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La Guerra Civile Tiepida

Il mese di dicembre è iniziato all’insegna delle manifestazioni di protesta contro la riforma Gelmini, una situazione che nel suo insieme non si discosta molto da quello già visto tra il 1968 e ’77. Gli studenti restano gli attori principali di questa protesta, ma, al loro fianco non troviamo più gli operai, bensì ricercatori e professori dell’università.

La capitale è stata la più attiva delle città italiane, con l’università La Sapienza su tutte e con i ragazzi di Roma Tre che hanno inviato un vero e proprio appello al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ma non è solo il governo a farne le spese: sempre a Roma ci sono stati veri e propri blitz  davanti alle sedi di  Fli e Pd da parte di un gruppo di studenti universitari che hanno esposto striscioni e attaccato adesivi con lo slogan: «Di voi non ci fidiamo» sulle targhe del partito.

Il viaggio nell’Urbe termina con i tre cortei in motorino, organizzati dal Blocco Studentesco, partiti dall’Eur, da Ponte Milvio e da Montesacro, con tappe al Ministero dell’Economia, alla Provincia, al Senato ed infine il Ministero dell’Istruzione. Al Nord il malumore non è così differente da quello presentato nella città laziale: a Milano, durante i cortei, qualche ragazzo ha imbrattato i muri di alcuni palazzi, qualche altro ha lanciato fumogeni e affisso volantini sulle vetrine delle banche. Nella notte tra il 6 e il 7 dicembre la protesta degli studenti non ha risparmiato neanche la città del Ministro dell’Istruzione: alcuni giovani hanno appeso uno striscione alla cancellata dell’edificio in cui vive Maria Stella Gelmini e scaricato un grosso secchio di letame davanti al cancello. Spostando l’interesse su altre città del Belpaese, a Napoli si registrano notevoli problemi per due manifestazioni, una delle quali ha bloccato l’accesso dal Vomero alla tangenziale, ad Ancona  gli studenti dell’Udu hanno occupato brevemente l’assessorato alla cultura, a Bologna circa 200 persone hanno fatto irruzione nella sede della provincia, con conseguente lancio di uova.

Tutti questi eventi (e non sono davvero tutti) sono da considerarsi solo il preludio di quello che accadrà il 14 dicembre, quando verrà votata la sfiducia. Proteste che sono lo specchio di un’Italia stanca, un Paese che non ha più voglia di farsi prendere in giro da chi vuole il male degli Istituti Pubblici e il bene di quelli privati, da chi  parla di questa Riforma come la vittoria della meritocrazia. Semmai, della “redditocrazia”: come si può parlare di meritocrazia, se chi ha il portafogli pieno parte più avanti ?


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