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Coronavirus, il lato positivo della quarantena: tornano gli animali in città

Lo stop degli uomini fa rifiatare la natura. Una magra consolazione rispetto alla tragedia in atto, ma è una delle poche note positive del coronavirus

Le anatre nella fontana della Barcaccia”, che suona come il nome di un dipinto del Settecento, è stato  invece il titolo di alcuni quotidiani del 2020. È di qualche giorno fa, infatti, la notizia che alcuni esemplari di questi volatili sono stati avvistati mentre facevano il bagno proprio davanti alla scalinata di Piazza di Spagna, noncuranti del fatto che l’acqua nella quale stavano sguazzando è quella della fontana del Bernini. Una scena a dir poco surreale, considerato che fino a poche settimane fa la zona brulicava di centinaia di persone. Altrettanto inconsueto è stato avvistare delle lepri correre nel centro di Milano o alcuni rapaci considerati estinti planare placidamente sopra i cieli di Pescara.

Ma l’elenco di animali fantastici (e di dove sono stati trovati) non finisce qui: tantissimi delfini si sono avvicinati alle imbarcazioni ormeggiate nel porto di Cagliari o si sono fatti fotografare nelle acque di Trieste e di Ancona. Persino i pesci di Venezia, che da anni nessuno aveva più avvistato a causa della torbidità della laguna, sono tornati visibili a centinaia.

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(foto Ansa)

In poche parole, è bastato che l’uomo “staccasse la spina” per qualche giorno, per consentire alla Natura di riprendersi i suoi spazi.

Slogan ambientalisti a parte, è indubbio che questi giorni di tregua dall’inquinamento stiano portando qualche beneficio alla Madre Terra; si tratta sicuramente di una magra consolazione rispetto alla tragedia che stiamo vivendo, è logico, ma è una delle poche note positive che ci vien voglia di evidenziare durante questa pandemia. Del resto, non possiamo dimenticare che fino a qualche mese fa non si faceva altro che parlare di una certa Greta Thunberg e del fatto che il nostro pianeta sia prossimo al collasso, avvelenato da anni di abusi da parte dell’uomo.

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(foto Facebook/Marevivo Onlus)

Ma cosa c’entra un virus letale con lo smog e la plastica nei mari?

A quanto pare una correlazione c’è, purtroppo.

Un’equipe di scienziati della SIMA – Società Italiana di Medicina Ambientale in collaborazione con le università di Bologna e Bari, sta studiando concretamente il legame tra inquinamento e diffusione del virus nella popolazione: a quanto sembra, i dati evidenziano un numero notevole di infettati dal coronavirus durante i giorni di superamento dei limiti di inquinamento da polveri sottili, perché il particolato atmosferico può diventare facilmente veicolo di diffusione del virus, come evidenziato già in altri casi. Sono dati che dovrebbero far riflettere, soprattutto chi si ostina ancora ad ignorare gli avvertimenti che la Terra ci dà.

 

 

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