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Alessia è una sposa come tante

Alessia è una bella ragazza, molto appariscente, con uno spiccato accento del sud. Si prepara per il suo matrimonio perché, dopo undici anni insieme, lei e Michele stanno per sposarsi. Mentre si sistema i capelli e ritocca il trucco, sommersa dai flash dei fotografi, risponde anche a qualche domanda.

Fin qui non c’è nulla di straordinario, sembra la descrizione di una sposa come tante, che nonostante l’emozione del momento, si sottopone a servizi fotografici e filmini il giorno delle nozze. Se non fosse per un piccolo, insignificante particolare: quando è nata ad Aversa, 29 anni fa, Alessia era in un corpo sbagliato. Si chiamava Giovanni, era un maschio e come tale si è sentita inadeguata per tanti anni, finché un lungo e doloroso processo fatto di operazioni chirurgiche e cure ormonali l’ha resa finalmente la donna che è ora.

Ha conosciuto l’emarginazione, l’allontanamento da parte di alcuni familiari compreso il padre, ma anche l’affetto e la comprensione di chi non ha mai visto in lei qualcosa di diverso. E soprattutto l’amore. Michele era il migliore amico di Giovanni, gli è stato vicino in ogni momento della transizione, finché quel legame non si è trasformato in qualcosa di più profondo. E ieri, finalmente, sono diventati marito e moglie. Già, perché Alessia è una donna a tutti gli effetti ed il riconoscimento giuridico del suo status femminile lo ha ottenuto in soli undici mesi (che per le tempistiche dei tribunali italiani è un vero record).

Ma quello che ha fatto notizia è proprio questo, ed i quotidiani di tutta Italia hanno soprannominato l’evento “Matrimonio trans”. E così si immaginano già i costumi coloratissimi, i brillantini, le parrucche e la musica sparata a tutto volume come al gay pride. Purtroppo per i voyeur che si aspettavano questo folklore, le nozze di Alessia e Michele sono state molto più sobrie.

Il fatto è che non c’è bisogno di rimarcare ogni istante che Alessia sia una trans. Alessia è una ragazza, che finalmente ha potuto coronare il suo sogno d’amore. La loro non è stata un’unione civile, ma un vero e proprio matrimonio, tra uomo e donna. Perciò viene da chiedere che senso abbia rimarcare il fatto che Alessia non si sia ancora sottoposta all’intervento chirurgico finale, che motivo ci sia di intervistarla nel giorno delle sue nozze e ripeterle che è nata uomo?

Ieri mattina, qualche ora prima della cerimonia, sono apparse delle scritte omofobe sulle mura del Municipio di Aversa. Un gesto meschino, vigliacco e sicuramente condannabile. Ecco, le domande sul cambio di sesso fatte ad Alessia Cinquegrana il giorno del suo matrimonio sono altrettanto omofobe, meschine e vigliacche.

Cosa importa se fisicamente le è rimasto qualcosa di Giovanni? Che bisogno c’è di sottolineare questo aspetto, se non è stato rilevante nemmeno per un giudice? La straordinarietà di questa coppia è proprio nella loro normalità: sono un uomo ed una donna che si amano ed hanno deciso di unire le proprie vite in una sola. Basta questo. C’è chi ha riconosciuto in questo matrimonio un segno dell’evoluzione della nostra civiltà. Io ritengo che potremo considerarci veramente civili quando un evento del genere non farà più notizia.

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