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Clinton o Trump? L’unica certezza è che non ci sono certezze

Martedì si scoprirà chi avrà la meglio tra Hillary Clinton e Donald Trump in Usa. Tra incertezze e tanto folklore, anche se i sondaggi danno la Clinton in leggero vantaggio, pare che Trump stia raccogliendo nuovi consensi

Clinton

Ci siamo: tra pochissimi giorni – esattamente martedì prossimo – il popolo americano eleggerà il suo quarantacinquesimo presidente. Se una notizia del genere può essere considerata poco interessante per qualcuno, lo invito a sedersi davanti ad una parete bianca, senza quadri appesi, e a contemplarla per il resto della sua vita. Già, perché da quando gli Stati Uniti hanno fatto sentire la loro vociona al resto del mondo, più o meno quindi da quando si sono autodichiarati tali, ciò che accade da loro ha ripercussioni su tutto il resto del pianeta; quindi, anche chi diventerà presidente martedì avrà delle conseguenze sulla nostra modesta vita nella penisola italiana.

Non si può dire che anche stavolta non ci sia qualche possibile svolta storica: se nel 2008 era stato il turno del primo presidente afroamericano e nel 2012 la sua riconferma, stavolta potrebbe trattarsi della prima donna ad entrare nella Casa Bianca (e non in qualità di first lady).
Dall’altra parte c’è Trump, tycoon milionario, imperatore immobiliare, proprietario di emittenti televisive, con una passione per le donne molto più giovani e per Putin, un taglio di capelli imbarazzante ed una notevole incapacità a trattenere la lingua durante le uscite pubbliche (ci ricorda qualcuno?).

Nonostante moltissime celebrità si siano schierate dalla parte della cara e vecchia Hillary in maniera più o meno decorosa, gli ultimi sondaggi vedono un pericoloso recupero di Trump sulla Clinton.
A ritenere rischiosa una possibile presidenza di Trump sono soprattutto gli economisti americani, tra i quali otto premi Nobel, che in una lettera aperta hanno invitato il popolo americano a preferire la Clinton, in quanto il suo rivale «Disinforma l’elettorato, svilisce la fiducia nelle istituzioni pubbliche con teorie cospirazionistiche e mistifica volontariamente la realtà e se eletto, rappresenterebbe un rischio unico per il funzionamento delle istituzioni democratiche ed economiche, per la prosperità del Paese».

Eppure qualcosa sta cambiando e pare che anche la Clinton lo abbia capito, visto che sta frettolosamente allargando la sua campagna elettorale anche in quegli stati “dati per scontati”, come Colorado, Michigan, New Mexico, Virginia e Wisconsin. Sarà l’effetto dello scandalo delle e-mail che l’ha colpita proprio quando sembrava inaffondabile? Sarà stato il discorso di Melania Trump, che stavolta non ha scopiazzato nulla ma che anzi ha tirato fuori tutta la sua sensibilità parlando della condizione femminile in America?

Finora, l’unica certezza è che non ci sono certezze. Le elezioni americane funzionano così: fino all’ultimo momento ci può essere un capovolgimento, uno Stato da sempre repubblicano può convertirsi all’improvviso e diventare democratico e viceversa. Dopotutto, rispetto ai nostri politici e alle nostre elezioni, quello che avviene negli Stati Uniti è il circo politico più affascinante del mondo: con gli slogan di una semplicità elementare, gridati e stampati sulle magliette dei partecipanti ai convegni politici, con i candidati piazzati sugli scranni decorati con le coccarde, come durante una festa, i dibattiti in televisione, nei quali vince chi è più videogenico, tutto il folklore insomma, che non ha nulla a che fare con la politica.

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