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Quando Mary J. se ne va

E così grand’uomo, la tu Mary J. se ne è andata. L’hai vista avvicinarsi alla macchina, sperando fino all’ultimo attimo che ci ripensasse e che tornasse indietro abbracciandoti. Come se nulla fosse accaduto. Invece, le hai guardato per l’ennesima volta il b-side, il più bello della città, l’hai vista aprire la portiera, sollevare un po’ la gonna, ah… quelle lunghe lunghe gambe, salire e via. Una curva e addio alla sua chioma bionda.

Capita jongen. Non sei il primo che perde la sua Mary J. E son quasi certo che non sarai l’ultimo. È un piccolo lutto. Vero, lo sai. Importante: non dar retta a tutte quelle chiacchiere della penultima ora. Tutte quelle cose tipo “non mi perderai mai”, “io ci sarò sempre”, “sono sicura che potresti essere un buon amico”. No, lei se ne è andata perché non stava più bene con te. Punto. Magari tra dieci anni diventerete amici. Ma sì, perché no. Ma piccolo uomo della grande pianura, mica vorrai vivere pensando a quando prenderete ancora un caffè insieme!?!

Ecco. Non c’è niente da fare: per andare avanti si lascia qualcosa dietro. Ergo: eliminare ogni contatto. Via Facebook. Perché diciamoci la verità, quando vedrai le sue foto abbracciata, e succederà, succederà, a un altro non ti farò affatto bene. Ti salirà “il Pacciani” come si dice ogni tanto dalle mie parti. Via anche il numero di telefono. Perché? Perché non ti deve venire la tentazione di scriverle. Mai, soprattutto quando sei ubriaco e, classico dei classici, ti calerà dal Dio Bacco l’ispirazione per un messaggio poetical-lacrimoso.

Due. Sfogati con gli amici. Ma per non più di qualche giorno. Un po’ perché ti bombarderanno con frasi fatte tipo “chiusa una porta si apre un portone”, “chiodo scaccia chiodo”, “non era quella per te” e compagnia saltante. Un po’ perché parlare sempre di Mary J. non ti fa bene. Andare avanti, “Correre, bisogna correre” come dicono ogni tanto gli ultras quando la loro squadra batte la fiacca. E, last but not least, la gente ha di meglio da fare che ascoltare sempre il piagnucoloso soldatin innamorato.

Tre. Ora hai più tempo libero e contemporaneamente ti verrà un po’ di sano horror vacui. Due cose che stanno bene insieme. Iscriviti in palestra, in piscina, a un corso di lingua olandese, fuggi all’estero. Insomma, se prima era “non posso trasferirmi in Alaska perché Mary J. soffre il freddo” adesso è “quand’è il primo volo per Juneau?”. Buono così, no hombre? Non si è fatti per stare a soffrire. Andarsene se è ora di finire e affidarsi alla vita senza più timore.

Quattro. Ricordi quell’amica? Quella che ogni volta che ne parlavi Mary J. si avvelenava come un black mamba? Bravo, lei. Sentila, escici. E più in generale, cerca di frequentare nuove persone. Allarga il giro delle conoscenze. Persone che non hanno conosciuto Mary J. magari. Che non te la ricordano a ogni piè sospinto. Anche perché se ridi  il mondo riderà con te. Se piangi, piangerai da solo. Quindi evita anche tutte le canzoni, i libri, i posti, etc. etc. che ti fanno pensare alla bionda.

Cinque. Tutte le frasi fatte che ti diranno sono a loro modo vere. Tutte, tranne “quando si chiude una porta si apre un portone” che è una stupidaggine grande come la cattedrale di Sint-Rombouts a Mechelen. C’è una massima però che è più vera delle altre: “chiodo scaccia chiodo”. Azzanna la vita. Dagli una scossa, falla esplodere. E che sia un botto bello da guardare.

“Gli basta averla avuta, non pretendeva

di tenerla con sé per tutta la vita”

Gabriele Romagnoli,

Undici calciatori in Giovani blues

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