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Il mercato degli ovuli: uno scandalo.

Ovuli in vendita. Quanto costano?

Per la donna che vuole acquistarli i prezzi oscillano tra i 3.300 e gli 8.000 dollari, ovvero fra i 2.500 e i 6.000 euro. (I prezzi sono tradotti in euro perché la vendita di ovuli in Italia non è legale). In America la compravendita degli ovuli è un vero e proprio mercato fiorente, dove si può scegliere un bambino come si sceglie un bambolotto, biondo e con gli occhi chiari, oppure alto e con la carnagione scura. Gli americani sono bravi nel rendere tutto quanto un business, la loro società non è fondata come la nostra sul lavoro, ma sui soldi. In Europa le cose funzionano diversamente. È vero, anche da noi la società è capitalistica, e i soldi sono la colonna portante della nostra vita, ma ci possiamo ancora vantare di aver tracciato una ben precisa linea di demarcazione tra ciò su cui si può speculare e i valori che invece non possono assolutamente diventare un business.

La mia domanda è: perché? Perché quando leggiamo i prezzi degli ovuli rimaniamo di sasso e abbiamo delle reazioni di sdegno e di tristezza nei confronti del mondo in cui stiamo vivendo? È proprio vero che la nostra reazione è razionalmente giustificata? Vediamo di giocare a fare l’avvocato del diavolo.

Il fatto che restiamo di sasso di fronte a notizie del genere forse è dovuto alle motivazioni per cui le donne intendono vendere gli ovuli. È stato notato che negli ultimi mesi di recessione economica le domande di donne che vogliono diventare venditrici sono aumentate del 30%. Ognuno decide per sé. Ormai nella nostra modernità non esiste più una giustizia assoluta, viviamo in un mondo immerso nel relativismo di qualunque tipo, morale, etico, deontologico. Ci illudiamo di credere che ci sia ancora qualcosa che è giusto oggettivamente, ma in realtà le cose stanno ben diversamente.

La giustizia è diventata relativa. E così anche la moralità. Perché ci sconvolge tanto tutto questo?

C’è di male che il nostro paradigma morale – come amano chiamarlo i filosofi – sta cambiando, “l’uomo non è visto più come fine in sé, ma come mezzo. Quando diciamo che siamo persone, stiamo affermando che nessuno di noi ha un prezzo. Il prezzo si attribuisce alle cose. Ma compulsare il catalogo on line alla ricerca dell’ovulo migliore significa proprio questo: ridurre l’uomo a una cosa.” Gli uomini diventano cose se introdotti in questo vortice mercificante. E l’aspetto inquietante sta proprio nel fatto che l’uomo non è una cosa, non è un oggetto.

Tornando agli ovuli, l’aspetto più sconvolgente per i benpensanti, e per quelli che non sanno nulla di evoluzionismo, è che vendere un proprio ovulo, cito testualmente le loro parole: “ci getta in una crisi profonda, avvicinando paurosamente ognuno di noi a una merce di scambio. Evapora così del tutto il valore dell’uomo in sé, e rimangono soltanto le sue qualità: biondo o bruno, occhi azzurri o castani, alto o robusto.”

È aberrante leggere che conosciamo bene la differenza tra un uomo e un vitello, perché è proprio il fatto che ci riteniamo diversi e superiori a un vitello che giustifica nel nostro mondo azioni orrende come quelle nei confronti delle foche monache. È il nostro porci in una prospettiva smaccatamente antropocentrica e l’avere una concezione immodesta dell’essere umano che ci permette di sentirci convalidati nel commettere i nostri stessi atti atroci.

Noi umani riserviamo un trattamento agli animali che non riserveremmo mai ai nostri simili perché ci siamo dimenticati del fatto che biologicamente siamo esattamente sul loro stesso piano e, ricordarcelo, sarebbe un ottimo motivo per smettere di maltrattarli. Qualcuno potrebbe dire: esiste una catena alimentare, è naturale che l’uomo mangi gli animali. L’uomo non deve essere toccato. Il punto cruciale è però che l’uomo non può essere toccato non perché diverso dall’animale, non perché sarebbe crudele, visto che ci siamo macchiati e continuiamo a macchiarci di atti crudeli nei confronti degli animali, ma perché è la specie dominante. L’uomo è il fine in sé, non può essere un mezzo, non perché è immorale, ma perché è la specie che comanda. Questo sarà pure relativismo morale, ma dire che è immorale che l’uomo diventi merce è ipocrisia morale. O smettiamo di trattare gli animali in questo modo, oppure evitiamo di stupirci e sconvolgerci quando sentiamo di ovuli venduti. E semmai ci sconvolgiamo, almeno non nascondiamoci dietro la scusante della moralità.


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