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Dal cancro all’infanzia: accettare o no il Challenge Accepted?

Partita dall’India con l’intento di sensibilizzare gli utenti di Facebook sulla lotta contro il cancro, la “sfida” di pubblicare una foto dell’infanzia ha assunto in Europa altre connotazioni

“Ciao, ora tocca a te! Dato che hai cliccato “mi piace” sulla mia foto ora tocca a te postare una tua foto della giovinezza con il titolo “Sfida accettata”. A tutti quelli che mettono “mi piace” manda questo messaggio. Non interrompere il gioco!”

Questo è stato il messaggio che ho ricevuto dopo aver messo “mi piace” alla foto di una mia compagna di scuola delle elementari. Un gioco per condividere un’immagine del nostro passato, magari anche divertente o imbarazzante. Al di là della catena, l’ho trovata una cosa divertente, così ho condiviso anche io una foto di quando avevo otto anni. E da lì sono cominciati messaggi indignati, quelli tipo “da una come te non me lo aspettavo” oppure “non hai idea di cosa hai fatto”. Cosa ho fatto di tanto grave?

Bisogna risalire alle origini di questa catena, nata qualche mese fa in India e poi esportata in Europa. Si tratta di una campagna per sensibilizzare le persone sulla lotta contro il cancro condividendo sui social un’immagine del proprio passato. Ogni amico che mette like dovrà fare lo stesso e così via.

Le vecchie foto, specialmente quelle dell’infanzia, sono un acchiappa-like infallibile, così questo fenomeno ha perso la matrice originale della lotta contro il cancro ed è diventato un gioco senza altri fini che quelli di farsi due risate o lasciarsi prendere dalla nostalgia. Infatti nel messaggio che mi è stato mandato non leggo alcun riferimento alla causa e secondo il mio modesto parere è meglio così.

Non vedo per quale assurdo motivo una vecchia foto debba ricordarmi la lotta contro il cancro. Non capisco per quale motivo per portare l’attenzione verso un problema così grande e grave ci sia bisogno di fare un giochetto virale. Per di più, trovo che il cancro sia già presente, dolorosamente, nelle vite di quasi tutti noi. Donare fondi alla ricerca, fare volontariato presso le associazioni per il diritto alla cura (e ce ne sono tantissime) sono sicuramente azioni molto più efficaci.

Quindi se vogliamo proprio vederla nella sua complessità, il Challenge accepted è una catena molto carina, se paradossalmente la priviamo del suo significato originale.

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