Articolo

(Bertolaso: un’oca in meno per il Campidoglio)

Fine dell’avventura politica di Guido Bertolaso morta prima ancora di cominciare: è notizia di ieri infatti che l’ex capo della Protezione Civile non correrà più per il Campidoglio limitandosi ad avere un ruolo a lui più attinente: una delle oche.

Bertolaso

Silvio Berlusconi dopo una riunione dirigenziale del partito (che ha tanto ricordato il finale de Le Iene di Quentin Tarantino) ha detronizzato il candidato a sostegno di un altro candidato: Alfio Marchini.

Tra l’altro decisamente poco carino il comunicato di Forza Italia che qualifica apertamente Bertolaso come “scelta di ripiego”.

Sono diverse le considerazioni da fare.

Che Silvio Berlusconi non fosse infallibile alcuni italiani l’hanno capito negli ultimi due decenni, ma mai era successo che l’ex cavaliere arrivasse al punto di sostituire in corsa il candidato.

Questo perché era evidente a tutti (tranne che al padrone del partito) che Guido Bertolaso non potesse essere un cavallo vincente: coinvolto nello scandalo appalti “Grandi Opere” per il G8 originariamente previsto a La Maddalena, indagato dalla procura de L’Aquila per omicidio colposo a seguito del sisma che ha colpito il capoluogo abruzzese nel 2009 (questione “Grandi Rischi”), proprietario (a sua insaputa) di appartamenti e tante altre “cose belle”.

Ma Silvio ha un cuore grande e non abbandona mai gli amici in difficoltà così, malgrado la catastrofica gestione di una città distrutta come L’Aquila, perché non affidargli la gestione di una città non distrutta ma marcia come Roma?

Un vero smacco nei confronti di chi sogna essere il sindaco della Capitale da una vita come Giorgia Meloni che, nel panorama della frantumata destra politica, sarebbe stata sicuramente il candidato più credibile.

La leader di Fratelli d’Italia, dopo aver finito un’intera confezione di Maalox, ha provato a sostenere la candidatura di Bertolaso salvo poi abbandonare immediatamente la nave alla prima occasione utile e candidarsi ugualmente contro i suoi ex camerati compagni colleghi di partito.

La candidatura di Giorgia Meloni è stata la crepa prima della disgregazione del muro del centrodestra capitolino, con Salvini che ha colto nell’ennesima spaccatura la possibilità di dare un nuovo colpo alla leadership (già debolissima) di Silvio Berlusconi sostenendo la bionda di Garbatella.

Così, se prima già i sondaggi non erano positivi, dopo la scissione sono (per quanto possibile) peggiorati e più Bertolaso sprofondava più emergevano i malumori di Forza Italia contro il suo presidente.

Inevitabile quindi una nuova riunione strategica con il finale scontato: fuori Bertolaso, avanti con Marchini.

La scelta di Marchini è l’attestazione ufficiale di due eventi storici che tutti ormai pensano ma ancora non c’era stato occasione di certificare.

Il primo: Forza Italia non è più un partito protagonista nel centrodestra ma comprimario.

Andare con Marchini significa essere solo uno dei simboli all’interno del “cuoricione” (il simbolo della Lista Marchini, nda) e rinunciare così ad ogni pretesa di poltrone se non accettare quelle “concesse” dal candidato stesso.

Candidato non scelto da Forza Italia ma autoimposto, Marchini era addirittura sul punto di presentarsi alle primarie del PD nel 2013 (e questo la dice lunga!), prima di correre da solo come anche a queste elezioni.

Questo significa che Forza Italia decide di scendere a patti con profili politici che in tempi felici neanche avrebbe preso in considerazione, né tantomeno avrebbe considerato come “vincenti” o “di prima qualità”.

In altre parole: si accontenterebbe di salire sul carro dell’eventuale vincitore.

La seconda: Silvio Berlusconi (se lo è mai stato) non è più un politico credibile.

Da tempo Forza Italia è al di sotto del 20% nell’indice di gradimento nei sondaggi, i risultati sempre più deludenti (la vittoria di Toti in Liguria può considerarsi come “canto del cigno”) frutto di decisioni poi rivelatesi disastrose hanno accresciuto sempre più il dubbio (anche nei fedelissimi) della poca lucidità politica di Berlusconi, il primo a non essere più convinto delle sue azioni (basta guardare il Milan per fare un esempio).

Il risultato è sotto ai nostri occhi: un partito in perenne guerra civile, senza più un reale leader, preda degli invasori esterni (la Lega su tutte).

Silvio si dimena come un vecchio leone ma ormai i suoi artigli non graffiano e anche la criniera inizia a puzzare di naftalina.

Patetico l’estremo tentativo di giustificare il momentaneo accantonamento di Marchini dando la colpa a Salvini (ad ulteriore dimostrazione dei reali valori di leadership nel centrodestra, in tempi passati l’ex cavaliere avrebbe dato la colpa ai comunisti o ai magistrati).

In altre parole: Berlusconi sta rivivendo il crollo dell’impero romano nelle vesti di imperatore.

Il quadro dei candidati si ricompatta ma l’esito sembra essere tuttora imprevedibile.

Il comunicato di congedo a Bertolaso di Forza Italia termina con la seguente (minacciosa) frase “D’altronde Roma e l’Italia avranno ancora bisogno di lui”.

Ecco. Speriamo proprio di no.

E sicuramente adesso nessuno ha più bisogno di lui.

blog comments powered by Disqus