaya, e si conferma ancora una volta presidente della Repubblica

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Artwork by Valeria Gentile

Il 9 agosto in Biolorussia non è una data come le altre. Ricorre il compleanno del presidente della Repubblica, Aleksandr Lukashenko, o meglio “bat’ja”, padre, come  viene affettuosamente chiamato dai suoi connazionali. E proprio in quel giorno sono state programmate le elezioni presidenziali, quasi a volergli fare un regalo di compleanno simbolico, riconfermandolo per l’ennesima volta come capo di Stato uscente.

 

Ma stavolta qualcosa è andato storto. E per capirlo bisogna fare più di un passo indietro.
Lukashenko è salito al potere nel 1994, ereditando un Paese schiacciato dai debiti, allo sbaraglio dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Puntando a una politica di stampo prevalentemente agricolo, in pochi anni la Bielorussia si è ristabilita ed ha conosciuto anche un minimo di benessere economico. Questo fino ai primi anni 2000. Da allora si sono verificati numerosi eventi che hanno minato l’autorevolezza delle scelte del presidente; una nazione governata ancora in stile sovietico, chiusa nei confronti del mondo e dell’Europa, che non ha saputo superare la crisi economica del 2008 anzi ne è rimasta schiacciata.

 

Ospedali fatiscenti, orfanotrofi stracolmi, alcolismo a livelli preoccupanti, scuole che devono essere riparate dai genitori degli alunni e un controllo militare capillare, che si estende in qualsiasi sfera della quotidianità. Questa è, in poche, dolorose, parole, la realtà in Bielorussia. Tuttavia, Lukashenko è stato legittimamente votato presidente della Bielorussia per ben sei volte: nel 1994, 2001, 2006, 2010, 2015 ed infine 2020. Questo è stato possibile grazie a una legge che ha emanato lui stesso nel 2004, per eliminare i limiti di mandati presidenziali. Potrà quindi, di fatto, essere votato all’infinito. A partire dal 2006 sono stati segnalati episodi di intimidazione nei confronti dell’opposizione, sfociati spesso in violenza, carcerazione ed addirittura nella fuga all’estero dei suoi oppositori. Ma, come dicevamo, stavolta qualcosa è sfuggito ai suoi piani.

 

Qualche mese fa, un noto blogger che utilizzava Instagram per denunciare la corruzione e il malfunzionamento della macchina governativa bielorussa, ha lanciato una proposta ai suoi follower: candidarsi come presidente per abolire le leggi ad personam di Lukashenko e permettere quindi delle elezioni democratiche. Costui si chiama Sergei Tikhanovsky e la sua popolarità è salita alle stelle in pochissimo tempo, tanto che la polizia si è affrettata ad incarcerarlo per impedirgli di correre alla presidenza. Così è stata sua moglie Svetlana Tikhanovskaya a concorrere al suo posto. Migliaia di persone sono accorse ai suoi comizi, nonostante fossero organizzati concerti gratuiti in contemporanea, per limitare l’affluenza delle persone. Solo nella città di Minsk, pochi giorni prima del voto, si è radunata una folla di 50.000 persone per ascoltare un suo discorso.

 

Eppure durante lo spoglio è emersa un’altra verità, che suona più come una bugia: Lukashenko ha stravinto con quasi l’80% dei voti: un risultato che ha dell’incredibile. La gente però non gli ha creduto e in molti sono scesi in piazza, chi pacificamente, chi meno, per manifestare il loro dissenso. In poche ore si contano già tre morti, le linee telefoniche non funzionano, la maggior parte dei siti internet risulta bloccata così come i canali televisivi dei notiziari. La leader dell’opposizione è stata subito molto chiara «Io mi considero la vincitrice di queste elezioni, la maggioranza era con noi». Ha poi aggiunto che le autorità stanno ricorrendo alla forza per sedare gli animi.

 

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