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(Cinque Stelle Splendenti)*

*ieri (lunedì 20 giugno 2016) ho deciso di scrivere questo articolo senza accedere a Facebook per cercare di non farmi influenzare dagli hooligans grillini e pubblicare, in questo modo, un articolo lucido e quanto più possibile imparziale

cinque stelle

È successo il prevedibile (Raggi a Roma, De Magistris a Napoli) e l’imprevedibile (Appendino a Torino e Sala, di misura, a Milano) dopo l’ultima tornata elettorale che ha deciso i restanti posti da sindaco da assegnare.

Facendo una prima analisi, non ci vuole una laurea in matematica per capire che il MoVimento 5 Stelle ha assorbito completamente i voti del centro-destra.

Questo, a mio giudizio, per due motivi semplicissimi.

Il primo è che l’elettore di destra non voterà mai per il PD, esattamente come un elettore M5S (che non avrebbe troppi problemi a votare per la destra in caso di necessità).

Il secondo è che il MoVimento 5 Stelle, volente o nolente, ha rimpiazzato geograficamente il vuoto lasciato da Forza Italia (che a sua volta aveva rimpiazzato nel ’94 il vuoto lasciato dalla DC) seppur, fortunatamente, con metodi diversi e più limpidi.

Il MoVimento 5 Stelle purtroppo non può rimanere un partito di sinistracentrodestra e, essendo mosso da un sentimento universale e viscerale quale è la rabbia, tutto lascia pensare che sarà destinato a diventare non solo un partito tendenzialmente di destra ma anche un partito di governo.

Governare tuttavia significa proporsi e non solamente (e comodamente) opporsi: e sarà proprio questa la sfida più dura del MoVimento, dimostrare a tutta l’Italia scettica (eretica?) che alle belle parole possano seguire i fatti.

A Roma c’era già un sindaco PD (prima che il suo partito stesso decidesse di silurarlo) e sinceramente è faticoso dare torto agli elettori della capitale che, dopo la tragica gestione Alemanno e l’incompiuta gestione Marino, si sono trovati a scegliere tra una possibilità di cambiamento rappresentato dalla Raggi o dare fiducia a un partito instabile sul territorio e troppo legato alla faccia antipatica del suo segretario (padrone?) nazionale.

La Raggi può fare benissimo a Roma, ma sarà necessario sporcarsi le mani per raggiungere un bene supremo (si chiama “compromesso” ed è nel DNA della “politica”).

La giovane avvocatessa dovrà dimostrare di avere una propria volontà e di non essere una marionetta di Grillo (che ricorda molto Mussolini in treno mentre i suoi fascisti trionfalmente marciavano a piedi su Roma) oltre a dare seguito alle sue zuccherose (quanto attraenti) promesse elettorali senza ripararsi dietro a comodi scudi della vecchia politica (“è colpa della precedente gestione”, “è un complotto del PD”, etc.).

C’è da dire che non sarà un compito facile e la Raggi dovrà faticare non poco per rimettere in sesto un comune disastrato come quello di Roma, motivo per cui non si potrà dare un giudizio se non prima di almeno un anno. Se riuscirà nell’impresa, sarà davvero dura non riconoscere al MoVimento la credibilità di un partito governativo.

Giachetti non ci ha mai creduto e certamente non andrà in rovina visto che conserva il suo scranno al parlamento (con il relativo stipendio) con decisamente molta meno pressione di quella che avrebbe avuto se avesse vinto.

Ma se è difficile ricostruire sulle ceneri di Roma, ancor più difficile sarà costruire a Torino, dove il sindaco uscente (l’esile Fassino) ha fatto davvero bene.

La Appendino se ha vinto lo deve agli elettori di centrodestra che certamente non possono aspettarsi né ringraziamenti né improvvisi cambi di programma dalla neoeletta sindachessa.

Migliorare Torino è possibile, peggiorarla è ancora più facile visto che è una delle poche città che funziona.

L’arma di Chiara Appendino è quello di essere una “grillina anomala” considerata piuttosto indipendente dagli organi direttivi del MoVimento 5 Stelle (non ha firmato il “contratto” che vincola Virginia Raggi e gli altri consiglieri comunali eletti a Roma allo staff del M5S) e di essere molto pacata nei modi e concreta nei fatti (rinunciando a comodi slogan): se fossi in Grillo, in futuro, valorizzerei più i risultati ottenuti dalla Appendino che dalla Raggi.

A Napoli (come a Bologna) si premia la continuità di un sindaco che ha fatto bene e ha saputo amministrare in maniera ottimale una piazza difficile ed esigente come il capoluogo campano.

A Milano, dove l’elettorato di centrodestra aveva un candidato (mentre probabilmente i grillini avranno scelto per un incoerente coerente astensionismo), l’ha spuntata comunque Sala (possibile successore di Renzi?): ma è una vittoria di Pirro.

Renzi (e quindi il PD) aveva puntato tutto sulla capitale economica del Paese, vincendo per un soffio, e perdendo comunque una città sicura come Torino oltre a Roma.

Renzi dovrebbe meditare su questa tornata elettorale, l’arroganza e la presunzione non appartengono a una cultura di centrosinistra, e ridurre tutto alla sua persona si è rivelato un errore disastroso che rischia di portare a gravi conseguenze la tenuta dell’esecutivo se il voto di ottobre non andrà come vuole lui.

Tanti anni di berlusconismo non hanno insegnato nulla. L’unica differenza è che adesso quelle caratteristiche appartengono a un leader di sinistra (?) che riesce a far dimenticare velocemente le (poche) cose buone fatte sinora a causa di motivi che non hanno niente a che vedere con la politica.

Non si possono fare figli e figliastri e guardare il bicchiere mezzo (in realtà un quarto) pieno significa offendere l’intelligenza del proprio elettorato, che è pienamente consapevole degli errori grossolani fatti dal partito.

Il PD ne esce decisamente ridimensionato, a differenza del MoVimento 5 Stelle che può giustamente gioire. Dobbiamo solo sperare che i grillini pensino più a governare che a dare la caccia alle streghe, perseguitando i poveri elettori di altri partiti.

Rifletta Renzi se è il caso di cambiare atteggiamento o ad ottobre ci saranno nuovi dolori.

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