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(Contre Nous de la Tyrannie)*

attentato parigi*L’immagine è dell’artista Jean Jullien.

Come cantava Daniele Silvestri “Ti è mai venuto in mente che a forza di gridare, la rabbia della gente non fa che aumentare? La forza certamente deriva dall’unione ma il rischio è che la forza soverchi la ragione”.

Nella sera di venerdì, sette attentati a Parigi hanno causato la morte di almeno 128 persone (esclusi gli attentatori) e provocando, allo stato attuale, 99 feriti gravi e 155 feriti meno gravi, secondo le stime della magistratura francese. È considerato l’attentato più grave avvenuto in Francia dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

La maggiori perdite sono avvenute all’interno del Bataclan, uno storico locale di Parigi in cui si stava tenendo un concerto degli Eagles of Death Metal (rock band californiana), dove alcuni uomini armati hanno preso in ostaggio circa un centinaio di persone e uccidendone circa 80 (stime non ancora ufficiali). La polizia ha detto che tre attentatori nel teatro si sono fatti esplodere prima che gli agenti riuscissero a fermarli, mentre un quarto è stato ucciso. Colpiti anche alcuni ristoranti e bar del X e XI arrondissement (la zona che va dalla Bastille a Parc de Bercy, per intenderci) da uomini con armi automatiche. Allo Stade de France, il principale stadio della città dove ieri sera si stava giocando una partita amichevole di calcio tra le nazionali di Francia e Germania, ci sono stati due attacchi suicidi. Allo stadio era presente anche il presidente francese François Hollande.

Il giorno dopo Parigi è deserta. Le scuole e i negozi sono chiusi e la popolazione è stata invitata a rimanere in casa. Hollande ha emesso lo “stato d’emergenza” e ha detto che gli attacchi di questa notte sono «un atto di guerra» compiuto da «un esercito di terroristi, l’ISIS».

In realtà non è ancora chiaro chi sia il reale autore dell’attentato (solo SITE lo attribuisce allo Stato Islamico), un testimone del Bataclan sostiene di aver sentito frasi inneggianti l’Islam da uno degli attentatori. Sicuramente tutti gli attacchi erano coordinati tra loro dato il sincronismo degli attentati, il tipo di armi utilizzate e le modalità.

Ciò che preoccupa dell’attentato sono i possibili sviluppi e gli scenari futuri.

Gli sviluppi non sono incoraggianti con una Francia colpita a meno di un anno dai drammatici fatti di Charlie Hebdo, sono stati messi a nudo tutti i limiti della sicurezza dell’Unione Europea e adesso la reazione più naturale è chiudere le frontiere e cercare a tutti i costi un nemico (non un colpevole, attenzione!).

Questo porterà inevitabilmente a deviare l’opinione pubblica verso frange estreme xenofobe e razziste, inducendo i vari governi europei a varare ulteriori norme che più che puntare sull’effettivo rafforzamento qualitativo della sicurezza, punterà sull’aspetto quantitativo: pene più severe, impiego di più uomini senza potenziare in alcun modo i mezzi e i modi di controllo.

In Francia si è concessa agli agenti la perquisizione senza mandato per motivi d’emergenza limitando lo stato di diritto e comprimendo ai limiti del legale numerosi diritti garantiti dall’Unione Europea e dalla CEDU (Convenzione Europea dei Diritti fondamentali dell’Uomo). E potrebbe essere un pessimo precedente e una pessima ispirazione per qualche altro stato europeo (come l’Ungheria, ma anche l’Italia è a rischio!).

Si rischia la limitazione della libera circolazione delle persone (uno dei pilastri comunitari) ed un ritorno all’antico, quando ancora l’Europa non era unita.

Queste misure rappresentano paradossalmente un’importante vittoria per i terroristi: la disgregazione del nemico (in fondo dividere un gruppo lo rende più facilmente attaccabile).

Gli scenari futuri preoccupano. In Francia l’anno prossimo si giocheranno gli Europei di Calcio (qualche federazione calcistica ha già manifestato le sue preoccupazioni sulla sicurezza).

Ma tra meno di un mese (l’8 dicembre) si inaugurerà l’Anno Santo e gli occhi di tutti il mondo saranno rivolti su Roma, una città recentemente commissariata, instabile e con diverse brecce nell’organizzazione dell’evento (ma c’è un’organizzazione?).

Anche in momenti drammatici come questi non mancano gli sciacallaggi mediatici e le pericolose incoerenze.

Non si può scrivere #jesuisparis e poi incitare i bombardamenti in Siria (perché poi?) o alimentare il fuoco della paura e dell’odio tra i popoli: si farebbe solo il gioco dei terroristi.

L’ignoranza è l’arma più letale in queste circostanze.

Davide Di Stefano, esponente di Casapound, ha cambiato l’immagine del suo account Facebook mettendo un immagine di Assad, dittatore della Siria, in quanto “simbolo della lotta al terrorismo”(!) aggiungendo che «[La Francia] stava per bombardare la Siria di Assad foraggiando di fatto l’ISIS e Al Qaeda»(!), dimenticando che Assad è quanto di più lontano dalla lotta al terrorismo e che la sua dittatura, tra le più feroci del mondo, ha provocato trecentomila morti e dodici milioni di sfollati (e limito i dati alla sola guerra civile).

Matteo Salvini, leader leghista, plaude alla scelta di Hollande di chiudere le frontiere e, già che c’è, fa un po’ di propaganda politica sui morti, cosa che riesce sempre bene in queste occasioni.

Angelino Alfano, che rimane pur sempre un uomo di destra, parla di un generico rafforzamento di misure di sicurezza.

Ma il vero dramma resta l’opinione pubblica: compatta nell’odio indiscriminato contro la cultura e la religione musulmana, non distinguendosi così dal modo di pensare dei fondamentalisti islamici.

Sui principali social si leggono frasi vergognose e abominevoli scritte da gente comune. Tutto questo non fa altro che rafforzare ed aiutare i terroristi nel loro obiettivo: arrivare ad uno scontro definitivo tra civiltà.

Per questo invito chiunque a leggere, informarsi da più fonti e comprendere la situazione prima di scrivere ulteriori sciocchezze.

Pour tous mes amis français: je suis proche de vous. Vous êtes un grand peuple, résistez!

(Qualche video da YouReporter).

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