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(miRaggi)

Giorni di passione quelli che stanno vivendo i cittadini di Roma ma ancor di più la neonata giunta Raggi e il Movimento 5 Stelle

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In una settimana la giunta pentastellata si è trovata priva dell’assessore al Bilancio, del capo dell’ATAC e quello dell’AMA a seguito delle dimissioni di Marcello Minenna (bilancio), Marco Rettighieri (ATAC) oltre ad Armando Brandolese e Alessandro Solidoro (AMA).

Due mesi prima era stata revocata la nomina di Carla Raineri come Capo di Gabinetto (anche se la stessa si sarebbe dimessa di sua volontà) e prima ancora al suo predecessore Davide Frongia visto il contrasto del suo ruolo con la Legge Severino.

Adesso è la volta dell’Assessore all’Ambiente, Paola Muraro, indagata e destinata ad essere la “goccia” che fa traboccare il vaso.

(il fatto)

Sulle dimissioni di Minenna. Risolta la presunta incompatibilità, in quanto l’assessore ricopriva anche il ruolo di dirigente dell’ufficio Analisi quantitative della Consob (con conseguente accumulo dei due stipendi!), i problemi relativi al salario si sono trascinati.

E siccome la competenza vuol essere pagata, Minenna non ha voluto rinunciare comunque ai suoi 120 mila euro lordi, cifre decisamente superiori ai salari degli “onesti” cittadini.

Sulle dimissioni di Rettighieri. Il direttore generale ATAC ha fortemente criticato la politica dei trasferimenti interni dei dirigenti voluta dalla Raggi, arrivando a dire che era in corso un tentativo di “commissariamento” della municipalizzata (e come tale ha un certo grado di indipendenza dalla giunta).

Solidoro era stato voluto fortemente da Minenna. Caduto l’assessore, per il neo-dirigente AMA sono “venute meno le condizioni per l’incarico affidatogli”.

Sul “Caso Muraro”, lunedì 5 settembre Virginia Raggi e l’assessore all’Ambiente sono state ascoltate dalla commissione parlamentare di inchiesta sulle Ecomafie riguardo l’indagine in cui è coinvolta Muraro per traffico illecito di rifiuti, abuso d’ufficio e truffa. È il caso di ripetere che essere “indagati” non significa essere “colpevoli” o “condannati”.

 

(Cronologia simpatica degli eventi riguardo al “Caso Muraro”)

Muraro e Raggi hanno detto che sapevano dell’indagine (o comunque dell’esistenza di un fascicolo in Procura che riguardava la Muraro) dallo scorso luglio.

L’iscrizione della Muraro nel registro degli indagati è datata 21 aprile (quando questa era consulente in AMA).

Muraro è stata nominata assessore, tra le polemiche, il 7 luglio.

Uscito fuori il casino, negli ultimi giorni la Raggi sostiene di aver avvertito il “direttorio” (organismo dai precedenti storici non felicissimi composto dalla cinquina dei bellissimi Di Maio, Di Battista, Sibilia, Fico e Ruocco) che, tuttavia, nega qualsiasi forma di conoscenza dei fatti.

Purtroppo esiste una mail in cui è dimostrato che il Vice-Presidente della Camera, Luigi Di Maio, fosse al corrente dell’indagine sull’assessore Muraro già agli inizi di Agosto.

 

(l’analisi)

Bisogna anzitutto premettere che la Raggi non ha alcuna colpa (se non quella di essere un’inesperta a capo di una città ingovernabile, ma questo gli elettori lo sapevano) o responsabilità giuridiche e che certamente ha tutto il diritto di governare, se si dimettesse, a giudizio di chi scrive, commetterebbe uno sbaglio e rappresenterebbe il fallimento dell’intero Movimento 5 Stelle.

Paola Muraro non è stata condannata ma indagata, quindi, solo qualora fosse colpevole sarebbe tenuta (ma non obbligata) a dimettersi prima che avvenga la decadenza. Ma non un minuto prima.

Il problema della Raggi, proprio come per Marino, è il suo partito fatto di principi ottusamente rigidi.

La Raggi ci ha messo del suo in campagna elettorale (ma quale candidato non farebbe lo stesso?) promettendo che avrebbe annunciato la giunta prima del voto (non lo ha fatto); ha fatto della “trasparenza” il tratto distintivo della sua amministrazione ma, ai primi problemi, anche questa promessa è venuta meno visto che sia dal blog di Grillo che dalla stessa Raggi non arrivano spiegazioni esaustive e plausibili (se non un patetico tentativo di distrarre i propri elettori sulla giunta Sala). Ci sarebbe, a riguardo, da chiedere dove siano i famosi “streaming” delle riunioni dei gruppi pentastellati di Camera, Senato e Direttorio.

In poco più di ottanta giorni il comune di Roma è in stallo, con le principali municipalizzate decapitate e il sistema dei trasporti pubblici e gestione dei rifiuti sempre più vicino al collasso.

È prematuro dare giudizi definitivi ma, allo stato dei fatti, se Roma si considera il banco di prova (e lo è), il Movimento 5 Stelle è ben lontano dall’essere una forza di governo.

Se aggiungiamo le discutibili scelte della Raggi la situazione non migliora: nominare Assessore al Bilancio De Dominicis su indicazione dello Studio Sammarco (ex datore di lavoro della Raggi, il primo caso di un giudice raccomandato da un avvocato!); desautorare la Raineri a favore di Romeo e Marra i quali “volevano mettere becco sulle partecipate e il supertecnico [Raineri] non intendeva accettarlo” (stando a quanto scrive Annalisa Cuzzocrea su La Repubblica); la stessa scelta di Marra stride con i principi del Movimento (la “verginità” politica, cioè il non essere iscritto o facente parte di alcun organismo più o meno istituzionale di altri partiti) visti i suoi amichevoli precedenti con la giunta Alemanno prima e con quella Polverini poi.

Alla faccia dell’onestà e della coerenza!

 

A livello nazionale la situazione non migliora.

La fuga di Di Maio di sottrarsi all’intervista del giornalista/conduttore Semprini (fuggendo anche alle domande live del pubblico, caratteristica del programma televisivo) è segnale forte di debolezza, di mancanza di trasparenza ma, soprattutto, di una sempre più solida volontà di sottrarsi al dibattito (marchio di fabbrica cinque stelle).

La bizzarra ipotesi di Grillo di togliere il simbolo alla Raggi come se questa fosse una perfetta sconosciuta eletta con chi sa quale partito non aiuta l’elettorato (ma forse era una battuta, con questi politici/comici non si capisce mai).

Mentre Alessandro Di Battista sembra sempre più Clarinetto, il personaggio de La Fattoria degli Animali di Orwell, propagandista col solo compito di lobotomizzare gli elettori con una visione “grillina” dei fatti.

Le scuse per cui ci sarebbe il solito “complotto” organizzato dai “poteri forti” ripetuto come un disco rotto stucca e persino gli alti dirigenti pentastellati non sembrano crederci.

 

Ma hanno ragione su una cosa: si è montato un caso mediatico enorme su qualcosa che non lo è.

Tuttavia chi è causa del suo mal pianga se stesso. Se la Muraro fosse stato l’assessore di un qualsiasi altro partito, i grillini non avrebbero urlato alle dimissioni dimostrando ancora una volta che quel partito è un partito di ladri?

Perché in altri casi si parla di lapidazioni pubbliche e con la Muraro si è più prudenti (“aspettiamo e valutiamo le carte” cit.)?

Non possono ammettere la colpa perché da sempre il Movimento 5 Stelle gode di una infallibilità originaria, di una superiorità morale per cui tutto ciò che è fatto/detto da loro è puro e onesto, quindi sono autorizzati a distruggere e infangare chiunque si metta contro di loro.

Se non sei grillino o sei “ignorante” (perché non ti informi con i loro organi di stampa, esattamente come Libero era l’informazione pura per i berlusconiani e L’Unità per i comunisti) o sei “colluso” e quindi in malafede.

Se non avessero acceso (e abbassato di livello) i toni della politica fino a tanto forse non si ritroverebbero in questa situazione, o quantomeno sarebbero in una posizione di miglior gestione e governabilità.

Ecco avete visto? Non siete diversi.

Non siete “il nuovo che avanza” ma, seguendo la vostra logica per cui tutto deve essere banalizzato e semplificato, siete UGUALI.

Non siete dei santi. Non siete onesti. Non siete superiori proprio a nessuno.

Siete come tutti gli altri.

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