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Lettera ai Professori

Michele Placido, Paolo Villaggio e Silvio Orlando hanno vestito i panni di tre professori indimenticabili; a loro è rivolto lo sfogo di un docente precario

PROFESSORI

Professor Terzi (Michele Placido) Maestro Sperelli (Paolo Villaggio) Professor Vivaldi (Silvio Orlando)

Gentilissimi professori Terzi, Sperelli e Vivaldi,

sono un insegnante, abilitato e inserito nelle graduatorie provinciali di istituto da oramai dieci anni. Sono tra l’altro un pubblicista con diverse passioni, soprattutto nel campo dell’arte, della cultura e dell’editoria. Vi scrivo per dare libero sfogo alla frustrazione derivante da un momento storico e sociale che investe noi docenti precari, noi che − sfruttati in tutti questi anni, figli di un dio minore e vittime sacrificali di governi, ministeri e politici incapaci di gestire con positività e intelligenza la grave piaga del precariato nell’ambito dell’istruzione – ogni giorno cerchiamo di portare avanti (chi bene e chi male) la scuola italiana.

L’attuale governo, dopo aver realizzato una buona scuola discutibile, ha pensato bene di organizzare un concorso che testi le nostre capacità, anche e soprattutto pretendendo la conoscenza della lingua straniera. Vi lascio immaginare come, ad oggi, alcuni insegnanti abilitati e con alle spalle anni di servizio siano vogliosi e determinati per dei test da preparare, poi, nell’arco di circa due mesi! Aggiungiamo che la riforma della scuola ha immesso in ruolo gente che non è mai entrata in classe ma era inserita solo nelle GAE (graduatorie ad esaurimento), e questa caratteristica permetteva loro di poter raggiungere il posto a tempo indeterminato senza aver concretizzato alcuna selezione ed esperienza. Insomma, “due pesi e due misure” può considerarsi il motto dell’attuale Ministero che non solo non vuole riaprire le GAE, dando possibilità a chi ha dedicato la propria esistenza alla scuola, ma vuole certamente eliminare dei “tappabuchi” che per anni hanno fatto comodo.

Mentre si parla sempre più di lavoro, di furbetti e di stabilità, un’ennesima e radicale sconfitta – segno di una mancanza di strategie volte a migliorare un sistema, quello della scuola appunto, che è stato spesso e volentieri martoriato perché non si conoscono, o si ignorano, determinati e determinanti fattori – colpisce il mondo dei docenti.

Per molti di noi la scuola è vita! È un’entità che va ben oltre il libro, il banco, la lavagna e ci rende orgogliosi di partecipare alla crescita e alla formazione delle nuove generazioni. Voi lo sapete benissimo proprio perché al cinema vi siete mostrati per ciò che eravate, senza scardinare alcun sistema ma solo affrontandolo, già circa vent’anni fa, con misura e sobrietà.

Cosa è cambiato da allora? Forse tutto o forse niente! Eppure come dice un proverbio cinese:
«Quando su un muro c’è una crepa, è meglio abbatterlo il più presto possibile.»

Con stima,

un prof. precario.

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