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Una vita oltre il palcoscenico: addio, Dario Fo

Contemporaneamente alla notizia della scomparsa di Dario Fo, giunge quella della vittoria da parte di Bob Dylan del Premio Nobel per la Letteratura. Due artisti diversi, accomunati però dal forte attaccamento nei confronti della tradizione popolare

dario fo

Addio Dario Fo. Te ne sei andato di scena, stavolta per sempre, proprio nel giorno in cui si tiene la cerimonia di assegnazione del premio Nobel per la letteratura, il tuo premio, che diciannove anni fa vincesti tra lo stupore generale.

Il giullare, che con il suo stile unico, indescrivibile, aveva “dileggiato il potere restituendo dignità agli oppressi”, questa la motivazione del riconoscimento, è stato un interprete assoluto della tradizione del teatro popolare italiano. Nelle sue opere, spesso monologhi divertenti e provocatori in una lingua incomprensibile, il grammelot, si cela una profonda critica al mondo politico, religioso, che ne hanno causato per anni l’esilio mediatico e la censura. Dario Fo è stato un personaggio scomodo, qualcuno che ha davvero portato la sua arte oltre il palcoscenico, che ha saputo interpretare completamente lo spirito della sua epoca ed ha scosso le coscienze della gente. Ha suscitato ilarità, riso, ma anche indignazione, dubbi, consapevolezze. Ed ora non c’è più.

Come dicevamo, ha smesso di essere tra noi, proprio nel giorno in cui il suo premio veniva assegnato ad un altro vincitore insolito, Bob Dylan. Stavolta non è un giullare, che fa ridere, ma un menestrello, che racconta attraverso la musica delle storie popolari e che, come spiega la motivazione del Nobel, ha il merito di “aver creato una nuova poetica espressiva all’interno della grande tradizione canora americana”.

Cercare di rendere il mondo migliore, affrontare la guerra e combatterla semplicemente imbracciando una chitarra, farsi portavoce di un’intera generazione, di un movimento globale come fu quello degli anni sessanta, tutto questo può essere riassunto dicendo semplicemente “Bob Dylan”. Ed è proprio lui, fuggito di casa a dieci anni, chitarrista folk e poeta di strada, che attraverso le sue opere tradotte in tutto il mondo è stato in grado di cambiare le vite di tante persone, di arrivare – come Dario Fo – a portare un messaggio oltre la musica, oltre le sue canzoni.

Se analizziamo entrambe le motivazioni che hanno portato all’assegnazione del premio Nobel a questi due personaggi così diversi ma per certi versi così uguali, ci rendiamo conto che alla fine tutti e due hanno preso spunto dalla propria tradizione culturale per inventare un nuovo genere narrativo, attraverso il quale contribuire ad influenzare la propria epoca.

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