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DOVENDO SCEGLIERE TRA AMORE E CARRIERA INTERNAZIONALE…

Storie-a-distanzaL’altra sera ero su Skype con un amico. Ha appena rotto con la ragazza e voleva parlare un po’.  L’ho seguito in silenzio per un buon quarto d’ora. La storia nata qualche mese prima della partenza per l’Erasmus. Poi la Spagna. La voglia di rimanere all’estero, magari in un paese anglofono per migliorare la lingua. Viene da sé che conciliare progetti di questo tipo con una relazione che vuole essere duratura e importante può risultare alquanto complicato.

amoreLavoro-2Poi ha detto: «Adesso voglio pensare al mio futuro, potenziare il curriculum e l’inglese. È un discorso egoista, lo so». Solo a questo punto ho interrotto il mio silenzio. Si sentono centinaia di storie del genere. Uno dei due che parte – spesso per l’Erasmus -magari anche per studiare e divertirsi ma promettendo fedeltà. Dopo pochi giorni, si scopre che l’estero non è solo l’occasione per bere sidro o sangria a tutte le ore ma è soprattutto il modo migliore per cominciare a pensare al futuro, e alla carriera. E poi vivere fuori non è poi così difficile. Ti mancano gli amici, la famiglia, cominci per la prima volta a capire cosa vuol dire essere straniero e cosa sia la solitudine. Tutto vero, ma le continue prove contro te stesso e la sensazione di essere artefice del proprio destino colmano ogni paura.

In tutto questo, cosa c’entra la parola egoista? Meno di zero. Come diceva qualcuno, amare sé stessi è l’inizio di una lunga storia d’amore. Come diceva qualcun altro, chi non lavora non fa all’amore. Uscire per la prima volta non come semplice turista dai patri confini vuol dire bere una cerveza con coetanei che parlano fluentemente cinque, sei lingue. Che magari non stanno facendo collezione di lauree e master ma che hanno già un curriculum strutturato e performante grazie a stage e prime esperienze lavorative che vanno oltre quella da cameriere nei weekend nella pizzeria a quattro vie da casa nostra. Ragazzi che spediranno domande di lavoro in decine di paesi, in centinaia di città in giro per il globo. Geni? Manco per niente. Superata la prima puntura di invidia, si scopre che si tratta di persone normali. Senza una intelligenza o un talento fuori dal comune. Insomma, come noi.

Mettersi alla prova. Confrontarsi con gli altri, perfino competere per migliorarsi. Capire che è prima dei trent’anni, e magari prima della fine della laurea o subito dopo la fine dell’università, che si comincia a costruire la futura vita lavorativa. Se in tutto questo c’è posto anche per l’amore, perfetto. Ma se si sceglie di puntare su un profilo internazionale, le storie a distanza sanno essere logoranti e ingombranti. Un ostacolo spesse volte. Chiuderle non è egoismo. E possono tornare utili le parole di un discreto scrittore nato da qualche parte nel Massachusetts: «Volevo andare lontano. Sapevo che a un certo punto di quel viaggio ci sarebbero state ragazze, visioni, tutto. Sapevo che a un certo punto di quel viaggio avrei ricevuto la perla».

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