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Amore al profumo di Nutella, uova e pancetta

Colazione dolce o colazione salata? Questo è il dilemma…Ma alla giusta distanza sono possibili entrambe!

Montreal, mattina presto. I miei occhi si aprono con la dolce sensazione di un bacio sulla fronte. Fuori dalla finestra la neve cade fitta, ma io e A. siamo riparati dal tepore del piumino. Rigirarsi nel letto in dormiveglia con la persona che ami. È uno di quei momenti magici in cui sei sveglio ma ancora non hai realizzato tutte le incombenze della giornata che ti attendono.

“‘Morning “- sussurra A. baciandomi sulle labbra.

nutella

Illustrazione di Elisa Moi

Lo guardo e stento a credere che sia reale. Dopo mesi, ancora non riesco a convincermi che una persona come lui abbia scelto me. Si alza e va a preparare la colazione. Non c’è niente di più bello, in una convivenza, di un uomo che ti prepara regolarmente la colazione, ogni giorno. Mi sollevo faticosamente dal letto, consapevole della temperatura polare che mi aspetta. Apro le tende. Fuori, un mondo tutto bianco. Rifaccio il letto con addosso il pigiama regalatomi da A. per San Valentino che conserva ancora un po’ di calore e mi dirigo verso la cucina. L’appartamento di A. è adorabile. Piccolo, intimo, il legno vissuto del parquet trasmette una senso di accoglienza che riflette perfettamente la nostra intensa storia d’amore. Mentre cammino per il corridoio penso: sì, eccolo. Quando l’amore vero arriva lo riconosci e al confronto con le storie passate ti sembra di non averlo mai provato davvero, ti sembra… e i miei passi improvvisamente rallentano, il mio stomaco inizia ad attorcigliarsi. Entro in cucina. A. mi abbraccia, e mentre mi bacia i miei occhi cadono sui fornelli. Uova. E pancetta. Fritte. Alle sette del mattino. Inorridisco.

“Va tutto bene?” – Chiede A. perplesso.

“Mangi uova e pancetta?”

“Si… perché? C’è qualche problema?”

“Non sono neanche le otto… è la tua colazione??”

“Sì, sono nord-americano…” – mi risponde in tutta la sua ingenuità.

Vado in bagno. Chiudo la porta e appoggio le mani sul bordo del lavandino. Respiro lentamente per cercare di riprendermi da quello scempio. Tutto quel grasso, quella puzza pungente. Oddio. Sto per sentirmi male. Un conato di vomito. No, un momento, è un falso allarme. Va tutto bene, mi ripeto. Sapevo che ci sarebbero stati dei compromessi da fare. Queste sono quelle che si chiamano differenze culturali. È tutto normale. Paesi diversi, abitudini diverse. Sì, però come cavolo fai a ingurgitare quello schifo alle sette del mattino? E poi a pranzo che ti mangi, direttamente un maiale intero? No. Devo essere aperta di mente. Si chiama integrazione.

Esco dal bagno e torno in cucina. La tavola è apparecchiata con cura. Il sole illumina le tazze, la tovaglia colorata, il centrotavola con i fiori e il cesto di frutta. Improvvisamente il mio sguardo intravede un oggetto dalla figura familiare. È la Nutella. È lì, che mi guarda rassicurante dalla mia tovaglietta, tutta e solo per me.

“Mi hai comprato la Nutella!” – dico voltandomi verso A.

“Sì, mi hai detto che non mangi cose salate a colazione”.

Lo abbraccio con trasporto. Con la coda dell’occhio vedo ancora la pancetta che mi minaccia dalla padella, la puzza è ancora li ma stavolta è mista a smielati sentimenti di gratitudine.

Così prendo il mio cornetto e mentre A. si siede al tavolo, io mi sistemo sulla poltrona dalla parte opposta del salotto dove l’odore delle uova non arriva troppo forte.

Ed è in quel momento, mentre addento il mio croissant strabordante di Nutella, con A. che mi guarda e mi sorride, che vengo catturata da un’intuizione: l’amore tra cornetto e pancetta è possibile, ma con la giusta distanza.

http://it.wikipedia.org/wiki/Nutella

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