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(Direzioni sbagliate)*

*(L’immagine è di Makkox)

Oggi, lunedì 13 febbraio, un giorno prima della festa degli innamorati, è prevista la direzione nazionale del Partito Democratico. E già questo paradosso farebbe ridere di per sé. L’evento inizierà alle 14:30 e si potrà seguire in streaming (proprio come accade per il movimento 5 stelle) sul sito dell’Unità, e sul sito e sulla pagina Facebook del Partito Democratico. La direzione nazionale è composta da 120 membri ed è il luogo in cui si decidono linea, scelte e indirizzo politico.

Già negli anni passati è stato scritto sulla nostra webzine quanto piaccia alla sinistra (e in particolare al PD) mettersi il bastone tra le ruote del loro carrozzone. Anche quest’anno l’evento sembra ripetersi, viste le recenti minacce, nemmeno troppo velate, di scissione che hanno interessato il fronte D’Alema/Bersani contro l’attuale segretario Matteo Renzi.

Qual è la situazione ai nastri di partenza?

Iniziamo dalla prima spaccatura: il voto anticipato. Renzi è favorevole ma molti parlamentari, compreso l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, no.

Cè’ poi una seconda spaccatura: il congresso, sì o no? Il congresso è l’equivalente di un’elezione solo per gli iscritti al PD, ossia una serie successiva di votazioni di circolo, comunali, regionali e nazionali che possono culminare nelle primarie, in cui iscritti ed elettori del partito scelgono i componenti dell’Assemblea Nazionale (una sorta di “parlamento” del partito). Quando viene chiamato il congresso, in genere, è per scegliere il Segretario del partito, che, attualmente, è Matteo Renzi. Il suo incarico dovrebbe terminare questo autunno ma, vista la voglia del Segretario di andare al voto prima del congresso da un lato, vista la questione scissione dall’altra, è possibile che durante la direzione Matteo Renzi venga sfiduciato, permettendo quindi non le “elezioni anticipate” ma un “congresso anticipato”.

C’è anche una terza spaccatura: primarie o congresso? Sì perché, sebbene il congresso sia lo strumento storicamente utilizzato per decidere la leadership di un partito, tale meccanismo è lento: per garantire ad ogni circolo, poi provincia, ed infine regione di esprimere le rappresentanza da inviare al congresso nazionale potrebbero volerci anche quattro mesi. Sulla questione è intervenuto il Presidente del PD Matteo Orfini (che è paragonabile, a poteri, al Principe Carlo d’Inghilterra) paventando l’ipotesi primarie. Orfini non ha specificato che tipo di primarie, ma si tratterà probabilmente di un voto per scegliere soltanto il candidato presidente del Consiglio del partito: una specie di versione ridotta del congresso.

Ma Renzi è un uomo decisamente imprevedibile e potrebbe presentarsi oggi con le dimissioni in mano indicendo un congresso in tempi rapidi. Se così fosse non dovremmo stupirci; è possibile infatti che Renzi voglia giocarsi il suo consenso tra gli elettori del suo partito per schiacciare i suoi avversari, attualmente il povero Speranza, uomo che passerà alla storia per essere stato il primo bullizzato da Di Battista in Parlamento; Rossi, un uomo con una spina dorsale da fare invidia a una medusa ed infine Emiliano, l’ultima incarnazione di D’Alema (chiamate un’esorcista più che un rottamatore stavolta!).

Salvo resurrezioni di Berlinguer o Ingrao, se davvero questi saranno i protagonisti alla corsa della segreteria democratica, allora possiamo facilmente scommettere sulla vittoria di Renzi e sul seguente “Paolo stai sereno!”. Difficile infatti, a quel punto, arrestare la volontà di Renzi di andare al voto anticipato, forte di un partito “a sua immagine e somiglianza”.

Ma a quel punto D’Alema/Bersani avranno il coraggio di compiere la scissione dal PD? Un’azione del genere non aiuterebbe nessuno e consegnerebbe più facilmente il Paese ai 5 Stelle. La forza politica di D’Alema non supererebbe, a giudizio di chi scrive, lo sbarramento mantenuto dalla Consulta all’ Italicum, e un’alleanza con Renzi sarebbe incoerente e, francamente, imbarazzante. Ma, anche in questo scenario, sperando in una eventuale legge elettorale omogenea per entrambe le camere, Renzi da solo non riuscirebbe a governare andando inevitabilmente incontro a una nuova Grosse Koalition con Berlusconi & Co. (basta pietà!).

Comunque vada, l’esito della direzione di oggi sarà impronosticabile. Potrebbe cambiare tutto come non cambiare niente. E vista la schizofrenia popolare che ha sconvolto il mondo (dalla Brexit a Trump), dove tutti invocano normalità salvo votare per l’opposto, non è detto che alla fine tra Grillo e Renzi non trionfi Salvini.

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