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Quando la Francia vince il mondiale, ma Je suis italienne

Cronache dei festeggiamenti per la vittoria della Francia ai Mondiali di calcio e il “brivido del disagio” di un’italiana a Parigi…

Parigi, 15 luglio 2018 la Francia ha giocato la finale di coppa del mondo contro la Croazia. Il giorno dopo la festa nazionale che celebra la presa della Bastiglia, i Bleus hanno colto l’occasione di scrivere, vent’anni dopo dall’unica loro vittoria, una pagina importante della storia del calcio francese e segnare per sempre il mio essere italiana a Parigi quando la Francia vince il mondiale.

 

Io armata di una buona dose di masochismo mi sono rinchiusa in un pub nei pressi di Bastille per vivere sulla mia pelle il brivido del disagio. Appena varcato l’ingresso mi sono subito resa conto sarebbe stato un pomeriggio difficile. A fine primo tempo ero già fuori: troppo il caldo, le urla, e poi era davvero giusto farsi riversare fiumi di birra addosso dai cari cugini francesi. Mi sono detta no, con il mio tricolore in borsa (perché le origini non si rinnegano mai, specie all’estero), sono uscita per seguire la partita malamente per strada.

 

Poi, del resto, i tifosi francesi non hanno il pregio di rendersi simpatici: la stampa, sfidando ogni pronostico, titolava già la vittoria, gli stessi tifosi davano per scontata la riuscita già dopo la partita contro l’Uruguay senza mai temere come rivali né il Belgio, né in seguito la Croazia. Tuttavia, se da un lato capisco la fierezza nazionale e il non essere scaramantici, aspetti che storicamente contraddistinguono il popolo francese; dall’altro non comprendo perché intonare, poco dopo l’inizio della finale, una canzone che fa riferimento a un mondiale perso. Ecco, questo resterà per me un insondabile mistero. Parlo del brano “Seven Nation Army” dei The White Stripes, il famoso “po-po-po-po” adottato dagli italiani come inno non ufficiale del mondiale 2006. Li ringrazio solo per aver smorzato sul nascere il tentativo di cantare “Bella Ciao” nella sua poco splendida traduzione francese, trasformata in una sorta di hit da serata disco.

 

C’è da dire, inoltre, che per l’intero mondiale non hanno brillato nei loro cori per fantasia: “On est en final”, “Allez les Bleus”, “Nous sommes français et nous gagnerons”, “On est les Champions ! On est les Champions ! On est, on est, on est les Champions !”. Intanto tifavo, chiusa nel mio misto di disagio e disappunto, e tradita da qualche entusiasmo, per la Croazia. Eppure, mi domandavo il perché non riuscissi a nutrire affezione verso una nazione che tutto sommato mi piace.

La risposta è tutta nel rapporto di amore e odio tra Italia e Francia e nella loro storica rivalità calcistica. Non riuscivo a tifare per i Blues perché nella mia memoria di bambina loro mi avevano ferito: nel ricordo sfuocato dell’eliminazione del 1998, e in quello più nitido del golden gol di Trezeguet durante la finale di euro 2000. Dopo era stato il tripudio della vittoria del 2006. E osservandoli ora giocarsi da vicino il titolo mondiale contro la Croazia li immaginavo, a tratti, zittiti proprio durante quella finale. Certo, è stato solo un palliativo mal riuscito.

 

Da lì a poco sarebbe esplosa la festa. Tricolori ovunque, immancabile la bandiera dell’Algeria, clacson, trombette, urla, e le strofe della Marsigliese che riecheggiano ormai nella mia testolina come il peggiore dei tormentoni estivi. Una nuova presa della Bastiglia calcistica si era appena compiuta. I francesi mi vengono incontro, mi abbracciano ed è tutto un “Fèlicitations”.

 

Vivere quanto sia triste l’essere esclusi dalla festa non è piacevole, anche se, a un certo punto, ho trovato dei motivi per essere un tantino contenta anch’io. Parigi, la Francia e i francesi vivono un momento di grosso entusiasmo. Questo popolo finalmente sorride. Una folla immensa si è riversata, senza paura, per le strade marciando verso gli Champs Elysée. Mbappé che a soli 19 anni vince un mondiale mi suscita, in fin dei conti, una certa simpatia. Una giovane Francia mostra orgogliosa al mondo il volto della sua multiculturalità. Credo questo sia l’aspetto più bello di questa vittoria.

 

Volente o nolente, io c’ero!

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